Uno studio su 3.873 adulti rileva un’associazione tra maggiore supporto sociale e minore declino dell’attenzione. Lo stress è associato a cambiamenti cognitivi diversi in base a sesso ed etnia.
Stress cronico e supporto sociale percepito potrebbero essere associati al modo in cui memoria e capacità cognitive cambiano con l’età. Lo suggerisce uno studio condotto da ricercatori della Wake Forest University School of Medicine e pubblicato su Alzheimer’s & Dementia, che ha seguito 3.873 adulti di almeno 50 anni coinvolti nell’Health and Aging Brain Study-Health Disparities (HABS-HD). L’età media dei partecipanti era di 64,8 anni.
Al momento dell’arruolamento nessuno presentava demenza: circa il 78% non aveva deficit cognitivi, mentre il 22% presentava un lieve deficit cognitivo. I ricercatori hanno analizzato i livelli di stress cronico e di supporto sociale riferiti all’inizio dello studio e li hanno messi in relazione con i cambiamenti nel tempo di attenzione, memoria, linguaggio e funzioni esecutive. Un maggiore supporto sociale iniziale è risultato associato a un minore declino dell’attenzione, mentre le associazioni tra stress e cambiamenti cognitivi variavano in base a sesso ed etnia.
Per valutare lo stress cronico, i partecipanti hanno compilato questionari relativi a diverse fonti di pressione presenti nella loro vita quotidiana. Tra queste figuravano difficoltà economiche, problemi sul lavoro, relazioni personali, condizioni di salute e responsabilità legate all’assistenza di altre persone. I partecipanti hanno inoltre riferito quanto supporto sociale percepissero da familiari, amici e comunità. Le valutazioni sono state effettuate all’inizio dello studio, mentre le capacità cognitive sono state monitorate attraverso test ripetuti nel corso del follow-up. I ricercatori hanno considerato quattro aree: attenzione, memoria, linguaggio e funzioni esecutive, cioè le capacità coinvolte in attività come pianificazione, organizzazione e soluzione dei problemi. Le visite di follow-up si sono svolte circa ogni due anni. Nel complesso, la popolazione studiata presentava livelli relativamente bassi di stress e un supporto sociale percepito generalmente elevato. L’analisi ha permesso inoltre di confrontare le associazioni tra stress, supporto sociale e cambiamenti cognitivi in differenti gruppi demografici, considerando separatamente sesso ed etnia.
Il maggiore supporto sociale riferito all’inizio dello studio è risultato associato a un minore declino dell’attenzione nel tempo, un’associazione osservata indipendentemente dal sesso o dall’etnia dei partecipanti. Per quanto riguarda lo stress cronico, invece, sono emerse differenze tra i gruppi. Le donne che avevano riferito livelli più elevati di stress hanno mostrato un maggiore declino dell’attenzione e del linguaggio rispetto agli uomini.
Tra i partecipanti ispanici, livelli più elevati di stress cronico sono stati associati a un maggiore declino della memoria rispetto ai partecipanti non ispanici. Gli autori sottolineano quindi che la relazione tra stress e cambiamenti cognitivi potrebbe non essere uniforme nella popolazione. Un altro risultato riguarda la relazione tra stress e supporto sociale: le due variabili sono risultate indipendenti. In altre parole, un maggiore supporto sociale non ha eliminato l’associazione osservata tra livelli di stress cronico e cambiamenti cognitivi. Il dato suggerisce che i due fattori potrebbero essere considerati separatamente nello studio dell’invecchiamento cognitivo.
Gli autori sottolineano che i risultati non dimostrano che lo stress cronico provochi il declino cognitivo né che il supporto sociale lo prevenga. Lo studio è infatti osservazionale e i livelli di stress e supporto sociale sono stati misurati attraverso questionari compilati dai partecipanti all’inizio della ricerca. Non è quindi possibile stabilire un rapporto di causa ed effetto tra queste condizioni e l’evoluzione delle capacità cognitive. Inoltre, la popolazione studiata presentava complessivamente livelli relativamente bassi di stress e un supporto sociale elevato, un elemento che deve essere considerato nell’interpretazione dei risultati.
Secondo Michelle M. Mielke, professoressa di epidemiologia e prevenzione alla Wake Forest University School of Medicine e autrice corrispondente dello studio, stress cronico e supporto sociale potrebbero essere fattori importanti da considerare quando si analizza l’invecchiamento cerebrale. La ricercatrice ha inoltre sottolineato che le connessioni sociali e lo stress sono aspetti della vita quotidiana potenzialmente modificabili. Saranno tuttavia necessari ulteriori studi per verificare se interventi finalizzati a ridurre lo stress cronico o a rafforzare le reti di supporto possano effettivamente contribuire a preservare la funzione cognitiva e per chiarire il loro eventuale ruolo nel rischio di Alzheimer e delle demenze correlate.
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