Salute 23 Settembre 2026 16:59

Attività fisica, meno sedentari in Europa ma restano forti le disuguaglianze

Il nuovo Eurobarometro registra un calo dell’inattività fisica rispetto al 2022, ma età, istruzione e difficoltà economiche continuano a incidere sulla possibilità di fare sport e movimento

di Redazione
Attività fisica, meno sedentari in Europa ma restano forti le disuguaglianze

Gli europei fanno più attività fisica rispetto a quattro anni fa, ma il miglioramento non riguarda tutti allo stesso modo. Il nuovo Eurobarometro dedicato a sport e movimento (Commissione europea, Eurobarometro su sport e attività fisica, 22 settembre 2026 ) registra una diminuzione della quota di persone che dichiarano di non praticare mai attività fisica, scesa dal 45% del 2022 al 39% nel 2026.
Il dato indica un cambiamento positivo, ma dietro la media europea restano differenze rilevanti. A muoversi meno sono soprattutto gli anziani, i pensionati, le persone con un livello di istruzione più basso e chi vive maggiori difficoltà economiche. L’attività fisica continua quindi a riflettere, almeno in parte, condizioni sociali che incidono sulla possibilità concreta di praticare sport o semplicemente di muoversi con regolarità.

Più movimento, ma non per tutti

Secondo l’indagine, il 38% degli intervistati svolge attività fisica più volte alla settimana e il 9% quasi ogni giorno. La salute resta la principale motivazione che spinge le persone a muoversi, insieme al desiderio di rilassarsi e migliorare il proprio benessere mentale.
Cambia anche il modo in cui si fa movimento. Parchi e spazi all’aperto continuano a essere molto utilizzati, mentre cresce il ricorso a palestre e centri fitness. Aumentano inoltre gli spostamenti attivi, come camminare o usare la bicicletta per i tragitti quotidiani, un’abitudine che può avere un ruolo importante nelle strategie di prevenzione, soprattutto nelle aree urbane.
Il punto centrale, però, riguarda le differenze di accesso. Fare attività fisica non dipende solo dalla motivazione individuale. Contano il costo delle strutture, la presenza di spazi pubblici sicuri, la vicinanza dei servizi, il tempo disponibile e le condizioni economiche. Per alcune persone, quindi, adottare uno stile di vita più attivo è molto più semplice che per altre.

Prevenzione, il nodo è anche l’accessibilità

È un aspetto particolarmente rilevante anche per l’Italia. I programmi di prevenzione possono infatti produrre risultati più solidi se, oltre a promuovere corretti stili di vita, tengono conto degli ostacoli che rendono più difficile seguirli. Accessibilità economica, prossimità, inclusività e qualità degli spazi possono diventare criteri importanti per valutare l’efficacia degli interventi.
La riduzione della sedentarietà resta dunque un segnale positivo, ma il quadro europeo mostra che la prevenzione non può limitarsi ai messaggi rivolti ai singoli cittadini. Per aumentare davvero i livelli di attività fisica occorre creare condizioni che permettano anche alle fasce più vulnerabili di muoversi di più e con maggiore continuità.