Sanità 23 Settembre 2026 10:01

LEA 2024, 18 Regioni su 21 promosse. GIMBE: «Ma cresce chi rinuncia alle cure»

Quasi 5,8 milioni di persone hanno rinunciato a visite o esami prescritti. Per GIMBE la “pagella” ministeriale non misura pienamente l’accesso reale alle prestazioni e lascia irrisolti i divari territoriali.

di CDRR
LEA 2024, 18 Regioni su 21 promosse. GIMBE: «Ma cresce chi rinuncia alle cure»

Diciotto Regioni e Province autonome su 21 superano nel 2024 la verifica ministeriale sui Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Un risultato che, sulla carta, descrive un deciso miglioramento rispetto al 2023, quando le realtà adempienti erano 13. Nello stesso anno, però, la quota di popolazione che ha rinunciato a prestazioni sanitarie è salita dal 7,6% al 9,9%, arrivando a coinvolgere quasi 5,8 milioni di persone.

È su questa apparente contraddizione che si concentra l’analisi indipendente della Fondazione GIMBE sui risultati del monitoraggio LEA 2024 attraverso gli indicatori CORE del Nuovo Sistema di Garanzia.

«Sono due fotografie solo apparentemente contraddittorie – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE –. Se nel 2024 quasi tutte le Regioni vengono “promosse” mentre aumentano la spesa privata e le rinunce alle prestazioni sanitarie, non possiamo concludere che la sanità sia improvvisamente migliorata. Significa piuttosto che la “pagella” ministeriale ha una capacità molto limitata nel misurare l’effettiva esigibilità dei LEA da parte dei cittadini».

Come funziona la “pagella” dei LEA

Dal 2020 la verifica dell’erogazione dei LEA avviene attraverso il Nuovo Sistema di Garanzia (NSG), composto complessivamente da 88 indicatori. La valutazione relativa al 2024 prende in considerazione un sottoinsieme di 27 indicatori CORE, suddivisi nelle tre macro-aree della prevenzione collettiva e sanità pubblica, dell’assistenza distrettuale e dell’assistenza ospedaliera.

Per ciascuna area ogni Regione riceve un punteggio compreso tra 0 e 100. Per risultare adempiente è necessario raggiungere almeno 60 punti in tutte e tre le macro-aree.

Secondo i dati analizzati da GIMBE, nel 2024 risultano inadempienti soltanto tre realtà: Calabria, con 52 punti nell’assistenza distrettuale; Provincia autonoma di Bolzano, con 59 punti nella prevenzione; e Sicilia, che nella stessa area si ferma a 49 punti.

«Limitandosi alla distinzione tra Regioni adempienti e inadempienti – osserva Cartabellotta – il divario Nord-Sud risulta apparentemente ridotto, perché nel Mezzogiorno restano inadempienti solo Calabria e Sicilia. Ma, fatta eccezione per la Puglia, tutte le altre Regioni meridionali si collocano nella parte inferiore della classifica o presentano almeno un’area di poco superiore alla sufficienza».

Veneto al primo posto, Calabria in coda

Per offrire una lettura complessiva delle performance regionali, la Fondazione GIMBE ha sommato i risultati ottenuti nelle tre macro-aree, elaborando una propria classifica e suddividendo i punteggi in quartili.

In testa si trova il Veneto con 288 punti, seguito da Emilia-Romagna con 282 e Toscana con 280. Seguono Piemonte (272), Provincia autonoma di Trento (271) e Lombardia (270).

Nella parte bassa della graduatoria si collocano invece Campania (209), Provincia autonoma di Bolzano (206), Basilicata (205), Sicilia (196), Molise (192) e Calabria, ultima con 189 punti.

La distribuzione territoriale, sottolinea GIMBE, continua così a mostrare una netta frattura: nelle prime dieci posizioni si trovano sette Regioni del Nord, due del Centro e una sola del Sud, la Puglia. Nelle ultime sette posizioni, ad eccezione della Provincia autonoma di Bolzano, figurano esclusivamente Regioni del Mezzogiorno.

Performance molto diverse tra prevenzione, territorio e ospedale

La lettura separata delle tre macro-aree mette inoltre in evidenza differenze anche molto marcate all’interno della stessa Regione.

Nella prevenzione il punteggio più elevato è quello della Provincia autonoma di Trento, con 98 punti, seguita da Emilia-Romagna (97) e da Lombardia, Toscana e Veneto (96). In fondo si trovano Bolzano (59) e Sicilia (49).

Nell’assistenza distrettuale è invece il Veneto a ottenere il risultato migliore, con 95 punti, davanti a Emilia-Romagna e Toscana, entrambe a 94. La Calabria chiude la classifica con 52 punti.

Anche nell’assistenza ospedaliera il Veneto guida con 97 punti, seguito dalla Provincia autonoma di Trento con 94 e dall’Emilia-Romagna con 91. Il punteggio più basso è quello del Molise, fermo a 60.

Secondo GIMBE, questi risultati mostrano come all’interno di una Regione formalmente adempiente possano convivere performance molto differenti. Emilia-Romagna, Piemonte, Toscana e Veneto presentano risultati relativamente omogenei e su livelli elevati, mentre Calabria, Valle d’Aosta, Liguria e Provincia autonoma di Bolzano mostrano una maggiore variabilità fra le tre aree.

Quindici Regioni migliorano rispetto al 2023

Il confronto con l’anno precedente evidenzia un miglioramento del punteggio complessivo per 15 Regioni, mentre cinque registrano una flessione e il Veneto rimane stabile.

Gli incrementi più consistenti riguardano Valle d’Aosta (+48 punti) e Abruzzo (+47), seguiti da Liguria (+31), Sicilia (+23) e Lazio (+21). Sul fronte opposto, il calo maggiore riguarda le Marche (-11), seguite dalla Provincia autonoma di Trento (-7), Toscana (-6), Umbria (-3) e Molise (-1).

Per Cartabellotta, il recupero delle Regioni in maggiore difficoltà rappresenta «indubbiamente un segnale positivo», anche se il miglioramento degli indicatori potrebbe non tradursi immediatamente, per i cittadini, in un accesso più semplice alle cure o in una maggiore qualità dell’assistenza.

Il nodo delle rinunce alle prestazioni

È proprio l’accesso ai servizi a rappresentare, secondo la Fondazione, uno dei principali limiti dell’attuale sistema di valutazione.

Tra il 2023 e il 2024, mentre le Regioni considerate adempienti sono passate da 13 a 18, la percentuale di popolazione che ha rinunciato a prestazioni sanitarie è cresciuta dal 7,6% al 9,9%. Il dato, precisa il comunicato citando ISTAT, non riguarda esclusivamente l’accesso al Servizio sanitario nazionale, ma rappresenta comunque un indicatore rilevante di domanda sanitaria rimasta senza risposta.

«Il paradosso è evidente – sottolinea Cartabellotta –: mentre aumentano le Regioni promosse, cresce anche il numero di persone che rinunciano a visite ed esami. La “promozione” formale, dunque, non coincide con la garanzia per i cittadini di ottenere le prestazioni di cui hanno bisogno».

GIMBE: «La soglia di 60 punti è troppo bassa»

L’analisi si concentra anche sulla soglia necessaria per ottenere la promozione. Sei delle 18 Regioni considerate adempienti hanno infatti almeno una macro-area con un punteggio compreso tra 60 e 69.

GIMBE propone a questo proposito un esercizio: se il limite minimo fosse portato a 70 punti, le Regioni adempienti passerebbero da 18 a 12; con una soglia di 80 punti scenderebbero a cinque.

Questo, precisa Cartabellotta, non significa che un punteggio di 60 corrisponda all’erogazione del 60% dei LEA o alla loro garanzia per il 60% dei cittadini. Mostra però, secondo la Fondazione, quanto sia poco selettiva la soglia attuale.

Liste d’attesa e difficoltà di accesso fuori dagli indicatori

Un ulteriore limite individuato da GIMBE riguarda ciò che i 27 indicatori CORE non riescono a intercettare in maniera sistematica. Tra questi aspetti rientrano tempi di attesa, agende chiuse, difficoltà di prenotazione, distanza dai servizi, continuità assistenziale e completezza dei percorsi di cura.

Le medie regionali, inoltre, possono nascondere differenze significative tra Aziende sanitarie e Distretti, tra aree urbane e aree interne e tra diverse condizioni socio-economiche.

«La “pagella” – afferma Cartabellotta – fotografa soprattutto le prestazioni erogate a chi riesce ad accedere ai servizi, ma lascia in ombra chi resta fuori, chi riceve risposte tardive o incomplete e chi rinuncia alle cure».

Per la Fondazione, anche il meccanismo stesso di promozione rischia di non incentivare il miglioramento: una volta superati i 60 punti in tutte le aree, infatti, ai fini dell’adempimento non viene valorizzata la distanza tra chi si trova poco sopra la soglia minima e chi raggiunge risultati prossimi al massimo.

La richiesta: più indicatori e misure sull’accesso reale

GIMBE chiede quindi a Ministero della Salute e Regioni una revisione delle regole con cui vengono valutati i LEA. Tra le proposte indicate nel comunicato figurano più indicatori, soglie più elevate, dati più tempestivi e strumenti in grado di misurare non soltanto le prestazioni erogate, ma anche accesso effettivo, liste d’attesa, rinunce alle cure, esiti e diseguaglianze territoriali.

«Il monitoraggio LEA 2024 – conclude Cartabellotta – conferma che la tutela della salute continua a dipendere in misura rilevante dalla Regione di residenza e che la frattura Nord-Sud rimane profonda».

Per la Fondazione, dunque, conoscere quanti servizi vengono erogati non è sufficiente: occorre misurare anche i bisogni di salute che restano senza risposta e gli ostacoli che impediscono alle persone di accedere alle prestazioni. Altrimenti, avverte GIMBE, il rischio è che il «60 politico» finisca per certificare formalmente l’adempienza delle Regioni senza restituire pienamente la capacità del sistema di garantire concretamente il diritto alla salute.