Salute 22 Settembre 2026 11:23

Bambini, dieta, sonno e TV: così le abitudini si legano a memoria e attenzione

Uno studio spagnolo su 170 bambini di circa 6 anni ha esplorato il rapporto tra stile di vita e sviluppo cognitivo. Dieta, sonno, televisione e condizioni familiari mostrano associazioni diverse con memoria, attenzione e linguaggio

di Viviana Franzellitti
Bambini, dieta, sonno e TV: così le abitudini si legano a memoria e attenzione

Capire quanto le abitudini quotidiane siano associate allo sviluppo cognitivo è l’obiettivo di uno studio condotto nell’ambito della coorte di popolazione Estudi Prenatal Girona e pubblicato il 27 giugno 2026 sulla rivista Pediatric Research. I ricercatori hanno analizzato 170 bambini in età scolare, con un’età media di 6,33 anni, sottoponendoli a test neuropsicologici per valutare diverse capacità cognitive. Alimentazione, attività fisica e altre abitudini sono state raccolte attraverso questionari validati, mentre sono stati considerati anche parametri metabolici e condizioni socioeconomiche. I risultati hanno evidenziato associazioni tra qualità della dieta, durata del sonno, tempo trascorso davanti alla televisione, salute metabolica e alcune funzioni cognitive, in particolare attenzione, linguaggio e memoria.

Dieta mediterranea e alimenti ultraprocessati

Tra gli aspetti analizzati, uno dei legami più evidenti riguarda la qualità dell’alimentazione. Una maggiore aderenza alla dieta mediterranea risultava associata a migliori prestazioni cognitive. Al contrario, un consumo più elevato di alimenti ultraprocessati era associato a risultati cognitivi meno favorevoli. Nel campione, l’aderenza media alla dieta mediterranea era moderata: il punteggio medio era 8 su una scala da 0 a 16. Gli alimenti freschi rappresentavano circa il 62% dei grammi consumati, mentre quelli ultraprocessati circa il 31%. Il rapporto non appariva però uguale per tutte le funzioni. Nelle analisi specifiche, l’aderenza alla dieta mediterranea era particolarmente associata alle prestazioni linguistiche. I ricercatori sottolineano che una dieta di buona qualità fornisce nutrienti importanti per lo sviluppo e il funzionamento cerebrale, ma il disegno dello studio non consente di stabilire che sia proprio l’alimentazione a determinare le differenze osservate.

Più sonno, migliori risultati nei test di memoria

Anche il sonno emerge tra i fattori associati alle capacità cognitive. Una maggiore durata del sonno era collegata a migliori risultati complessivi e, in particolare, alle prove di memoria. Nelle analisi multivariate, la durata del sonno rimaneva infatti associata indipendentemente agli esiti cognitivi. Il risultato è stato osservato soprattutto nelle prove di rievocazione libera e rievocazione con suggerimento, due test utilizzati per valutare la capacità di recuperare informazioni dalla memoria. In entrambi i casi, una maggiore durata del sonno era associata a prestazioni migliori. Anche la lettura mostrava un’associazione positiva con queste prove di memoria.

Televisione e attenzione: cosa ha mostrato lo studio

Un altro elemento considerato dai ricercatori è stato il tempo trascorso davanti alla televisione. Una maggiore esposizione alla TV risultava associata a prestazioni peggiori in alcune prove cognitive, in particolare quelle relative all’attenzione. Nelle analisi multivariate, infatti, meno tempo davanti alla televisione era associato a migliori risultati nei test di attenzione. Questo dato non significa però che guardare la televisione provochi automaticamente una riduzione dell’attenzione. Il tempo davanti allo schermo può infatti essere collegato ad altri aspetti dello stile di vita e dello stesso contesto familiare. Inoltre, lo studio non era progettato per verificare gli effetti di una riduzione del tempo televisivo nel tempo.

Anche metabolismo e condizioni economiche entrano in gioco

La ricerca ha preso in considerazione anche alcuni indicatori della salute metabolica, tra cui l’HOMA-IR, un indice utilizzato per stimare l’insulino-resistenza. Nel campione, i parametri antropometrici e metabolici risultavano generalmente nella norma, ma valori più elevati di HOMA-IR erano associati a risultati cognitivi meno favorevoli. L’insulino-resistenza mostrava in particolare associazioni con alcune prove di linguaggio e memoria. A emergere è stato inoltre il ruolo delle condizioni socioeconomiche. Un livello economico più favorevole risultava associato indipendentemente alle performance cognitive e, nelle analisi dei singoli domini, soprattutto all’attenzione e alla memoria. Il dato suggerisce quindi che lo sviluppo cognitivo infantile non può essere ricondotto a una singola abitudine, ma è collegato a un insieme di fattori biologici, comportamentali e sociali.

Le associazioni restano anche considerando più fattori insieme

Uno degli elementi di interesse dello studio è proprio l’analisi simultanea di più variabili. Nel modello multivariato, aderenza alla dieta mediterranea, durata del sonno, condizioni economiche e HOMA-IR risultavano associati indipendentemente agli esiti cognitivi. Il modello complessivo spiegava circa il 30% della variabilità del punteggio cognitivo medio. Guardando invece alle singole funzioni, il linguaggio risultava maggiormente associato all’aderenza alla dieta mediterranea e ai livelli di HOMA-IR; l’attenzione alle condizioni economiche e al tempo trascorso davanti alla TV; la memoria alla durata del sonno, alla lettura e alle condizioni economiche, con associazioni anche con alcuni parametri metabolici. Non tutte le funzioni cognitive mostravano però gli stessi rapporti: per il ragionamento astratto non sono emerse associazioni altrettanto chiare.

Non è una prova di causa-effetto

Il risultato va letto con cautela. Si tratta infatti di una analisi trasversale, cioè di una fotografia dei bambini in un determinato momento, e non di uno studio che li ha seguiti nel tempo per verificare se il cambiamento di dieta, sonno o comportamento sedentario producesse successivamente un cambiamento nelle capacità cognitive. Inoltre, alcune informazioni sulle abitudini quotidiane sono state raccolte attraverso questionari, quindi possono essere influenzate dalla modalità con cui i genitori hanno riferito i comportamenti dei bambini. Gli stessi autori sottolineano che saranno necessari studi longitudinali e interventistici per chiarire eventuali rapporti causali. I risultati, quindi, indicano associazioni da approfondire, non permettono di stabilire che una determinata abitudine sia direttamente responsabile delle prestazioni cognitive osservate.

Lo sviluppo cognitivo è legato a più dimensioni della vita quotidiana

Nel complesso, la ricerca restituisce un quadro nel quale alimentazione, sonno, comportamenti sedentari, salute metabolica e condizioni socioeconomiche si intrecciano con le capacità cognitive dei bambini. La dieta mediterranea e una maggiore durata del sonno sono risultate associate a migliori risultati in diversi ambiti, mentre televisione, alimentazione ricca di ultraprocessati e alcuni indicatori metabolici mostravano associazioni meno favorevoli. Il messaggio dello studio non è quindi che esista una singola abitudine capace di determinare lo sviluppo cognitivo, ma che il benessere e le capacità cognitive infantili sono fenomeni multifattoriali, nei quali possono entrare contemporaneamente fattori individuali, familiari, comportamentali, metabolici e socioeconomici.

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