Salute 30 Giugno 2026 15:51

Long Covid, il diabete rallenta il recupero e aumenta il rischio di complicanze cardiovascolari

Le persone con diabete impiegano più tempo a guarire dopo l'infezione da SARS-CoV-2, presentano una qualità di vita peggiore e un rischio maggiore di fragilità, cadute e complicanze cardiache

di Isabella Faggiano
Long Covid, il diabete rallenta il recupero e aumenta il rischio di complicanze cardiovascolari

Il diabete non rappresenta soltanto uno dei principali fattori di rischio per sviluppare forme gravi di Covid-19. Può influenzare anche il decorso della malattia nel lungo periodo, rallentando il recupero e aumentando il rischio di complicanze che persistono per mesi dopo la dimissione dall’ospedale. A evidenziarlo è uno studio coordinato dai ricercatori dell’Università di San Paolo, in Brasile, pubblicato sulla rivista Scientific Reports, che ha seguito 870 pazienti ricoverati per Covid-19 – 320 con diabete e 550 senza – fino a 7,1 mesi dopo l’infezione acuta. I risultati mostrano che le persone con diabete recuperano più lentamente, hanno una qualità di vita peggiore e presentano una maggiore probabilità di sviluppare complicanze cardiovascolari e fragilità.

Recupero più lento e qualità di vita peggiore

Secondo lo studio, la probabilità di recuperare completamente dai sintomi del Covid-19 è risultata significativamente inferiore nei pazienti con diabete rispetto ai non diabetici (89,8% contro 94,3%). Durante il periodo di osservazione, le persone con diabete hanno inoltre presentato più frequentemente complicanze cardiovascolari, tra cui infarto miocardico acuto, angina e miocardite/pericardite, oltre a sintomi come edema articolare, diarrea e dolore addominale. Anche la qualità di vita è risultata compromessa, con maggiori difficoltà nella mobilità, nello svolgimento delle attività quotidiane e prestazioni inferiori sia dal punto di vista fisico sia cognitivo, valutate attraverso il questionario WHODAS.

Più fragilità e rischio di cadute

Uno degli aspetti che ha maggiormente colpito i ricercatori riguarda l’aumento della fragilità nei pazienti con diabete dopo l’infezione. Sette mesi dopo la dimissione, oltre un paziente diabetico su cinque (21,1%) aveva riferito almeno una caduta, quasi il doppio rispetto ai pazienti senza diabete (11,1%). Parallelamente è stato osservato anche un peggioramento del punteggio della scala di fragilità. Secondo gli autori, questo fenomeno potrebbe essere spiegato dalla combinazione tra alterazioni metaboliche e degenza ospedaliera più lunga. I pazienti con diabete, infatti, sono rimasti ricoverati mediamente 16 giorni, contro i 13 giorni dei non diabetici, una differenza che potrebbe favorire la perdita di massa muscolare e rallentare il recupero dell’autonomia funzionale.

Il cuore tra gli organi più colpiti

“Il diabete non è solo un fattore di rischio per la fase acuta del COVID-19. È stato dimostrato che prolunga i tempi di recupero e compromette la qualità della vita a lungo termine – spiega Maria Elizabeth Rossi da Silva, tra gli autori dello studio -. La nostra ricerca evidenzia chiaramente la necessità di un sistema di assistenza dedicato alle persone con diabete che hanno contratto il COVID-19, per evitare che i sopravvissuti rimangano intrappolati in un ciclo di riammissioni ospedaliere”. Secondo la ricercatrice, l’infiammazione cronica che caratterizza il diabete amplifica gli effetti del virus sull’apparato cardiovascolare. “L’infiammazione sistemica causata dal diabete aggrava la tossicità diretta del virus, creando una situazione in cui il cuore diventa uno dei principali bersagli delle complicanze. Il rischio aumenta ulteriormente in presenza di altre comorbilità”. Gli autori sottolineano inoltre che SARS-CoV-2 potrebbe colpire direttamente le cellule pancreatiche o favorire l’insorgenza dell’insulino-resistenza, contribuendo così al peggioramento del quadro metabolico.

Osservati anche nuovi casi di diabete

Lo studio ha evidenziato anche un altro dato di interesse clinico. Tra i pazienti inizialmente non diabetici sono stati identificati 40 casi di apparente diabete di nuova insorgenza, pari al 7,3% del campione, durante i sette mesi successivi all’infezione. Sebbene siano necessari ulteriori studi per confermare il rapporto causale, gli autori ritengono che questo risultato rafforzi l’ipotesi di un legame tra Covid-19 e alterazioni del metabolismo glucidico. Per i ricercatori, i risultati dello studio indicano la necessità di un monitoraggio clinico più prolungato nelle persone con diabete che hanno superato la fase acuta del Covid-19. Oltre al controllo metabolico, particolare attenzione dovrebbe essere rivolta alla salute cardiovascolare, alla mobilità, alla prevenzione della fragilità e al recupero funzionale, con l’obiettivo di ridurre il rischio di complicanze e migliorare la qualità di vita dei pazienti nel lungo periodo.

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