Al via da Genova il percorso nazionale, in dieci tappe, di informazione e diffusione del Piano d'azione triennale per la promozione dei diritti e l'inclusione delle persone con disabilità
Dopo un percorso durato due anni e il completamento dell’iter istituzionale, il Piano d’azione triennale per la promozione dei diritti e l’inclusione delle persone con disabilità entra nella sua fase più delicata: quella dell’attuazione. Il percorso nazionale di informazione e diffusione del documento è partito da Genova e nei prossimi mesi toccherà altre nove città italiane con l’obiettivo di coinvolgere istituzioni, amministrazioni locali, professionisti e associazioni nella realizzazione concreta delle misure previste. L’iniziativa, promossa nell’ambito dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità insieme alle federazioni FISH e FAND, punta a far conoscere uno strumento destinato a orientare le politiche per la disabilità nei prossimi anni, superando la frammentazione degli interventi e promuovendo un approccio integrato.
Un Piano costruito insieme
Presentato lo scorso 3 dicembre e successivamente approvato al termine dell’iter istituzionale, il Piano è il risultato del lavoro condiviso tra amministrazioni centrali, Regioni, enti pubblici, organizzazioni rappresentative delle persone con disabilità ed esperti riuniti nell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità. Il documento si articola in sette aree strategiche e 66 linee di azione che spaziano dall’accessibilità universale alla salute, dall’inclusione scolastica e lavorativa al progetto di vita personalizzato, fino ai sistemi di monitoraggio necessari per verificarne nel tempo l’efficacia. L’obiettivo è quello di costruire politiche coordinate, capaci di mettere realmente al centro la persona e i suoi diritti, in linea con la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e con la recente riforma nazionale della disabilità.
Locatelli: “La fase decisiva è l’attuazione”
“La fase più importante comincia adesso – ha sottolineato il ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli -. Il Piano di Azione Triennale è il risultato di un grande lavoro condiviso che ha coinvolto istituzioni, amministrazioni e associazioni. Ora abbiamo bisogno dell’impegno di tutti per trasformare le azioni previste in cambiamenti concreti nella vita delle persone. Dobbiamo continuare a lavorare insieme per affermare una visione della disabilità fondata sulla valorizzazione delle capacità, dei talenti e del contributo che ogni persona può offrire alla comunità”.
Dalla cura al progetto di vita
Uno dei concetti cardine del Piano è il superamento di un approccio centrato esclusivamente sulla dimensione sanitaria della disabilità. “Il Piano non è un documento destinato a restare sulla carta, ma uno strumento operativo per costruire una nuova visione della disabilità”, ha spiegato l’assessore alla Sanità e alle Politiche sociosanitarie della Regione Liguria Massimo Nicolò. Secondo Nicolò, la sfida è sviluppare una presa in carico globale che integri sanità, servizi sociali e territorio, valorizzando strumenti come il progetto di vita individuale, destinato a costruire percorsi personalizzati sulla base delle aspirazioni, delle capacità e dei bisogni di ogni persona. Sulla stessa linea anche l’assessore al Welfare del Comune di Genova Cristina Lodi, che ha ricordato come il progetto di vita debba diventare un livello essenziale delle prestazioni, sostenuto da risorse strutturali e garantito nel tempo.
Salute, lavoro, scuola e inclusione: un sistema integrato
Per Serafino Corti, coordinatore dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, il valore del Piano risiede soprattutto nella sua capacità di mettere in relazione ambiti che finora hanno spesso proceduto separatamente. “La sfida più importante non riguarda la singola azione, ma la capacità di leggere la disabilità come una responsabilità condivisa tra politiche e istituzioni diverse”, ha spiegato. Il progetto di vita, la salute, l’istruzione, il lavoro e la partecipazione sociale sono infatti elementi che, secondo l’impostazione del Piano, devono dialogare costantemente per garantire una reale inclusione.
FISH: “Ora serve una rete operativa sui territori”
Il percorso di diffusione del Piano sarà accompagnato da dieci incontri territoriali che coinvolgeranno amministrazioni, associazioni e realtà locali. “Non si tratta semplicemente di far conoscere un documento, ma di guidarne l’attuazione concreta nei territori, là dove le persone vivono, studiano e lavorano”, ha affermato il presidente della FISH Vincenzo Falabella, sottolineando la necessità di costruire una rete stabile tra istituzioni e mondo associativo.
Il ruolo di AISM
Tra i protagonisti del percorso anche AISM, che ha ospitato la tappa inaugurale di Genova. “L’Associazione Italiana Sclerosi Multipla ha contribuito alla costruzione del Piano come membro dell’Osservatorio Nazionale e oggi si assume la responsabilità di accompagnarne la diffusione e l’attuazione”, ha spiegato Mario Alberto Battaglia, presidente della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM), direttore generale di AISM e vicepresidente di FISH. Secondo Battaglia, il Piano rappresenta uno degli strumenti fondamentali per promuovere diritti, inclusione e partecipazione delle persone con disabilità e delle loro famiglie, mettendo a disposizione dei territori competenze ed esperienze per favorire un cambiamento concreto.
Le prossime tappe
Dopo Genova, il percorso di diffusione proseguirà nei prossimi mesi con incontri in Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Marche, Lazio, Emilia-Romagna, Sardegna, Campania, Puglia e Sicilia. L’obiettivo è accompagnare l’attuazione del Piano in modo omogeneo sul territorio nazionale, favorendo il confronto tra istituzioni, servizi e associazioni affinché i principi contenuti nel documento possano tradursi in opportunità concrete per le persone con disabilità.
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