Salute 27 maggio 2014

Medici in fuga, l’Italia perde talenti… e denaro 

Per i giovani FNOMCeO la soluzione è ampliare le competenze regionali sui contratti di formazione

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Chiudere la stalla dopo che i buoi sono fuggiti. Si prova ad evitarlo anche se “rafforzare” le frontiere non sembra affatto un’operazione semplice. Anche l’Osservatorio Giovani FNOMCeO ha affrontato la questione della fuga all’estero dei camici bianchi.

Hanno fatto la valigia più di quattromila medici tra il 2009 ed il 2013: in media, su 7mila laureati, ne partono 700 ogni anno. Si tratta del 2%, una percentuale che sulla carta non dovrebbe essere così preoccupante, ma che invece lo è perché questa stima tiene conto solo di chi ha chiesto di essere cancellato dagli albi nazionali. In tanti, invece, partono senza farlo e questo potrebbe, dunque, significare che il numero dei medici in fuga potrebbe essere molto più ampio.

C’è un rimedio? Secondo FNOMCeO una recente sentenza della Corte Costituzionale può diventare un appiglio importante dando maggior peso alle Regioni sui contratti di formazione. Questi ultimi sono infatti “nazionali” e fissati da un accordo stretto tra Ministero della Salute e Università. Secondo la Corte di Cassazione, invece, “ogni regione può chiedere che i contratti specialistici da essa promossi, una volta trasformati in medici specialisti, non escano dal proprio territorio”. Sarebbe, insomma, questa la strada per dare qualche certezza in più ai giovani camici bianchi.

Va detto però che all’estero, ed in particolare in Inghilterra, non si trova semplicemente un posto di lavoro. Ci sono opportunità di carriera molto allettanti e una formazione sul campo qualitativamente superiore. Serve una soluzione, non c’è dubbio, ma la questione va affrontata nella sua globalità e con una cura efficace e non ricorrendo solo a dei semplici palliativi. Senza sottovalutare un aspetto non proprio secondario: la fuga all’estero non fa perdere solo cervelli al nostro Paese ma anche parecchi soldi allo Stato. Secondo una ricostruzione effettuata da Page Personnel, il “costo” di un neoprofessionista che si forma in Italia e plana altrove dopo i primi intralci nel mercato del lavoro è di 40mila euro. Le conseguenze, per ora, sono tutte teoriche ma, considerando i numeri di chi ha preso il volo, si arriva nel complesso a svariati miliardi. Si rischia, quindi, di unire al danno anche una beffa.

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