Mondo 15 novembre 2016

Usa: costi della sanità fuori controllo, ma Trump apre all’Obamacare

Claudio Loffreda-Mancinelli, anestesista italiano da trent’anni in Pennsylvania, racconta a Sanità Informazione i punti deboli del Sistema Sanitario americano all’indomani del passaggio di consegne per la Casa Bianca

di Claudio Loffreda-Mancinelli

mancinelli3Prima dell’Obamacare circa 42 milioni di Americani non erano coperti da assicurazione sanitaria. Gli ultimi dati del primo trimestre del 2016 mostrano, invece, che a non essere coperti sono 27,3 milioni di americani, l’8,6% della popolazione. Insomma si è passati da 42 a 27 milioni, un bel passo in avanti. Ma non è tutto oro quel che luccica e d’altro canto, uno dei problemi più evidenti dell’Obamacare, è stata l’incapacità di contenere i costi: infatti negli ultimi tre anni della presidenza di Obama si è verificato un aumento del 25% dei costi relativi al comparto sanità.  Visto che il governo federale avrebbe dovuto far fronte ai costi della riforma, almeno fino al 2020, l’opinione pubblica è rimasta scettica rispetto al futuro delle politiche sanitarie dell’ex presidente e figlio di questo sentimento di sfiducia è proprio l’esito delle presidenziali.

Per inquadrare la complessità della situazione dei costi sanitari in America ecco alcuni dati: il costo complessivo della sanità americana è di circa $3.3 trilioni/anno per una popolazione di circa 320 milioni. Il che ci porta ad un costo annuo medio per cittadino di oltre $10,000 con polizze che spesso superano i $12,000. Se paragoniamo questi costi a quelli di altri paesi industrializzati, osserviamo che i costi sanitari americani sono almeno il doppio, a volte il triplo rispetto ad altri Stati.
Ecco una una tabella che elenca i costi sanitari di altri paesi:

 

foto-usa

Perché questa discrepanza? Ovviamente di base ci sono motivazioni economiche, strutturali, sociali e etiche ma scendiamo nel dettaglio di un’analisi più approfondita:

Abbiamo detto che il costo della sanità americana è di oltre $3.3 trilioni annui. Di questi circa 900 miliardi sono rappresentati da sprechi che vanno da farmaci inutilizzati o utilizzati in maniera non ottimale, strumentazione obsoleta, uso improprio o abuso di test, procedure non necessarie e medicina difensiva. Nel dettaglio 25-30 miliardi sono imputabili a errori di medici che potrebbero essere evitati.  A questi sprechi si aggiungono le perdite di ore lavorative dell’individuo, quantificabili in circa $1 trilione annuo. Il sistema è quindi altamente inefficiente sotto il profilo economico. Per ogni dollaro generato, 35 centesimi vengono persi.

Dunque il rapporto qualità/prezzo risulta estremamente sbilanciato. Solo attraverso il controllo di quella sostanziale fetta di sprechi, si potrà ottenere un sistema più equo ed efficiente.

Inoltre i costi amministrativi del sistema americano sono astronomici.  In un grosso ospedale americano con 900-1000 posti letto, non è inusuale avere più di mille persone addette alla gestione finanziaria della struttura. Perché? La presenza di personale così numeroso è necessaria in quanto, non essendoci un sistema retributivo unico, l’ospedale ha bisogno di staff capace di interagire con le varie assicurazioni e le molteplici entità private per ottenere pagamenti.  In Canada, con un sistema sanitario unico e nazionale e una popolazione di quasi un decimo rispetto a quella americana, la questione è più facilmente gestibile ed è seguita da pochi addetti. Da segnalare anche che negli USA i costi di gestione sono molto più alti rispetto ad altri Paesi: il prezzo dei farmaci è maggiore, la retribuzione del personale medico, paramedico e amministrativo è più alta come il costo dei macchinari e della tecnologia.

Tuttavia è bene evidenziare anche gli aspetti positivi del Sistema Sanitario Americano, infatti l’americano medio si rivolge più spesso ai servizi sanitari rispetto ad altre nazioni, non necessariamente in termini di visite mediche ma per misure invasive o chirurgiche. Infatti il sistema, a parte le problematiche di costi che stiamo elencando, è, dal punto di vista burocratico, decisamente snello e se un cittadino americano si presenta al pronto soccorso gli verrà prestata assistenza in tempi brevi. Questo succede perché c’è una maggiore disponibilità di servizi rispetto ad altri paesi: in Pennsylvania, con circa 12 milioni di persone, vi sono oltre 60 centri di chirurgia cardiotoracica, in Ontario, Canada, per una popolazione simile, i centri sono solo 11. In Italia, il cittadino dovrà attendere tempi più lunghi per fare test e procedure mediche a causa, oltre che per maggiori impedimenti burocratici, anche di una minore disponibilità di servizi disponibili.

Da notare però che le statistiche non descrivono sostanziali differenze per quanto riguarda il tasso di mortalità tra i diversi sistemi descritti. Il Sistema Sanitario Americano eccelle nelle modalità di trattamento di patologie acute, mentre è carente nella prevenzione e, soprattutto, nel controllo di patologie croniche.

Ora ci si chiede: cosa farà Trump per dare man forte al comparto sanitario? Durante la campagna elettorale il neopresidente ha proposto alcuni punti, tra cui i più importanti: l’immediata abrogazione dell’Obamacare, favorire un sistema di mercato allargato per consentire maggiore competizione tra le compagnie assicurative, promuovere la competizione tra le case farmaceutiche e infine offrire deduzioni sulla tassazione per costi sanitari. Non ci resta che aspettare e vedere quale sarà il contributo del nuovo eletto.

Per approfondire ascolta l’intervista di Claudio Loffreda-Mancinelli alla trasmissione radiofonica Rai  ‘La Radio ne parla’:

http://www.laradioneparla.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-87c9ed86-b6aa-4108-991a-e355a7eade95.html#p=0

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