L’ISS fa il punto sul virus trasmesso dai pappataci: febbre, mal di testa, nausea e vomito i sintomi più comuni. Più rare le forme neuro-invasive, come meningite ed encefalite
Il nome può far pensare a un virus “nuovo”, ma il virus Toscana (TOSV) è conosciuto da decenni. È stato isolato per la prima volta proprio in Toscana, all’inizio degli anni ’70, dai ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità, e oggi è ampiamente diffuso in Italia e in diversi Paesi dell’Europa meridionale. A riportare l’attenzione sull’infezione è stato recentemente un caso ripreso dai media. L’Istituto Superiore di Sanità ha quindi pubblicato una scheda per spiegare che cos’è il virus, come si trasmette, quali sintomi può provocare e soprattutto come proteggersi. Il TOSV appartiene agli arbovirus e viene trasmesso dalla puntura dei flebotomi, piccoli insetti ematofagi conosciuti comunemente come pappataci.
Nella maggior parte dei casi non dà sintomi
Uno degli aspetti più importanti è che la maggior parte delle infezioni da virus Toscana decorre senza sintomi o con manifestazioni molto lievi.
Quando la malattia si manifesta, l’esordio è generalmente improvviso e i disturbi più frequenti sono:
L’incubazione dura generalmente da 3 a 7 giorni, anche se può arrivare fino a due settimane.
Nella maggior parte dei casi i sintomi tendono a risolversi spontaneamente in circa una settimana, senza necessità di assistenza medica. Proprio per questo, molte infezioni non vengono diagnosticate.
In alcuni casi il virus può arrivare al sistema nervoso
Il quadro cambia nelle forme più rare e gravi, quando l’infezione diventa neuro-invasiva.
Il virus Toscana può provocare:
Anche in questi casi, sottolinea l’ISS, sequele a lungo termine e decessi sono molto rari. Non esiste attualmente una terapia antivirale specifica contro il TOSV. Il trattamento è quindi soprattutto sintomatico e di supporto. Quando sono presenti forme neurologiche importanti può essere necessario il ricovero.
Quanti casi ci sono in Italia
I dati della sorveglianza coordinata dall’ISS mostrano una circolazione del virus sul territorio nazionale. Nel 2025 sono stati registrati 115 casi autoctoni e un caso importato. Nel 2024 i casi autoctoni erano stati 238, mentre quelli importati erano stati 503. Un’analisi dei casi di infezione neuro-invasiva segnalati al sistema di sorveglianza tra il 2016 e il 2023 ha raccolto complessivamente 607 casi. Nello stesso periodo sono stati registrati due decessi riconducibili all’infezione. Un dato significativo riguarda il biennio 2022-2023: 276 dei 607 casi, quasi la metà, sono stati notificati proprio in questi due anni.
Il picco dei casi è ad agosto
La circolazione del virus segue una precisa stagionalità. I casi vengono registrati generalmente da maggio a novembre, con un picco nel mese di agosto. Tra i 607 casi neuro-invasivi osservati dal 2016 al 2023, circa il 70% ha riguardato uomini. Per il periodo 2020-2023, quando erano disponibili informazioni cliniche dettagliate, i 372 casi neuro-invasivi comprendevano:
Il ruolo delle temperature
La frequenza della malattia sembra inoltre essere collegata alle condizioni climatiche. Secondo l’ISS, le stagioni caratterizzate da condizioni climatiche estreme o anomale sono associate a una maggiore frequenza dei casi. Gli anni nei quali è stato registrato il maggior numero di infezioni, 2018, 2022 e 2023, sono stati caratterizzati da importanti anomalie delle temperature. Nel 2018 le temperature sono state superiori alla media durante primavera ed estate, soprattutto nel Nord Italia. Il 2022 è stato invece l’anno più caldo dal 1961.
Chi trasmette il virus
Il TOSV viene trasmesso dalle femmine dei flebotomi durante il pasto di sangue. In Italia la specie vettore predominante è Phlebotomus perniciosus, particolarmente presente nelle aree rurali e periurbane delle regioni tirreniche e meridionali. È presente anche Phlebotomus perfiliewi, che raggiunge le densità maggiori sul versante adriatico degli Appennini, dall’Abruzzo all’Emilia-Romagna. Altri focolai sono stati individuati in Toscana, Calabria e Sicilia. La presenza dei vettori non è limitata alle zone di pianura: per le due specie sono state rilevate presenze anche a quote superiori ai mille metri.
Come proteggersi dai pappataci
Al momento la principale strategia preventiva è evitare le punture durante il periodo favorevole alla trasmissione, indicato dall’ISS tra maggio e ottobre.
Le misure consigliate sono:
Il quadro delineato dall’ISS è quindi quello di un virus ampiamente presente in Italia, ma che nella maggior parte dei casi provoca un’infezione asintomatica o lieve. Il punto da conoscere è la possibilità, molto più rara, di una forma neuro-invasiva, che può interessare il sistema nervoso e richiedere il ricovero. Per questo, soprattutto nei mesi di maggiore attività dei pappataci, la prevenzione passa prima di tutto dalla riduzione dell’esposizione alle punture.
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