Prevenzione 21 Settembre 2026 15:24

Vaccini infantili, coperture in calo in 16 Paesi Ue. Lo studio su 44 anni di dati

Analizzati i dati Oms e UNICEF dal 1980 al 2024. In 16 dei 27 Stati membri diminuiscono almeno quattro dei sette indicatori vaccinali considerati.

di Redazione
Vaccini infantili, coperture in calo in 16 Paesi Ue. Lo studio su 44 anni di dati

Dopo decenni di progressi, le coperture vaccinali infantili mostrano segnali di rallentamento o diminuzione nella maggior parte dei Paesi dell’Unione europea. A evidenziarlo è uno studio pubblicato su The Lancet Regional Health – Europe, realizzato da un gruppo di ricercatori italiani con un importante contributo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Lo studio, intitolato “Trends in childhood vaccination coverage in the European Union, 1980–2024: an ecological time-series study”, porta la firma di Leonardo Villani, Luigi Russo, Francesco Andrea Causio, Cosimo Savoia, Roberta Pastorino, Chiara De Waure, Walter Ricciardi e Stefania Boccia.

Il lavoro analizza l’evoluzione delle vaccinazioni pediatriche nell’Unione europea nell’arco di oltre quarant’anni, valorizzando il contributo della ricerca italiana e, in particolare, della scuola di sanità pubblica dell’Università Cattolica. I risultati costituiscono inoltre un riferimento per il lavoro dell’Osservatorio sulla Salute Bene Comune, diretto da Walter Ricciardi, impegnato a promuovere una visione della salute come responsabilità condivisa e patrimonio collettivo e a favorire il confronto tra ricerca, decisori, professionisti sanitari e società civile, con attenzione a prevenzione, equità di accesso e fiducia dei cittadini.

Sette vaccinazioni analizzate in 27 Paesi

I ricercatori hanno esaminato i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità e dell’UNICEF relativi ai 27 Stati membri dell’Unione europea, osservando l’andamento delle coperture dal 1980 al 2024 per sette vaccinazioni o cicli vaccinali: difterite, tetano e pertosse; epatite B; Haemophilus influenzae di tipo b; pneumococco; poliomielite; morbillo e rosolia. L’analisi conferma i risultati ottenuti in oltre quarant’anni dalle politiche vaccinali europee, ma segnala un recente cambiamento di direzione. In 16 dei 27 Paesi dell’Unione europea sono state rilevate tendenze in diminuzione per almeno quattro dei sette indicatori considerati.

I cali più diffusi riguardano le vaccinazioni contro lo Haemophilus influenzae di tipo b e la poliomielite, entrambe in diminuzione in 20 Paesi. Seguono l’epatite B, con una tendenza negativa in 18 Stati, e la vaccinazione contro difterite, tetano e pertosse, in calo in 17. Molte delle inversioni di tendenza sono iniziate tra il 2019 e il 2022, periodo coincidente con la pandemia e con le difficoltà nell’erogazione ordinaria dei servizi vaccinali.

Gli autori precisano tuttavia che la ricerca descrive l’andamento delle coperture e non consente di stabilire un rapporto causale diretto. Alle interruzioni dei servizi possono essersi aggiunti fattori come barriere di accesso, disuguaglianze sociali, difficoltà comunicative, disinformazione e riduzione della fiducia nei vaccini.

L’eterogeneità tra gli Stati e il quadro italiano

“Il messaggio principale non è che la vaccinazione infantile in Europa sia improvvisamente crollata, ma che in molti Paesi la tendenza è cambiata”, sottolinea Leonardo Villani . “Stiamo osservando segnali di allerta recenti che si sovrappongono a decenni di importanti conquiste di salute pubblica. È fondamentale che gli elevati livelli di copertura raggiunti non inducano a sottovalutare il problema”.

“Questa ricerca dimostra che non possiamo considerare irreversibili i risultati raggiunti grazie alle vaccinazioni”, dichiara Walter Ricciardi, professore di Igiene e Sanità pubblica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell’Osservatorio sulla Salute Bene Comune. “Quando le coperture iniziano a diminuire, anche partendo da livelli elevati, si creano progressivamente le condizioni per il ritorno di malattie che pensavamo di avere posto sotto controllo. Il compito dell’Osservatorio è contribuire a trasformare questi segnali in consapevolezza e iniziativa pubblica, rafforzando il dialogo tra scienza e istituzioni. Occorre intervenire subito sui servizi territoriali, sulla sorveglianza e su una comunicazione scientifica autorevole, trasparente e comprensibile”.

La situazione europea rimane eterogenea. In molti Paesi le coperture assolute continuano a superare il 90%, ma soltanto Lussemburgo e Portogallo raggiungono almeno il 95% per tutti e sette gli indicatori analizzati. Anche in territori caratterizzati da valori nazionali elevati, una riduzione progressiva può creare sacche locali di popolazione non protetta e aumentare il rischio di nuovi focolai. L’Italia presenta un quadro relativamente più favorevole rispetto ad altri Stati europei, con un andamento recente positivo per almeno la metà delle vaccinazioni considerate. Il dato, tuttavia, non deve ridurre l’attenzione verso le differenze territoriali e verso la necessità di mantenere alte e omogenee le coperture.

Monitoraggio e interventi mirati

“Il valore di questo studio risiede nella capacità di leggere congiuntamente oltre quarant’anni di dati e di individuare precocemente i cambiamenti in atto”, afferma Stefania Boccia, professoressa di Igiene e Sanità pubblica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. “Le medie nazionali, da sole, non sono sufficienti: è necessario riconoscere le disuguaglianze territoriali e sociali che possono lasciare senza adeguata protezione specifiche comunità. Le politiche vaccinali dovranno essere sempre più mirate, accessibili e fondate su sistemi di monitoraggio tempestivi e affidabili”.

La ricerca italiana pubblicata da The Lancet Regional Health – Europe mette a disposizione delle istituzioni una base scientifica per rafforzare la sorveglianza, individuare tempestivamente le aree di vulnerabilità e programmare interventi mirati. In questo percorso, l’Osservatorio sulla Salute Bene Comune può svolgere una funzione di raccordo e sensibilizzazione, sostenendo politiche vaccinali fondate sulle evidenze, accessibili nei territori e capaci di contrastare disuguaglianze e disinformazione.

“Non dobbiamo dare per scontati i risultati raggiunti”, conclude Leonardo Villani. “Lo studio individua segnali di allerta in un momento nel quale c’è ancora tempo per intervenire. Il messaggio centrale resta semplice: i vaccini salvano vite e proteggere le coperture significa difendere un bene comune”.

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