Prevenzione 6 Novembre 2026 15:29

Vaccini anti-Covid, ogni dollaro investito ha generato fino a 810 dollari di benefici

Uno studio pubblicato su PLOS Medicine, condotto in 173 Paesi, stima in 6.430-64.300 miliardi di dollari il valore economico e sanitario prodotto dai vaccini nel primo anno di somministrazione.

di Arnaldo Iodice
Vaccini anti-Covid, ogni dollaro investito ha generato fino a 810 dollari di benefici

I vaccini contro il Covid-19 hanno generato benefici economici e sanitari enormemente superiori ai costi sostenuti per svilupparli, produrli e distribuirli. Per ogni dollaro investito, il ritorno economico stimato è compreso tra 81 e 810 dollari. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista PLOS Medicine, la prima analisi globale del ritorno sull’investimento dei vaccini contro il Covid-19, che ha preso in esame i dati di 173 Paesi.

I ricercatori hanno calcolato che, a fronte di una spesa complessiva di 79,4 miliardi di dollari, i benefici sanitari ed economici prodotti dalla vaccinazione nel primo anno di disponibilità hanno raggiunto un valore stimato tra 6.430 e 64.300 miliardi di dollari. L’analisi ha considerato il periodo compreso tra l’8 dicembre 2020 e l’8 dicembre 2021, quando la popolazione mondiale disponeva ancora di un’immunità limitata contro il virus. I risultati dimostrano che l’investimento ha ampiamente ripagato i costi iniziali.

I costi dello sviluppo e della distribuzione dei vaccini

La valutazione economica dei vaccini anti-Covid ha richiesto di considerare una voce di spesa spesso trascurata nelle analisi tradizionali: gli investimenti necessari per sviluppare i prodotti, oltre ai costi per acquistarli dai produttori. Durante la pandemia, infatti, lo sviluppo dei vaccini ha richiesto uno sforzo straordinario da parte di governi, aziende farmaceutiche e organizzazioni non profit.

Gli Stati Uniti, l’Unione europea, la Cina e altri Paesi hanno messo a disposizione ingenti risorse pubbliche per accelerare la ricerca e ridurre i rischi finanziari per le aziende coinvolte. Una circostanza che ha reso il caso diverso da quello dei vaccini tradizionali, per i quali il rischio dello sviluppo ricade prevalentemente sulle imprese produttrici. Secondo Mark Jit, professore di salute globale presso la NYU School of Global Public Health e autore dello studio, era quindi necessario valutare il rapporto tra queste risorse e i risultati ottenuti, considerando anche il contributo degli investimenti pubblici. Le analisi economiche sull’immunizzazione, infatti, tendono generalmente a concentrarsi sul prezzo di acquisto delle dosi, senza includere l’intero costo della ricerca e dello sviluppo. Una valutazione incompleta, soprattutto in una situazione eccezionale come quella pandemica.

Come è stato calcolato il ritorno economico

Per stimare il valore generato dalla vaccinazione, i ricercatori hanno confrontato i costi complessivi di sviluppo, produzione e distribuzione con una serie di indicatori sanitari ed economici riferiti a 173 Paesi. Tra gli elementi considerati figurano gli anni di vita guadagnati grazie alla riduzione della mortalità, i miglioramenti della qualità della vita associati alla prevenzione dei ricoveri e dei decessi, la produttività lavorativa preservata e le spese sanitarie evitate.

Per quantificare i benefici sono stati utilizzati due approcci distinti. Il primo è un’analisi costi-benefici, comunemente impiegata nelle valutazioni degli investimenti pubblici, che attribuisce un valore economico ai risultati ottenuti, compreso il salvataggio di vite umane. Il secondo è un’analisi costo-efficacia, utilizzata in ambito sanitario per stimare il valore degli interventi in rapporto alle risorse necessarie e ai costi assistenziali risparmiati. L’applicazione dei due metodi ha prodotto una forbice di risultati compresa tra 6.430 e 64.300 miliardi di dollari. La differenza dipende dai criteri utilizzati per attribuire un valore economico ai benefici sanitari. Nonostante l’ampiezza dell’intervallo, entrambe le valutazioni indicano un ritorno nettamente superiore all’investimento iniziale.

Le disuguaglianze nell’accesso hanno condizionato i risultati

Il ritorno economico dei vaccini non è stato distribuito uniformemente tra i Paesi. Dallo studio emergono differenze significative tra le economie ad alto reddito e quelle a basso e medio reddito. I primi hanno ottenuto i maggiori benefici economici, soprattutto grazie alla possibilità di accedere prima alle dosi, a una maggiore adesione alle campagne vaccinali e a sistemi di distribuzione più rapidi ed efficienti. A incidere è stata anche la composizione demografica: nei Paesi più ricchi la presenza di una popolazione mediamente più anziana ha comportato un maggiore rischio di complicanze gravi e, di conseguenza, un potenziale beneficio più elevato dalla prevenzione dei ricoveri e dei decessi.

La situazione è stata diversa per molti Paesi a basso e medio reddito, nei quali un accesso sufficientemente ampio ai vaccini è arrivato soltanto verso la fine del 2021. A quel punto, una parte consistente della popolazione aveva già contratto l’infezione e sviluppato una certa immunità. Nonostante i ritardi, questi Paesi hanno comunque registrato i maggiori risparmi sanitari e di produttività in rapporto alle rispettive economie e popolazioni.

Per Mark Jit, la disparità dimostra quanto sia importante predisporre meccanismi capaci di garantire un accesso più rapido ai vaccini proprio nei territori che ne hanno maggiore necessità.

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