Salute 4 Novembre 2026 17:58

Una generazione sedentaria: un adolescente su quattro non fa mai movimento

Un rapporto dell'Oms, basato su oltre 3,2 milioni di giovani in 140 Paesi, fotografa una situazione ancora critica: il 24,9% degli adolescenti tra gli 11 e i 17 anni non ha svolto neppure un giorno di attività fisica nella settimana precedente

di I.F.
Una generazione sedentaria: un adolescente su quattro non fa mai movimento

Non è soltanto una questione di sport, ma di salute pubblica, prevenzione e opportunità. Un adolescente su quattro nel mondo non pratica alcuna attività fisica: non ha accumulato nemmeno 60 minuti di movimento da moderato a intenso in un solo giorno della settimana. È il dato che emerge dal nuovo rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), A generation missing out: Global trends in adolescent physical activity, 2010–2025, che analizza l’andamento dell’attività fisica tra i giovani di età compresa tra 11 e 17 anni. La fotografia è il risultato di un’ampia analisi che ha messo insieme 389 indagini condotte in 140 Paesi e territori, per un totale di oltre 3,2 milioni di adolescenti, pari a quasi il 60% della popolazione mondiale in questa fascia d’età. Nel 2025, il 24,9% degli intervistati ha dichiarato di non aver svolto alcuna attività fisica nei sette giorni precedenti. In termini assoluti, significa circa 240 milioni di giovani. Il quadro appare ancora più preoccupante se si considera che soltanto il 14% degli adolescenti ha riferito di essere stato attivo tutti i giorni della settimana. In media, i ragazzi e le ragazze coinvolti nell’indagine hanno praticato attività fisica per 2,7 giorni settimanali. Complessivamente, l’86% non ha raggiunto i sette giorni di attività.

I rischi per la salute: cuore, diabete e alcuni tumori

A rendere il dato particolarmente rilevante è il suo impatto sulla salute presente e futura. L’OMS ricorda che “l’inattività fisica rappresenta un importante fattore di rischio per malattie cardiache, diabete di tipo 2 e alcuni tipi di cancro“. Non muoversi con regolarità durante l’adolescenza, dunque, non significa soltanto rinunciare ai benefici immediati dell’esercizio, ma anche perdere un’importante occasione di prevenzione. ” Aiutare i giovani a sviluppare abitudini attive fin da piccoli è fondamentale per proteggere la loro salute e ridurre l’impatto globale di queste patologie”, sottolinea l’Organizzazione in una nota. L’attività fisica regolare, infatti, favorisce una crescita sana, sostiene il benessere fisico e mentale e contribuisce a consolidare comportamenti che possono accompagnare le persone anche nell’età adulta.

Ragazze più sedentarie, il divario di genere resta

Tra gli aspetti più rilevanti del rapporto c’è la persistente differenza tra ragazzi e ragazze. In quasi tutti i Paesi analizzati, le adolescenti risultano meno attive dei coetanei maschi. Nel 2025, il 28% delle ragazze ha dichiarato di non aver svolto alcuna attività fisica nella settimana precedente, contro il 22% dei ragazzi. Anche la quota di chi riesce a essere attivo ogni giorno evidenzia una disparità: riguarda appena l’11% delle ragazze, rispetto al 17% dei maschi. Una distanza che, secondo l’OMS, non può essere ricondotta a differenze di interesse o capacità, ma riflette soprattutto opportunità di partecipazione non paritarie e ostacoli sociali, culturali e ambientali. L’adolescenza rappresenta infatti una fase decisiva per la costruzione di comportamenti destinati a influenzare la salute nel corso della vita. Se le ragazze non vengono adeguatamente sostenute nella pratica dell’attività fisica durante questi anni, le disuguaglianze rischiano di consolidarsi anche in età adulta. Il divario è stato richiamato anche dal direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus: “Negli ultimi 15 anni, il mondo non ha compiuto quasi alcun progresso nel promuovere l’attività fisica tra i giovani, e le ragazze sono quelle che restano maggiormente indietro”.

Quindici anni senza progressi significativi

A preoccupare non sono soltanto i livelli di inattività, ma anche la mancanza di miglioramenti. Dal 2010, infatti, la situazione globale è cambiata pochissimo. Nel 2025, l’86% degli adolescenti non ha raggiunto sette giorni di attività fisica settimanale: una percentuale sostanzialmente identica a quella registrata quindici anni prima. Le proiezioni al 2030 indicano che, senza interventi più incisivi, l’inattività resterà pressoché invariata. Nessun Paese, secondo il rapporto, è attualmente sulla strada per raggiungere l’obiettivo globale di ridurre del 15% l’inattività fisica rispetto ai livelli del 2010. Le differenze tra i Paesi dimostrano, tuttavia, che un cambiamento è possibile. La quota di adolescenti che non pratica alcuna attività fisica varia infatti dal 4% in alcuni contesti a oltre il 40% in altri. Un divario che richiama l’importanza delle condizioni sociali, culturali, economiche e ambientali nelle quali i giovani crescono.

Non basta chiedere ai giovani di muoversi di più

La sedentarietà adolescenziale non dipende esclusivamente dalle scelte individuali. L’OMS richiama l’attenzione sui contesti in cui i ragazzi vivono, studiano, si spostano e trascorrono il tempo libero. La mancanza di spazi sicuri e accessibili per camminare, andare in bicicletta, giocare o praticare sport può limitare concretamente le occasioni di movimento. A questo si aggiungono gli impegni scolastici, le aspettative familiari, le norme sociali e culturali e il crescente utilizzo delle tecnologie digitali. Per invertire la tendenza, dunque, non è sufficiente invitare gli adolescenti a fare più sport. Servono politiche capaci di rendere il movimento una possibilità concreta nella vita quotidiana, attraverso interventi che coinvolgano sanità, scuola, trasporti, sport, pianificazione urbana e servizi per i giovani. Il rapporto individua quattro priorità: trasformare i sistemi che influenzano l’attività fisica, ridurre il divario di genere, raggiungere gli adolescenti meno attivi e rafforzare la raccolta e l’utilizzo dei dati per monitorare i risultati. Tra le azioni indicate figurano il potenziamento dell’educazione fisica a scuola, la progettazione di spazi pubblici più sicuri, il miglioramento dei trasporti per favorire gli spostamenti attivi e programmi specifici per le ragazze e i giovani che incontrano maggiori ostacoli alla partecipazione. L’OMS sottolinea inoltre l’importanza di coinvolgere direttamente gli adolescenti nella progettazione delle politiche e degli ambienti destinati a loro.

L’attività fisica come investimento sulla salute futura

I benefici del movimento durante l’adolescenza vanno ben oltre il mantenimento di una buona forma fisica. L’attività regolare contribuisce al benessere mentale, favorisce l’apprendimento, rafforza le relazioni sociali e sostiene lo sviluppo dell’autostima. Nel lungo periodo, aiuta inoltre a ridurre il rischio di malattie non trasmissibili e favorisce stili di vita più sani in età adulta. Per questo, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, creare condizioni favorevoli al movimento significa investire non soltanto sulla salute dei giovani di oggi, ma anche su quella delle generazioni future. I prossimi anni saranno decisivi. Senza un impegno politico costante, investimenti a lungo termine e interventi coordinati tra i diversi settori, il rischio è che un’intera generazione continui a perdere i benefici di uno dei più importanti strumenti di prevenzione disponibili.

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