Salute 17 Aprile 2026 13:33

Tumori pediatrici, la sport therapy diventa parte dei percorsi clinici

Grazie al progetto europeo FORTEe-Get strong to fight childhood cancer, al via il protocollo europeo validato da FMSI ed EFSMA: coinvolti oltre 450 pazienti in 8 Paesi

di Redazione
Tumori pediatrici, la sport therapy diventa parte dei percorsi clinici

L’attività fisica entra sempre più stabilmente nei percorsi di cura pediatrici oncologici. Il progetto europeo FORTEe Get strong to fight childhood cancer raggiunge un nuovo traguardo: i protocolli di esercizio fisico di precisione sviluppati dal consorzio di ricerca hanno ottenuto il patrocinio scientifico della Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI) e della European Federation of Sports Medicine Associations (EFSMA). Un riconoscimento che segna un passaggio importante nella definizione della cosiddetta sport therapy, già sperimentata e sviluppata anche in Italia.

Un approccio che diventa modello europeo

I protocolli di esercizio sono stati messi a punto e testati anche presso il Centro Maria Letizia Verga di Monza, nell’ambito del progetto Sport Therapy promosso dalla Fondazione Maria Letizia Verga dal 2017. Nel complesso, le attività sono state adottate in dieci centri oncologici pediatrici europei distribuiti in otto Paesi – tra cui Italia, Spagna, Francia, Slovenia, Germania, Regno Unito e Danimarca – coinvolgendo oltre 450 bambini e adolescenti con patologie oncologiche. Una volta pubblicati, i protocolli saranno resi disponibili a livello globale con licenza Creative Commons, per consentirne la diffusione e l’utilizzo nei centri che si occupano di oncologia pediatrica.

“L’esercizio entra a pieno titolo nel percorso di cura”

A sottolineare la portata del riconoscimento è Francesca Lanfranconi, medico dello sport e ricercatrice in fisiologia umana presso il Centro Maria Letizia Verga, responsabile del progetto Sport Therapy. “Questo riconoscimento non è solo un attestato di qualità scientifica: è la conferma che l’esercizio fisico di precisione può e deve entrare a pieno titolo nel percorso di cura delle bambine, dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi con tumore”, afferma Lanfranconi. La ricercatrice evidenzia anche la complessità del lavoro svolto negli ultimi anni, finalizzato alla costruzione di protocolli sicuri e adattabili anche ai pazienti più fragili. “Lavorare per anni alla costruzione di protocolli sicuri, efficaci e adattabili alle condizioni anche dei pazienti più fragili è stato un impegno enorme per tutto il consorzio di ricerca”, spiega, sottolineando come la validazione da parte di istituzioni internazionali rappresenti “una testimonianza importante del metodo e della sua efficacia”.

Verso una possibile linea guida internazionale

Secondo gli sviluppi attuali, dai protocolli potrebbe nascere una futura linea guida internazionale condivisa con centri di ricerca e associazioni impegnate nel settore. “Da questi protocolli ci aspettiamo di poter creare una linea guida internazionale, in collaborazione con tutti i ricercatori e le associazioni nel mondo che si occupano di questa tematica”, aggiunge Lanfranconi. Il valore del riconoscimento è rafforzato dal ruolo delle due società scientifiche coinvolte. La FMSI, fondata nel 1929, è tra le più antiche società di medicina dello sport al mondo e rappresenta l’autorità di riferimento in Italia all’interno del CONI. L’EFSMA è invece il punto di riferimento europeo per la medicina sportiva, con attività focalizzate su ricerca, formazione e standard clinici. Il loro patrocinio congiunto conferisce ai protocolli FORTEe una validazione scientifica di rilievo internazionale, aprendo alla possibilità di una diffusione su scala globale.

Una rete europea per la ricerca

Il progetto è stato al centro della General Assembly in corso a Mainz, che riunisce i ricercatori delle 16 istituzioni coinvolte nei 8 Paesi partner del consorzio, coordinato dall’Università Johannes Gutenberg. All’incontro partecipa anche il team della Sport Therapy del Centro Maria Letizia Verga, insieme a due giovani pazienti-atleti che hanno preso parte alla sperimentazione, Valentina e Christian. L’analisi dei dati è ancora in corso, ma il Centro di Monza risulta tra quelli con il maggior numero di pazienti arruolati in Europa, circa 100 in totale. La diffusione dei risultati scientifici è attesa entro la fine del 2026.

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