Salute 8 Luglio 2026 15:47

Tumori, l’Oms: “Senza interventi urgenti quasi 35 milioni di nuovi casi entro il 2050”

Il nuovo Global Status Report on Cancer 2026 dell'Organizzazione mondiale della sanità e dell'IARC fotografa una crisi sanitaria in espansione. Oggi una persona su cinque svilupperà un tumore nel corso della vita 

di I.F.
Tumori, l’Oms: “Senza interventi urgenti quasi 35 milioni di nuovi casi entro il 2050”

Il cancro continua a rappresentare una delle principali emergenze sanitarie globali e il suo impatto è destinato ad aumentare nei prossimi decenni. È il quadro delineato dal Global Status Report on Cancer 2026, pubblicato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) insieme all’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), che invita i governi ad accelerare gli investimenti nella prevenzione e nel rafforzamento dei sistemi sanitari. Secondo il rapporto, nel 2024 sono stati registrati 20,6 milioni di nuove diagnosi e quasi 10 milioni di decessi per tumore. Se non verranno adottate misure efficaci, entro il 2050 i nuovi casi annuali saliranno a quasi 35 milioni, con un incremento di circa il 70%, alimentato dall’invecchiamento della popolazione, dalla crescita demografica e dalla maggiore esposizione ai principali fattori di rischio.

Una persona su cinque riceverà una diagnosi

Le stime dell’Oms indicano che una persona su cinque svilupperà un tumore nel corso della propria vita. Ma l’impatto della malattia va ben oltre chi riceve la diagnosi. Considerando anche familiari e caregiver, oltre il 90% della popolazione mondiale sarà coinvolto direttamente o indirettamente dall’esperienza del cancro almeno una volta nella vita. Il tumore rappresenta ormai una delle principali cause di morte prematura nel mondo. Tuttavia, il rapporto sottolinea che il peso della malattia non è distribuito in modo uniforme e continua a riflettere profonde differenze economiche e sociali.

I progressi della ricerca non raggiungono tutti

Negli ultimi anni la ricerca oncologica ha compiuto passi da gigante. Nuovi farmaci, terapie sempre più personalizzate, tecnologie diagnostiche avanzate e programmi di screening hanno migliorato significativamente la prognosi di molti tumori. Eppure, secondo l’Oms, questa è solo una parte della storia. Il vero problema oggi non è la mancanza di innovazione, ma il fatto che milioni di persone continuano a non beneficiare dei progressi scientifici. Le possibilità di sopravvivere dipendono ancora troppo spesso dal Paese in cui si vive, dal reddito e dalla capacità del sistema sanitario di garantire un accesso tempestivo alle cure. In altre parole, il divario non è più tra ciò che la medicina sa fare e ciò che non sa fare, ma tra ciò che è disponibile e ciò che è realmente accessibile ai pazienti.

Sopravvivere dipende ancora dal luogo di nascita

Il rapporto evidenzia come le disuguaglianze rappresentino oggi una delle principali sfide della lotta contro il cancro. Il tumore della mammella ne è un esempio emblematico. Nei Paesi ad alto reddito oltre l’85% delle donne è vivo a cinque anni dalla diagnosi, mentre nei Paesi a basso reddito la sopravvivenza scende sotto il 45%, soprattutto a causa della diagnosi tardiva e della limitata disponibilità di trattamenti efficaci. Anche gli obiettivi fissati dalle Nazioni Unite appaiono lontani. Soltanto 12 Paesi sono sulla buona strada per ridurre di un terzo la mortalità prematura per tumore entro il 2030, mentre 48 Paesi registrano un aumento dei decessi precoci legati alla malattia.

Accesso alle cure ancora troppo limitato

Le criticità riguardano l’intero percorso assistenziale. Quasi la metà della popolazione mondiale (47%) non dispone di un accesso adeguato ai servizi diagnostici di base. Ventitré Paesi sono ancora privi di strutture di radioterapia e la disponibilità dei farmaci oncologici essenziali resta fortemente disomogenea: nei Paesi a basso e medio reddito è compresa tra il 9% e il 54%, mentre in quelli ad alto reddito raggiunge valori tra il 68% e il 94%. A questo si aggiunge un ulteriore ostacolo: il peso economico delle cure. Secondo il rapporto, due Paesi su tre non includono ancora un’assistenza oncologica completa nei pacchetti di copertura sanitaria universale e, in alcuni contesti, i costi sono così elevati da costringere fino al 90% dei pazienti a interrompere i trattamenti prima del loro completamento.

Il cancro impoverisce famiglie e caregiver

Il documento dedica ampio spazio anche alle conseguenze sociali della malattia. L’indagine globale condotta dall’Oms mostra che il tumore continua ad avere effetti devastanti non solo sulla salute fisica, ma anche sul benessere psicologico, sulla stabilità economica e sulla vita familiare. Oltre la metà dei pazienti riferisce problemi di salute mentale dopo la diagnosi, almeno il 45% affronta gravi difficoltà economiche e quasi tutti i caregiver riportano elevati livelli di stress, isolamento sociale o un importante carico assistenziale. Circa la metà delle famiglie sostiene spese sanitarie considerate catastrofiche, mentre il costo economico globale del cancro potrebbe superare 33 mila miliardi di dollari tra il 2020 e il 2050, equivalenti a una perdita dello 0,55% del Pil mondiale ogni anno. Le testimonianze raccolte dall’Oms raccontano anche realtà in cui le famiglie sono costrette a scegliere tra pagare le cure e garantire l’istruzione ai figli, mentre lo stigma associato al tumore continua, in alcuni contesti, a rappresentare una barriera alla diagnosi e ai trattamenti.

La prevenzione resta l’arma più efficace

Nonostante il quadro preoccupante, il rapporto evidenzia che una parte consistente dei tumori potrebbe essere evitata. Secondo l’IARC, fino al 40% delle nuove diagnosi è prevenibile, intervenendo sui principali fattori di rischio già noti: tabagismo, consumo di alcol, alimentazione non equilibrata, obesità, sedentarietà, infezioni prevenibili con la vaccinazione ed esposizioni ambientali e professionali. Negli ultimi anni alcuni risultati sono stati raggiunti. Il consumo mondiale di tabacco è diminuito del 27% rispetto al 2010 grazie alle politiche di controllo promosse dall’Oms, mentre l’introduzione della vaccinazione contro il papillomavirus umano ha contribuito alla riduzione dei tumori correlati alle infezioni. Tuttavia la copertura vaccinale resta ancora insufficiente: solo il 31% delle ragazze riceve la prima dose di vaccino anti-HPV, ben lontano dall’obiettivo del 90% fissato per il 2030.

Un cambio di paradigma

Per invertire la tendenza, il rapporto individua sette raccomandazioni che ruotano attorno a tre grandi obiettivi: rafforzare le capacità dei sistemi sanitari, garantire una maggiore protezione alle persone e orientare gli investimenti verso interventi ad alto valore. Tra le priorità figurano l’integrazione della lotta ai tumori nella copertura sanitaria universale, il potenziamento della diagnosi precoce, un maggiore coinvolgimento di pazienti e caregiver nelle decisioni, il rafforzamento dei registri tumori e una ricerca sempre più orientata ai bisogni della salute pubblica e all’equità di accesso. Per l’Oms oggi la sfida non consiste soltanto nello sviluppare nuove terapie, ma nel fare in modo che i benefici della ricerca raggiungano tutti. Per questo, il rapporto invita governi e istituzioni a attribuire alla cura lo stesso valore della guarigione, investendo lungo l’intero percorso assistenziale: dalla prevenzione alla diagnosi precoce, dall’accesso ai trattamenti alle cure palliative, fino alla riabilitazione e al supporto psicologico. Solo così sarà possibile trasformare i progressi della medicina in un reale miglioramento della sopravvivenza e della qualità di vita delle persone colpite dal cancro, indipendentemente dal Paese in cui vivono.

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