Dalla chemioterapia alla medicina di precisione, fino all'immunoterapia e ai nuovi trattamenti personalizzati: in due decenni l'oncologia toracica ha cambiato profondamente le prospettive di cura
Il tumore del polmone non è più una malattia da affrontare con un’unica strategia terapeutica. La caratterizzazione molecolare, i farmaci a bersaglio specifico e l’immunoterapia hanno trasformato negli ultimi vent’anni lo scenario dell’oncologia toracica, aprendo possibilità che fino a poco tempo fa erano difficili da immaginare. Per alcune persone, anche con malattia avanzata, oggi è possibile ottenere un controllo della neoplasia per periodi prolungati. Ma i progressi non riguardano soltanto la sopravvivenza: cambiano anche i bisogni assistenziali, le aspettative e la possibilità di continuare a lavorare, coltivare relazioni e mantenere i propri progetti di vita. È in questo contesto che WALCE APS (Women Against Lung Cancer in Europe) celebra vent’anni di attività. Nata nel 2006, durante una fase di profonda trasformazione della ricerca oncologica, l’associazione ha costruito il proprio impegno attorno a informazione scientificamente corretta, prevenzione e sostegno alle persone che ricevono una diagnosi di tumore del polmone e ai loro familiari. Le celebrazioni si svolgono a Torino nella prima settimana di novembre, mese dedicato alla sensibilizzazione sul tumore del polmone. Quattro giornate di iniziative per rafforzare il dialogo tra persone assistite, caregiver, professionisti sanitari, istituzioni e società scientifiche. Il programma comprende il Be Mutual Days del 5 e 6 novembre, la nuova tappa della campagna nazionale “Esci dal Tunnel. Non bruciarti il futuro”, il convegno scientifico “Dalla ricerca alla cura: vent’anni di progressi e nuove sfide”, previsto per il 7 novembre, l’illuminazione della Mole Antonelliana il 6 novembre e la presentazione del volume dedicato ai vent’anni dell’associazione.
Negli ultimi 10-15 anni la mortalità per tumore del polmone si è ridotta complessivamente fino al 24%. Il calo è stato ancora più marcato nella fascia di età compresa tra 20 e 49 anni: tra il 2006 e il 2021 la riduzione è stata del 35,5% negli uomini e del 46,4% nelle donne. I progressi, tuttavia, non devono far dimenticare il peso della malattia. La sopravvivenza a cinque anni si attesta ancora al 16% negli uomini e al 23% nelle donne, mantenendo questa neoplasia tra quelle caratterizzate da una prognosi più severa. Come ricorda il Libro Bianco AIOM 2025, “la strada da fare è ancora molto lunga e impegnativa, e la prevenzione rimane l’arma più importante”. “Vent’anni non vogliono e non devono essere un traguardo, ma devono essere vissuti come una tappa, perché molto resta ancora da fare, a partire dal motivo che ha portato all’attribuzione del nome di questa Associazione: i numeri nella popolazione femminile sono tuttora in crescita”, afferma Silvia Novello, professore ordinario di Oncologia medica all’Università degli Studi di Torino, responsabile della SCDU Oncologia medica dell’AOU San Luigi Gonzaga di Orbassano e presidente WALCE. L’associazione ha costruito negli anni una rete di collaborazioni con aziende, istituzioni e altre realtà associative, trasformando il confronto in progetti concreti. Un lavoro che accompagna l’intero percorso della malattia, dalla prevenzione alla diagnosi, dalla cura all’ascolto. “Il nostro impegno nei prossimi anni sarà rivolto a rafforzare la prevenzione primaria, a rendere lo screening strumento routinario per le persone a forte rischio, a ridurre concretamente le disuguaglianze nell’accesso alle cure per chi ha già una diagnosi di tumore polmonare”, aggiunge Novello.
In vent’anni il trattamento del tumore del polmone è cambiato profondamente. Per decenni la chemioterapia ha rappresentato il principale riferimento terapeutico. La prima grande trasformazione è arrivata con la caratterizzazione molecolare delle neoplasie e lo sviluppo di farmaci a bersaglio molecolare, capaci di agire su specifiche alterazioni genetiche del tumore. La seconda rivoluzione è legata all’immunoterapia, che negli ultimi dieci-quindici anni ha assunto un ruolo sempre più rilevante nel trattamento della malattia avanzata e, più recentemente, anche in alcuni stadi precoci. Questi trattamenti non hanno sostituito la chemioterapia, ma in molti casi vengono associati a essa, secondo strategie terapeutiche sempre più personalizzate. Il cambiamento riguarda soprattutto il modo di affrontare la malattia: non esiste più un unico trattamento valido per tutte le persone con tumore del polmone. La scelta terapeutica richiede una caratterizzazione molecolare del singolo tumore, indispensabile per individuare le opzioni più appropriate. “La rivoluzione c’è stata, è tuttora in atto, specie se riferita ai trattamenti farmacologici”, spiega Massimo Di Maio, presidente AIOM, professore ordinario di Oncologia medica all’Università di Torino e direttore dell’Oncologia medica 1U dell’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino. “Fino a 20 anni fa avevamo solo la chemioterapia che, ovviamente, ha un ruolo importante, però è globalmente associata a risultati modesti in termini di efficacia. Da una patologia che sulla base della diagnosi istologica poteva contare su un trattamento uguale per tutti si è passati a una situazione in cui il trattamento può essere molto diverso da persona a persona, perché la scelta terapeutica oggi è preceduta da una caratterizzazione molecolare del singolo tumore”. Il percorso è iniziato con l’identificazione di alterazioni come quella del gene EGFR e si è progressivamente ampliato, portando alla scoperta di numerosi altri bersagli terapeutici. Oggi il tumore del polmone è tra le neoplasie per le quali viene riconosciuta l’importanza di pannelli molecolari estesi, proprio perché diverse alterazioni possono essere associate a farmaci già disponibili o a trattamenti in fase di sperimentazione.
La medicina di precisione non si esaurisce con la diagnosi. La caratterizzazione molecolare può diventare nuovamente decisiva anche quando la malattia progredisce e un trattamento iniziale perde efficacia. Il tumore, infatti, è caratterizzato da una biologia mutevole e può sviluppare meccanismi di resistenza ai farmaci, anche dopo una risposta iniziale molto positiva. In questi casi, una nuova biopsia e un’ulteriore analisi molecolare possono consentire di individuare le alterazioni che hanno determinato il fallimento della terapia e identificare altri possibili bersagli farmacologici. “In molti casi è importante acquisire il tessuto anche dopo la terapia iniziale, al momento della progressione, per fotografare i cambiamenti nella biologia del tumore e identificare i meccanismi di resistenza”, spiega Di Maio. Un passaggio che sottolinea anche la necessità di una gestione multidisciplinare. Oncologi, anatomopatologi, biologi molecolari e altre figure specialistiche devono collaborare per interpretare i risultati diagnostici e individuare il percorso più appropriato. La caratterizzazione molecolare, quindi, non rappresenta soltanto uno strumento per scegliere il primo trattamento, ma può accompagnare l’intero percorso terapeutico.
Al congresso ESMO 2026, svoltosi a Madrid, sono stati presentati risultati incoraggianti in diversi ambiti della ricerca sul tumore del polmone. Tra le novità segnalate dagli esperti figurano studi sul microcitoma, una forma particolarmente complessa e per lungo tempo caratterizzata da limitate innovazioni terapeutiche, e nuove ricerche sui trattamenti a bersaglio molecolare. Di Maio invita tuttavia a distinguere i risultati degli studi sperimentali dalle terapie già disponibili nella pratica clinica. Le evidenze presentate ai congressi scientifici possono indicare nuove direzioni di ricerca, ma i trattamenti devono completare il percorso di valutazione e ottenere le necessarie autorizzazioni regolatorie prima di poter essere utilizzati nella pratica assistenziale. Tra le prospettive future c’è anche lo sviluppo di approcci immunitari di nuova generazione, come i vaccini terapeutici attualmente oggetto di sperimentazione in altri tumori solidi. L’obiettivo è potenziare la risposta immunitaria, migliorare le possibilità di guarigione e ridurre il rischio di recidiva. Si tratta di un filone di ricerca promettente, che potrebbe estendersi anche al tumore del polmone.
L’evoluzione delle cure sta modificando anche le prospettive delle persone con tumore del polmone. In alcuni casi, soprattutto nella malattia avanzata, è oggi possibile ottenere un controllo della neoplasia per periodi prolungati attraverso sequenze terapeutiche e trattamenti adattati nel tempo alle caratteristiche della malattia. “Vent’anni fa, soprattutto nella malattia metastatica, avevamo poche opzioni terapeutiche e risultati limitati: oggi, invece, per una quota di persone possiamo ragionare in termini di anni di controllo della malattia, di sequenze terapeutiche, di progetti personali e familiari che continuano”, spiega Lucio Buffoni, direttore del Dipartimento funzionale oncologico e della SC Oncologia ed Ematologia oncologica dell’Ospedale Umberto Parini di Aosta. Il termine “cronicizzazione” descrive proprio questo cambiamento. Non significa che il tumore del polmone sia diventato una malattia cronica in senso generale, né che sia sempre possibile eliminarlo definitivamente. Indica piuttosto che, per alcuni gruppi di persone, il controllo della neoplasia può essere mantenuto a lungo, grazie a trattamenti che si adattano all’evoluzione della patologia. Anche Di Maio sottolinea il miglioramento delle prospettive per alcune categorie di persone. Chi presenta specifiche alterazioni molecolari, come le mutazioni di EGFR o le alterazioni di ALK, può oggi beneficiare di farmaci mirati che hanno modificato significativamente l’aspettativa di vita rispetto al passato. Anche una parte delle persone trattate con immunoterapia nella malattia avanzata può ottenere benefici molto prolungati. Non tutti, tuttavia, rispondono allo stesso modo. Restano situazioni nelle quali la malattia è particolarmente aggressiva o le condizioni generali sono già compromesse al momento della diagnosi, rendendo difficile affrontare un trattamento antitumorale attivo. È anche per questo che la diagnosi precoce e la prevenzione mantengono un ruolo decisivo.
Il miglioramento della sopravvivenza porta con sé bisogni nuovi. Per un numero crescente di persone, il percorso oncologico non si esaurisce con la conclusione di un trattamento, ma prosegue nella necessità di ritrovare un equilibrio nella vita quotidiana. Tornare al lavoro, recuperare le relazioni sociali e affettive, coltivare i propri interessi e mantenere una buona qualità di vita sono aspetti che assumono un peso crescente quando la malattia può essere controllata per periodi più lunghi. “La necessità di conciliare la storia oncologica della persona con la sua vita quotidiana” rappresenta, secondo Di Maio, una delle nuove sfide dell’oncologia toracica. La comunità scientifica è oggi più attenta alla qualità di vita e alla voce delle persone assistite, anche nella valutazione delle terapie innovative. Il concetto di lungovivenza, ovvero la necessità di guardare oltre il trattamento attivo e accompagnare le persone nel tempo, sta acquisendo spazio anche nel tumore del polmone. In questo scenario, le associazioni svolgono una funzione importante: aiutano a far emergere bisogni che non riguardano soltanto la malattia e i trattamenti, ma anche il modo in cui la persona riesce a vivere durante e dopo le cure.
Accanto all’innovazione terapeutica, la prevenzione continua a essere una delle priorità. Il fumo di tabacco rappresenta il principale fattore di rischio modificabile per il carcinoma polmonare ed è responsabile di almeno l’85% dei tumori polmonari diagnosticati nella pratica clinica. Per le persone ad alto rischio, in particolare forti fumatori ed ex fumatori, la tomografia computerizzata del torace a basso dosaggio ha dimostrato, negli studi randomizzati, di poter ridurre la mortalità per tumore del polmone. La sfida è rendere lo screening accessibile proprio alle persone che potrebbero trarne il maggiore beneficio, individuando precocemente la malattia e aumentando le possibilità di intervenire con trattamenti potenzialmente curativi. “Il tabagismo è responsabile dell’85% almeno dei tumori polmonari clinicamente diagnosticati, ma il fumo in generale è causalmente associato ad oltre 20 tipi di tumore solido”, sottolinea Enrica Capelletto, dirigente medico presso la SSD Oncologia toracica dell’AOU San Luigi Gonzaga di Orbassano. L’attenzione deve riguardare anche i nuovi prodotti a base di nicotina e i dispositivi elettronici per il fumo, spesso percepiti soprattutto dai più giovani come alternative a basso rischio. “Sappiamo che il vapore che ne scaturisce contiene sostanze irritanti per le vie aeree e numerose sostanze cancerogene certe, ma ancora mancano dati scientifici certi che possano descriverli come del tutto privi di rischi per la salute”, avverte Capelletto.
Nonostante le evidenze scientifiche sulla riduzione della mortalità, in Italia lo screening del tumore del polmone non è ancora offerto universalmente come misura di sanità pubblica. Sono stati avviati programmi multicentrici sostenuti dal Ministero della Salute, ma resta da costruire un modello capace di raggiungere in modo strutturato tutte le persone eleggibili sulla base del rischio. “Lo screening per il tumore del polmone in Italia non è ancora universalmente offerto come misura di salute pubblica”, osserva Di Maio, auspicando che possa diventare presto un’opportunità per tutti i cittadini che presentano i requisiti. La diagnosi precoce può fare la differenza perché consente di individuare la neoplasia in uno stadio nel quale sono maggiori le possibilità di ricorrere a trattamenti con finalità curativa. Per questo le campagne di sensibilizzazione, come quelle promosse da WALCE, si inseriscono in una strategia di prevenzione che deve coinvolgere istituzioni, professionisti sanitari e cittadini.
I numeri dell’associazione raccontano la dimensione dell’attività svolta dal 2006. WALCE conta oltre 1.000 associati volontari e ha supportato più di 2.500 persone attraverso incontri, corsi, laboratori ed eventi. Sul fronte della sensibilizzazione e della prevenzione, ha raggiunto 6.000 classi e circa 25.000 alunni delle scuole primarie e secondarie. Sono oltre 40 le campagne e le iniziative realizzate, più di 6.000 le spirometrie effettuate e oltre 22.000 i visitatori coinvolti nelle piazze in Italia e in Europa. A queste attività si aggiungono cortometraggi e materiali informativi. Tra gli appuntamenti centrali del ventennale c’è il Be Mutual Days, giunto all’ottava edizione, dedicato quest’anno al tema “Oncogene Driven Cancers: the new paradigm”. L’incontro, in programma il 5 e 6 novembre a Torino, riunisce esperti italiani e internazionali, persone con esperienza di malattia e caregiver, con l’obiettivo di mettere in dialogo ricerca scientifica e bisogni concreti. Il valore di questo modello di partecipazione emerge anche dalle testimonianze di chi ha incontrato l’associazione durante il proprio percorso di cura. “Nel 2024, quando ero già in terapia, arrivo all’incontro del Be Mutual Days ed entro in questo mondo del tutto nuovo per me dove inizio a capire il significato di associazione e a farne parte”, racconta Grazia Casella, associata WALCE. “Vivere questa esperienza cambia completamente la posizione e il ruolo del paziente. Mi sentivo e oggi mi sento non solo al centro di un sistema, ma a fianco del sistema, partecipando attivamente a tutto ciò che ruota attorno alla malattia e al percorso di cura. Noi pazienti abbiamo bisogno di informazioni sicure, chiare, comprensibili; l’informazione è la base, e WALCE cura moltissimo proprio questo aspetto”. Il programma prosegue il 7 novembre con il convegno scientifico “Dalla ricerca alla cura: vent’anni di progressi e nuove sfide”, dedicato all’aggiornamento e al confronto sulle prospettive dell’oncologia toracica. Nello stesso giorno e fino all’8 novembre, in piazza Carlo Alberto, farà tappa la campagna nazionale “Esci dal Tunnel. Non bruciarti il futuro”, iniziativa itinerante per sensibilizzare sui rischi legati al fumo e sulla prevenzione del tumore del polmone. A vent’anni dalla sua nascita, WALCE guarda dunque alle nuove possibilità offerte dalla ricerca, ma anche alle questioni che restano aperte. L’innovazione terapeutica ha cambiato le prospettive per molte persone, ma perché questo cambiamento produca risultati concreti è necessario che le nuove opportunità siano accessibili, che la diagnosi arrivi il prima possibile e che la presa in carico continui anche oltre il trattamento. Perché vivere più a lungo significa anche poter tornare a progettare il futuro.
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