Salute 30 Giugno 2026 12:47

Tumore del colon-retto: scoperto il dialogo tra geni e microbiota che ne favorisce la progressione

Uno studio identifica un nuovo meccanismo che collega una variante genetica dell'ospite alla presenza di Fusobacterium nucleatum, batterio associato ai tumori più aggressivi

di Redazione
Tumore del colon-retto: scoperto il dialogo tra geni e microbiota che ne favorisce la progressione

Negli ultimi anni il microbiota intestinale è entrato sempre più al centro della ricerca per il suo possibile ruolo nello sviluppo della malattia, ma resta ancora poco chiaro in che modo i batteri interagiscano con il patrimonio genetico dei pazienti. A fare un passo avanti nella comprensione di questi meccanismi è uno studio internazionale coordinato dai ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e dell’Università di Monastir (Tunisia), pubblicato sulla rivista scientifica Gut Microbes. I ricercatori hanno individuato un nuovo meccanismo che collega una variante del gene SLC22A4 alla presenza di Fusobacterium nucleatum, batterio sempre più frequentemente associato alla progressione del tumore del colon-retto. Lo studio contribuisce così a spostare l’attenzione dalla semplice associazione tra microbiota e tumore a una possibile spiegazione biologica del fenomeno.

Dalla correlazione a un possibile rapporto di causa

Fusobacterium nucleatum è un batterio normalmente presente nella cavità orale, ma numerosi studi hanno dimostrato che può essere riscontrato anche all’interno dei tumori del colon-retto, dove la sua presenza è stata associata a una prognosi meno favorevole e a una maggiore aggressività della malattia. Per capire perché questo microrganismo riesca a colonizzare alcuni tumori più di altri, gli autori hanno analizzato campioni tumorali e tessuti intestinali adiacenti di 99 pazienti. I risultati hanno mostrato che il rapporto tra Fusobacterium nucleatum ed Escherichia coli è significativamente più elevato nei tessuti tumorali rispetto a quelli sani e che questo squilibrio diventa progressivamente più marcato nei pazienti portatori di una particolare variante del gene SLC22A4, che codifica un trasportatore intestinale coinvolto nella comunicazione tra cellule della mucosa e microbiota.

Il ruolo della variante genetica

“La novità del nostro lavoro – spiega Giovambattista Pani, professore associato di Patologia generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore e corresponding author dello studio – è aver mostrato che non conta solo quali batteri siano presenti nell’intestino, ma anche come questi interagiscono con il patrimonio genetico dell’ospite e come questo ‘dialogo’ possa favorire o ostacolare la loro permanenza all’interno del tumore. Una variante genetica dell’ospite sembra favorire la sopravvivenza di un batterio associato al tumore del colon-retto, creando un ambiente più permissivo alla progressione della malattia. Il fatto che la variante coinvolga un trasportatore di membrana, e dunque una molecola naturalmente deputata alla comunicazione tra microbi ed ospite, rende la storia ancora più interessante”.

Cellule tumorali meno efficaci nel contrastare il batterio

Per comprendere il meccanismo biologico alla base del fenomeno, gli scienziati hanno utilizzato cellule staminali tumorali del colon geneticamente modificate per esprimere la variante di SLC22A4 associata a un maggior rischio di malattia. Le cellule, fornite dal gruppo del professor Ruggero De Maria Marchiano, ordinario di Patologia generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e presidente di Alleanza Contro il Cancro, hanno mostrato una risposta immunitaria innata meno efficace nei confronti di Fusobacterium nucleatum. In pratica, le cellule risultano meno capaci di eliminare il batterio, favorendone la permanenza all’interno del tumore. Si instaura così una sorta di “simbiosi” tra il microrganismo e le cellule tumorali che potrebbe contribuire alla progressione della malattia.

Nuove prospettive per la medicina di precisione

Secondo gli autori, saranno necessari ulteriori studi su popolazioni più ampie per confermare questi risultati. Tuttavia, il lavoro rafforza l’ipotesi che il tumore del colon-retto sia il risultato di una complessa interazione tra predisposizione genetica, ambiente e microbiota. “Negli ultimi anni – sottolinea Pani – è emerso con forza il ruolo del microbiota nello sviluppo del tumore del colon-retto; ma molto meno noto finora era il contributo dei fattori genetici dell’ospite nel modulare queste interazioni. Il nostro lavoro mostra che una specifica variante genetica del trasportatore intestinale SLC22A4 può favorire la permanenza di un batterio associato alla progressione tumorale, attenuando le difese innate delle cellule tumorali nei suoi confronti. Si tratta di un risultato che rafforza l’idea che il cancro sia il prodotto di una complessa interazione tra predisposizione genetica, ambiente e microbiota“. In prospettiva, spiegano i ricercatori, l’analisi combinata del profilo genetico del paziente e del microbiota tumorale potrebbe contribuire a individuare le persone a maggior rischio e a sviluppare strategie preventive e terapeutiche sempre più personalizzate, nell’ambito della medicina di precisione. Lo studio nasce dalla collaborazione tra l’Istituto di Patologia generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e l’Università di Monastir: “Questa ricerca – conclude Pani – non solo rappresenta un esempio di cooperazione scientifica internazionale nell’ambito della medicina traslazionale e della ricerca sul cancro, ma assume particolare significato anche alla luce dell’apertura del nostro Ateneo verso il continente africano attraverso il ‘Progetto Africa’”.

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