Un nuovo test urinario sviluppato da Stanford Medicine ha identificato il 95% dei tumori alla vescica localizzati, superando citologia e test del DNA. Potrebbe anche prevedere la risposta alle terapie.
Un nuovo test dell’RNA nelle urine potrebbe migliorare la diagnosi e il monitoraggio del tumore alla vescica e contribuire a prevedere la risposta ai trattamenti. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature Medicine dai ricercatori di Stanford Medicine e del VA Palo Alto Health Care System. Il test, denominato uRARE-seq, analizza i messaggi di RNA rilasciati dalle cellule tumorali nelle urine, anziché ricercare mutazioni del DNA.
La ricerca ha coinvolto 683 campioni provenienti da pazienti e volontari sani. Il test ha identificato correttamente il 95% delle persone con tumore alla vescica localizzato e ha classificato correttamente il 90% dei soggetti senza malattia, superando la citologia urinaria e un test basato sul DNA. Secondo i ricercatori, l’analisi dell’RNA potrebbe inoltre fornire informazioni sull’attività biologica del tumore e sulla sua probabile risposta all’immunoterapia con BCG o alla chemioterapia.
Negli Stati Uniti ogni anno vengono diagnosticati circa 85.000 nuovi casi di tumore alla vescica. La malattia presenta una frequente tendenza alla recidiva e richiede quindi controlli ripetuti nel tempo. La diagnosi e la sorveglianza si basano soprattutto sulla cistoscopia, attraverso l’inserimento nella vescica di un endoscopio che consente di individuare eventuali aree sospette. Secondo i dati riportati dai ricercatori, tuttavia, la procedura può non rilevare fino al 30% dei tumori. Nei pazienti ad alto rischio con una storia di tumore non muscolo-invasivo, inoltre, la cistoscopia può essere necessaria anche ogni tre mesi.
Dopo la rimozione chirurgica del tumore, molti pazienti ricevono il bacillo di Calmette-Guérin, o BCG, un ceppo batterico attenuato utilizzato anche nella vaccinazione contro la tubercolosi. Il trattamento viene introdotto direttamente nella vescica attraverso un catetere, generalmente una volta alla settimana per sei settimane, e può essere ripetuto come terapia di mantenimento per un periodo che arriva fino a tre anni. Il BCG stimola il sistema immunitario contro le cellule tumorali residue, ma non tutti i pazienti rispondono allo stesso modo. Prima dello studio non esisteva un metodo affidabile per prevedere quali persone avrebbero beneficiato maggiormente del trattamento. È in questo contesto che i ricercatori hanno cercato un approccio basato sulla biopsia liquida.
Diehn e Alizadeh lavorano da oltre dieci anni allo sviluppo di tecniche di biopsia liquida per individuare tracce tumorali nei fluidi biologici. Nel 2014 avevano sviluppato CAPP-Seq, una metodologia basata sul sequenziamento profondo del DNA tumorale circolante nel sangue, successivamente utilizzata anche per classificare sottotipi di linfoma e individuare segnali associati alla resistenza ai farmaci. L’obiettivo della nuova ricerca era trasferire un approccio analogo all’urina per migliorare diagnosi, sorveglianza e trattamento del tumore alla vescica.
L’analisi del DNA presenta però una difficoltà specifica. Le cellule normali del rivestimento della vescica possono accumulare mutazioni che si sovrappongono a quelle del tumore. Questo cosiddetto effetto campo può quindi portare un test del DNA a interpretare alcune alterazioni come segnali della presenza della malattia. Per distinguere le mutazioni tumorali da quelle delle cellule normali è spesso necessario confrontare il tessuto tumorale con quello sano dello stesso paziente.
L’RNA offre invece informazioni sull’attività dei geni in quel momento. I ricercatori hanno quindi sviluppato uRARE-seq, adattando una tecnica di sequenziamento dell’RNA e costruendo un pannello in grado di individuare frammenti di RNA rari nelle urine dei soggetti sani ma più abbondanti nei pazienti con tumori genitourinari. Applicato a campioni di tumore della vescica, del rene e della prostata, il test ha riprodotto le caratteristiche biologiche dei tumori e ha distinto anche le forme di tumore della vescica a basso e alto grado. L’approccio, secondo gli autori, consente quindi di ricercare una firma biologica della malattia senza dover conoscere preventivamente le specifiche mutazioni del tumore.
L’analisi dei 683 campioni ha mostrato che uRARE-seq era in grado di identificare il 95% dei casi di tumore alla vescica localizzato e di classificare correttamente il 90% delle persone senza malattia. Il test ha inoltre rilevato segnali compatibili con la presenza di malattia residua dopo l’intervento chirurgico e dopo il trattamento con BCG. Questi risultati sono stati migliori rispetto a quelli ottenuti con la citologia urinaria e con il test urinario basato sul DNA considerati nello studio.
La ricerca ha fornito anche indicazioni sulla possibile utilità dell’RNA per orientare la scelta terapeutica. Nei campioni raccolti prima del trattamento, i pazienti che avrebbero successivamente risposto al BCG presentavano una maggiore presenza di messaggi di RNA associati all’attività delle cellule T e alla segnalazione immunitaria. Nei pazienti che non avrebbero risposto al trattamento emergevano invece segnali compatibili con una rapida proliferazione delle cellule tumorali. A partire da queste caratteristiche, i ricercatori hanno sviluppato un biomarcatore destinato a prevedere la maggiore probabilità di risposta all’immunoterapia o alla chemioterapia.
Una simile applicazione potrebbe avere rilevanza anche in presenza di carenze di BCG, prodotto da un unico fornitore globale e soggetto a periodiche difficoltà di approvvigionamento. Un test validato potrebbe, secondo l’ipotesi dei ricercatori, aiutare a individuare i pazienti con maggiore probabilità di beneficio dal BCG e quelli per i quali valutare più precocemente alternative terapeutiche. Gli autori prevedono ora studi prospettici e multicentrici di dimensioni maggiori per validare uRARE-seq. Il lavoro presenta anche potenziali conflitti di interesse: alcuni autori possiedono partecipazioni in Resero Bio, spin-off di Stanford che mira a commercializzare la tecnologia, mentre diversi ricercatori hanno depositato brevetti relativi all’analisi dell’RNA libero nelle urine.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiorna