Presentato al Senato il progetto promosso da Fondazione Poliambulanza e Komen Italia, in collaborazione con il Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro
Tornare al lavoro dopo una diagnosi di tumore al seno non significa semplicemente riprendere un’attività interrotta. Per molte donne significa confrontarsi contemporaneamente con gli effetti delle terapie, i tempi delle cure, le caratteristiche della propria mansione, il rapporto con l’azienda e le tutele previste dalla normativa. Un percorso che può risultare frammentato e nel quale la dimensione professionale rischia di rimanere separata da quella sanitaria. È da questa esigenza che nasce Workon, il progetto dedicato al reinserimento lavorativo delle donne in cura per tumore al seno, presentato il 6 ottobre in conferenza stampa al Senato della Repubblica. L’iniziativa è promossa da Fondazione Poliambulanza e Komen Italia, in collaborazione con il Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, e mette intorno allo stesso tavolo sanità, istituzioni, associazionismo e mondo del lavoro. L’obiettivo è costruire un modello nel quale competenze cliniche, evidenze scientifiche e conoscenze giuslavoristiche possano dialogare per accompagnare la donna nel ritorno alla propria vita professionale.
La diagnosi oncologica può modificare profondamente la quotidianità di una persona. Il ritorno al lavoro rappresenta per molte donne una tappa importante nel recupero della propria autonomia e normalità, ma può essere condizionato dalle conseguenze delle terapie e dalla necessità di conciliare il percorso di cura con gli impegni professionali. Workon parte proprio da questa esigenza per provare a superare una gestione ancora troppo spesso frammentata. Il progetto non punta a introdurre una nuova figura sanitaria, ma a creare competenze specifiche e un raccordo stabile tra professionisti, affinché gli aspetti clinici e quelli lavorativi possano essere affrontati all’interno di un unico percorso. “Siamo orgogliosi di poter mettere la nostra professionalità al servizio di questo progetto, pensato per aiutare le donne che stanno affrontando un percorso di cura a non rinunciare a una parte importante della loro vita: il lavoro”, ha dichiarato Rosario De Luca, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro. “Da sempre i Consulenti del Lavoro svolgono un ruolo sociale rilevante e ora con WORKON avranno la possibilità di acquisire una formazione specifica anche in questo campo, che consentirà di ampliare ulteriormente le loro competenze e il loro impegno a fianco dei lavoratori più fragili”, ha aggiunto.
Il primo asse del progetto è quello scientifico. Workon prevede infatti la validazione di uno strumento destinato a valutare i fattori che possono favorire o ostacolare un rientro al lavoro sostenibile dopo una diagnosi oncologica. Lo studio multicentrico italiano coinvolgerà 380 donne in sei centri oncologici distribuiti tra Nord, Centro e Sud Italia. Il centro coordinatore sarà la Breast Unit della Fondazione Poliambulanza di Brescia, con il coinvolgimento della rete Komen Italia. L’obiettivo è raccogliere dati ed evidenze per comprendere quali elementi incidano maggiormente sulla possibilità di tornare al lavoro e, soprattutto, di farlo attraverso un percorso compatibile con le condizioni della donna, le esigenze della cura e quelle dell’attività professionale.
Il secondo asse riguarda direttamente il mondo del lavoro. Il progetto prevede un percorso formativo rivolto innanzitutto ai Consulenti del Lavoro, professionisti particolarmente rilevanti soprattutto nel tessuto delle piccole e medie imprese italiane. La formazione dovrebbe fornire loro gli strumenti per comprendere come gli effetti delle terapie possano incidere concretamente sulla vita professionale e per tradurre queste conoscenze in tutele, possibilità contrattuali e adattamenti organizzativi. Da qui l’idea del “job consultant oncologico”: un Consulente del Lavoro con una preparazione specifica sulle problematiche oncologiche, in grado di dialogare con le Breast Unit e di accompagnare la lavoratrice nel rapporto con il datore di lavoro e con gli altri interlocutori coinvolti. Una figura che potrebbe contribuire a costruire piani di rientro realistici, personalizzati e sostenibili, nel rispetto di quanto previsto dalla legge n. 106/2025. Il modello sarà sperimentato nell’ambito di Workon, con l’obiettivo di raccogliere evidenze che consentano di valutarne una possibile estensione su scala nazionale.
La conferenza stampa al Senato, promossa dai senatori Francesco Zaffini e Paola Mancini, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, della sanità, dell’associazionismo e del mondo del lavoro. Sono intervenuti, oltre ai due senatori, Alba Di Leone, presidente Komen Italia, Mario Taccolini, presidente di Fondazione Poliambulanza, Rosario De Luca, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, Alessandra Huscher, principal investigator di Workon, e Amy Signorini per Komen Italia. I lavori sono stati conclusi dalla ministra del Lavoro e delle Politiche sociali Marina Calderone. Il progetto rappresenta un ulteriore passaggio di un percorso già avviato: Workon era stato infatti portato all’attenzione della Commissione permanente lo scorso luglio. La conferenza stampa ha ampliato il confronto, mettendo in relazione competenze diverse intorno a un bisogno che emerge sia nella pratica clinica sia nell’esperienza delle donne che affrontano un percorso oncologico. La sfida è quindi quella di superare la separazione tra cura e vita professionale, considerando il lavoro non come un elemento estraneo al percorso oncologico, ma come una dimensione importante della vita della persona. Perché dopo una diagnosi di tumore al seno, la cura non riguarda soltanto la malattia. Riguarda anche la possibilità di continuare a progettare il proprio futuro, mantenere la propria autonomia e tornare, quando possibile, alla propria vita professionale.
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