Salute 16 Settembre 2026 11:22

Tumore al pancreas, nuovo esame del sangue rileva l’87% dei casi precoci

Lo studio internazionale pubblicato su Nature Medicine ha valutato PANXEON, una biopsia liquida che combina tre biomarcatori e intelligenza artificiale per individuare precocemente il tumore.

di Arnaldo Iodice
Tumore al pancreas, nuovo esame del sangue rileva l’87% dei casi precoci

Un nuovo esame del sangue sperimentale potrebbe contribuire a individuare il tumore al pancreas nelle fasi iniziali, quando la malattia è più curabile e le possibilità di intervento sono maggiori. A svilupparlo sono stati i ricercatori del City of Hope, una delle principali organizzazioni statunitensi impegnate nella ricerca e nella cura oncologica. I risultati di un ampio studio internazionale, pubblicato su Nature Medicine, indicano che la biopsia liquida, denominata PANXEON, è riuscita a identificare il tumore del pancreas negli stadi 1 e 2 nell’87% dei casi, mantenendo un tasso di falsi positivi contenuto. Lo studio ha coinvolto quasi 1.800 pazienti negli Stati Uniti, in Europa e in Asia, con l’obiettivo di verificare le prestazioni del test in differenti contesti clinici.

PANXEON ha inoltre individuato nel 64% dei casi la displasia di alto grado, una condizione precancerosa avanzata del pancreas. Il test non è tuttavia destinato a sostituire nell’immediato gli esami diagnostici già disponibili, ma potrebbe diventare uno strumento per selezionare le persone che necessitano di ulteriori approfondimenti.

Perché la diagnosi precoce è così importante

Il tumore del pancreas resta una delle neoplasie più difficili da diagnosticare tempestivamente. Secondo i dati riportati dai ricercatori, soltanto il 14% dei pazienti sopravvive almeno cinque anni dalla diagnosi e circa il 90% dei casi viene identificato quando la malattia è già in fase avanzata. In questa situazione il tumore può essersi diffuso ad altri organi e la possibilità di intervenire quando la malattia è ancora localizzata si riduce. È proprio su questa finestra temporale che punta PANXEON.

L’esame analizza un semplice campione di sangue alla ricerca di tre differenti segnali biologici associati al tumore pancreatico: i microRNA circolanti, i microRNA contenuti negli esosomi e la proteina CA19-9. I tre risultati vengono quindi integrati attraverso un sistema basato sull’intelligenza artificiale, che li combina in un unico punteggio utilizzato per stimare il rischio individuale.

Secondo Ajay Goel, autore senior dello studio e direttore del Dipartimento di Diagnostica Molecolare e Terapie Sperimentali del City of Hope, l’integrazione di più biomarcatori permette di ottenere un quadro più completo rispetto all’analisi di un singolo segnale. L’obiettivo non è quindi soltanto trovare il tumore quando è già presente, ma aumentare le possibilità di intercettarlo prima della comparsa dei sintomi, quando sono ancora disponibili diverse opzioni terapeutiche.

Il test ha identificato anche una condizione precancerosa

Un elemento di particolare interesse emerso dalla ricerca riguarda la capacità di PANXEON di individuare la displasia di alto grado, una condizione precancerosa avanzata che può precedere lo sviluppo di un tumore invasivo. I ricercatori riferiscono che il test è riuscito a riconoscerla in oltre il 64% dei casi. Questa possibilità potrebbe avere un ruolo soprattutto nella gestione delle cisti pancreatiche, alcune delle quali richiedono un monitoraggio nel tempo proprio per il rischio di trasformazione.

Attualmente la valutazione di queste lesioni si basa su esami di imaging e, quando necessario, su procedure ulteriori che possono essere invasive e non sempre consentono di stabilire con precisione quali pazienti siano destinati a sviluppare una neoplasia. Un test ematico capace di fornire informazioni aggiuntive potrebbe quindi contribuire a individuare le persone che necessitano di accertamenti più approfonditi o di un controllo più stretto. I risultati, tuttavia, non significano che PANXEON possa già essere utilizzato come strumento di screening generalizzato della popolazione. Lo stesso Goel sottolinea che la biopsia liquida dovrebbe affiancare, piuttosto che sostituire, l’imaging e gli altri strumenti diagnostici disponibili.

A chi potrebbe essere rivolto e quali sono i prossimi passi

La possibile utilità del nuovo esame riguarda soprattutto le persone che presentano un rischio maggiore di sviluppare un tumore del pancreas. Tra queste rientrano i soggetti con una predisposizione ereditaria, una storia familiare di carcinoma pancreatico, cisti pancreatiche o pancreatite cronica. Si tratta di categorie che possono già essere sottoposte a programmi di sorveglianza attraverso esami di imaging e altri controlli, ma per le quali individuare precocemente una trasformazione tumorale rimane complesso.

In questo contesto, un esame del sangue potrebbe rappresentare uno strumento aggiuntivo per stabilire quali pazienti debbano essere indirizzati verso ulteriori approfondimenti. La caratteristica distintiva di PANXEON è proprio la combinazione di tre biomarcatori differenti, valutati attraverso un modello di intelligenza artificiale, e la sua sperimentazione in persone con differenti livelli di rischio, anziché esclusivamente in soggetti sani. Il risultato dell’87% di identificazione dei tumori negli stadi 1 e 2 rappresenta un dato rilevante, ma deve essere interpretato nel contesto di uno studio sperimentale e non equivale ancora alla disponibilità di un nuovo esame diagnostico di routine. Saranno necessarie ulteriori valutazioni per stabilire come integrare il test nella pratica clinica e quale possa essere il suo effettivo impatto sulla diagnosi e sulla sopravvivenza.

Per Goel, anticipare la diagnosi significa soprattutto aumentare il tempo disponibile per intervenire prima che la malattia diventi più difficile da trattare.

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