Advocacy e Associazioni 16 Settembre 2026 08:46

“La voce che cura”: all’Hospice pediatrico di Padova i ragazzi diventano doppiatori

Dieci bambini e ragazzi con malattie rare, seguiti in cure palliative pediatriche, hanno trasformato il doppiaggio in un’occasione per esprimere emozioni, superare timidezze e costruire relazioni

di Redazione
“La voce che cura”: all’Hospice pediatrico di Padova i ragazzi diventano doppiatori

Quando una malattia entra nella vita di un bambino, il rischio è che finisca per occupare tutto lo spazio. Ci sono le visite, le terapie, gli esami, le difficoltà quotidiane e le preoccupazioni della famiglia. Ma c’è una parte della persona che continua a chiedere di essere ascoltata: la voglia di giocare, di creare, di raccontarsi, di sentirsi capace di fare qualcosa di nuovo. È da qui che parte “La voce che cura”, il percorso realizzato all’Hospice Pediatrico di Padova nell’ambito di ARDIRE 2, un progetto che ha portato il cinema dentro il percorso di cura di dieci bambini e ragazzi con malattie rare. Per mesi i giovani partecipanti hanno imparato a usare la voce come strumento di espressione: hanno scelto un personaggio, cercato l’intonazione giusta, interpretato emozioni, lavorato sulla respirazione e sull’espressività. Il microfono è diventato così un luogo in cui mettersi alla prova, affrontare paure e timidezze, incontrare gli altri e, soprattutto, trovare un modo diverso per raccontare se stessi. Il risultato più visibile è un cortometraggio nato dal film d’animazione Mavka e la foresta incantata. Ma il vero valore del progetto è nel percorso che ha portato fino a quel risultato: un’esperienza creativa costruita dentro un contesto di cura complesso e pensata per mettere al centro non la malattia, ma le possibilità dei ragazzi.

Quando il cinema entra nel percorso di cura

ARDIRE 2 è stato promosso dall’UOC Hospice Pediatrico dell’Azienda Ospedale-Università di Padova e dal Dipartimento Salute della Donna e del Bambino dell’Università degli Studi di Padova, insieme alla Fondazione La Miglior Vita Possibile e a Medicinema Italia ETS – Il Cinema è Cura. Il laboratorio si è sviluppato attraverso doppiaggio e interpretazione, con il coinvolgimento di professionisti del cinema, fonici e psicologi. I ragazzi hanno lavorato sulla voce e sulla riscrittura del copione, utilizzando il gioco e la creatività come strumenti per sviluppare competenze comunicative ed espressive e per favorire la collaborazione nel gruppo. È un passaggio importante: la creatività non viene proposta come qualcosa di separato dalla cura, ma come uno spazio complementare all’interno di un percorso sanitario e assistenziale.

Prestare la voce a un personaggio per ritrovare la propria

Scegliere come parlare, modificare il tono, dare intenzione a una frase, interpretare la paura, la gioia o la sorpresa richiede ascolto e consapevolezza. Per i partecipanti, questi esercizi sono diventati anche un modo per lavorare su aspetti difficili da esprimere direttamente. La voce ha assunto una doppia funzione: servire al personaggio e, allo stesso tempo, offrire ai ragazzi uno strumento per entrare in contatto con le proprie emozioni. Il laboratorio ha consentito di affrontare paure e timidezze, allenare la respirazione, migliorare l’espressività verbale e sviluppare una maggiore consapevolezza emotiva. La voce è diventata così uno strumento di relazione con il personaggio, con il gruppo e con il proprio mondo emotivo.

Dalla matita al microfono: la continuità di ARDIRE

ARDIRE 2 raccoglie l’eredità di ARDIRE 1 – Arte per DIRE, il precedente progetto che aveva coinvolto dodici persone assistite dell’Hospice Pediatrico di Padova in un percorso di arteterapia dedicato al disegno e al fumetto. Anche quella esperienza partiva dall’idea che l’arte potesse aiutare a raccontare la malattia, affrontare ansia e stress e sostenere la qualità della vita e le relazioni con le famiglie e con i professionisti sanitari. Con la seconda edizione cambia il linguaggio: dal disegno si passa al cinema e, soprattutto, alla voce. L’obiettivo resta però lo stesso: creare uno spazio nel quale la persona possa esprimersi al di là della diagnosi.

Il corto ispirato a “Mavka e la foresta incantata”

Il percorso ha preso forma a partire da Mavka e la foresta incantata (Mavka. The Forest Song), film d’animazione ucraino del 2023 diretto da Oleh Malamuž e Oleksandra Ruban e distribuito in Italia da Notorious Pictures. I giovani partecipanti ne hanno reinterpretato e doppiato una parte sotto la guida della doppiatrice Ida Sansone, dando vita a un corto che rappresenta il risultato finale del laboratorio. Sul piano artistico, il progetto ha quindi messo insieme cinema, doppiaggio e competenze tecniche. Sul piano assistenziale, ha fatto dialogare queste professionalità con psicologi, équipe sanitaria e ricerca scientifica.

Non solo laboratorio: il percorso è stato studiato

ARDIRE 2 non si è fermato alla dimensione creativa. Il progetto ha previsto un monitoraggio scientifico dei benefici associati all’esperienza del doppiaggio, attraverso uno studio osservazionale. La valutazione è stata costruita per seguire l’evoluzione dei partecipanti sul piano psicologico e attitudinale, prendendo in considerazione sia gli aspetti pratico-esecutivi sia quelli relazionali. Tra gli elementi osservati ci sono la situazione clinica generale e la qualità di vita, il livello di adattamento socio-emotivo e l’impatto del percorso sullo stato psicofisico. Particolare attenzione è stata dedicata anche alla gestione delle emozioni legate alla malattia inguaribile e alle cure palliative, nella dimensione personale, sociale e familiare. Il protocollo di valutazione è stato curato dal professor Francesco Pagnini dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, con il coinvolgimento del team di psicologhe dell’Hospice Pediatrico di Padova e di focus group mirati.

“Si sono aperti, hanno partecipato, hanno stretto legami”

I primi riscontri, pur ottenuti su un numero limitato di partecipanti, vengono descritti come incoraggianti. Secondo Franca Benini, direttrice dell’UOC Hospice Pediatrico dell’Azienda Ospedale-Università di Padova e responsabile scientifica del progetto, durante il laboratorio i ragazzi hanno mostrato una progressiva apertura, hanno partecipato alle attività e costruito legami. L’osservazione è particolarmente significativa in un contesto nel quale la dimensione relazionale può essere messa a dura prova dalla malattia e dalle sue conseguenze. Il progetto ha cercato invece di costruire un’esperienza condivisa, nella quale ciascuno potesse avere un ruolo e contribuire al risultato finale. Anche per le famiglie, secondo quanto riportato nel progetto, l’esperienza è stata positiva e motivante, con cambiamenti riferiti nei rapporti familiari e nella vita quotidiana.

Quando l’arte diventa una parte della cura

La filosofia di ARDIRE 2 si inserisce nel lavoro di Medicinema Italia ETS – Il Cinema è Cura, realtà nata per utilizzare cinema, arte e cultura come strumenti complementari nei percorsi rivolti alle persone fragili. L’organizzazione porta il cinema negli ospedali e nei luoghi di cura attraverso proiezioni a scopo terapeutico, percorsi formativi e laboratori creativi e affianca queste attività a protocolli di ricerca, collaborando con università e strutture sanitarie per studiare il rapporto tra cinema, benessere e cura. In questa prospettiva, ARDIRE 2 non propone l’arte come sostituto della medicina, ma come strumento complementare, capace di intervenire su dimensioni che il solo percorso clinico non può esaurire: relazione, emozioni, creatività, identità e partecipazione.

Una rete costruita intorno ai ragazzi

Il progetto è stato sostenuto da Fondazione Stevanato e dal Fondo Carta Etica di UniCredit, creando una rete tra istituzioni sanitarie, università, realtà non profit, professionisti del cinema e territorio. La responsabilità scientifica dell’iniziativa e del protocollo osservazionale è stata affidata a Franca Benini, con la collaborazione di Francesco Pagnini. È una rete che racconta una concezione della cura più ampia, nella quale alla dimensione clinica si affiancano quella psicologica, sociale e creativa.

Perché “la voce che cura” parla anche di dignità

In un Hospice pediatrico, la cura riguarda inevitabilmente anche la complessità della malattia e delle cure palliative. Ma riguarda allo stesso tempo il modo in cui un bambino o un ragazzo continua a vivere, costruire relazioni, desiderare, comunicare. Per questo il valore di un’esperienza come ARDIRE 2 non sta soltanto nell’aver realizzato un cortometraggio. Sta nell’avere creato un contesto nel quale dieci ragazzi hanno potuto sperimentarsi in un ruolo nuovo, imparare qualcosa, lavorare insieme e dare forma alle proprie emozioni. Una voce può servire a far parlare un personaggio. Ma, in questo caso, è diventata anche il modo per dare spazio a chi, troppo spesso, rischia di essere raccontato soltanto attraverso la propria malattia. E forse è proprio qui che il cinema incontra la cura: non nel cancellare la malattia, ma nel ricordare che, anche dentro un percorso difficile, una persona resta molto più grande della sua diagnosi.

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