One Health 2 Luglio 2026 09:53

Terremoti, Oms Europa: “Prepararsi al prossimo Big One”

A tre anni dal devastante sisma che colpì Turchia e Siria, i ministri della Salute riuniti a Istanbul approvano una dichiarazione congiunta per rafforzare la resilienza dei sistemi sanitari

di I.F.
Terremoti, Oms Europa: “Prepararsi al prossimo Big One”

I terremoti non si possono prevedere, ma ci si può preparare. È questo il messaggio lanciato da Istanbul, dove si sono riuniti circa 200 rappresentanti istituzionali, tra cui otto ministri della Salute provenienti dalle regioni Europa, Mediterraneo orientale, Africa e Pacifico occidentale dell’Organizzazione mondiale della sanità, per definire una strategia condivisa di protezione dei sistemi sanitari in vista del “prossimo Big One”. A tre anni dal terremoto che il 6 febbraio 2023 devastò la Turchia meridionale e la Siria nord-occidentale, l’Organizzazione mondiale della sanità Europa richiama i governi ad agire prima che si verifichi una nuova grande emergenza. L’obiettivo è evitare che ospedali e strutture sanitarie diventino essi stessi vittime del sisma, compromettendo la capacità di soccorso proprio nei momenti più critici.

Kluge: “Preparare oggi i sistemi sanitari significa salvare vite”

“I terremoti sono il più letale fra tutti i disastri naturali”, ricorda l’Oms. Tra il 2000 e il 2023 sono stati responsabili di oltre la metà delle vittime provocate da calamità naturali nel mondo. Nella sola Regione europea dell’Oms milioni di persone vivono e ricevono cure in edifici che non resisterebbero a un evento sismico di forte intensità. “Non possiamo prevenire i terremoti, ma possiamo preparare i nostri sistemi sanitari a salvare vite umane quando ogni minuto conta”, afferma il direttore regionale dell’Oms Europa, Hans Henri P. Kluge. Il riferimento è anche al recente terremoto che ha colpito il Venezuela. “Mentre ci riuniamo, il nostro pensiero va alla popolazione venezuelana, dove un potente terremoto ha appena causato vittime e danneggiato strutture sanitarie fondamentali per le comunità. È il promemoria più evidente del motivo per cui siamo qui”. Secondo Kluge, città come Istanbul, ma anche Napoli, rappresentano esempi emblematici della vulnerabilità di vaste aree densamente popolate. “Milioni di persone vivono, lavorano e ricevono cure in edifici che non sopravviverebbero a un forte terremoto. Un ospedale che crolla nei primi minuti di un sisma non potrà salvare vite nelle ore e nei giorni successivi”. Da qui la necessità di “ospedali costruiti per restare in piedi, squadre pronte a intervenire entro poche ore e piani di emergenza testati prima che siano necessari”. Per il direttore dell’Oms Europa “la lezione del 2023 è chiara: il momento di agire è adesso, negli anni di relativa tranquillità, non tra le macerie”.

Anche l’Italia tra i Paesi europei più esposti

L’incontro si è svolto a Istanbul, una delle città più esposte al rischio sismico dell’intera Regione europea. La faglia nord-anatolica, tra le più attive al mondo, attraversa il Mar di Marmara a sud della metropoli turca. Uno studio pubblicato nel 2025 ha individuato una faglia in grado di generare un terremoto di magnitudo 7 e le stime scientifiche indicano una probabilità compresa tra il 40% e il 60% che un evento di questa entità interessi Istanbul nei prossimi decenni. Ma il rischio riguarda anche altri Paesi europei. Secondo l’Oms, Grecia, Italia, Romania e Turchia concentrano quasi l’80% delle perdite economiche medie annue dovute ai terremoti in Europa, stimate in circa 7 miliardi di euro l’anno. Nonostante ciò, la percezione del rischio rimane bassa: oltre un cittadino europeo su tre vive in un’area a rischio sismico moderato o elevato, ma soltanto uno su otto ritiene di essere realmente esposto.

La lezione del terremoto del 2023

Il terremoto del 6 febbraio 2023 rappresenta il punto di riferimento dell’intera conferenza. In Turchia il bilancio ufficiale conta 53.697 morti, oltre 107 mila feriti e più di 3,5 milioni di persone evacuate. Almeno 15 ospedali hanno riportato danni e circa il 28% delle perdite complessive ha riguardato strutture sanitarie e altri edifici non residenziali. Quando un ospedale smette di funzionare proprio mentre aumenta il numero dei feriti, spiegano gli esperti dell’Oms, si crea un pericoloso collo di bottiglia nell’assistenza che può tradursi in morti evitabili. Le conseguenze, però, non si esauriscono con la fase acuta dell’emergenza. Dopo un grande terremoto aumentano significativamente depressione, ansia e altri disturbi della salute mentale, mentre il fabbisogno riabilitativo può protrarsi per anni, soprattutto per le persone che riportano disabilità permanenti. Anche gli operatori sanitari e i soccorritori pagano un prezzo elevato: quasi la metà di coloro che hanno partecipato agli interventi del 2023 in Turchia ha riferito effetti fisici o psicologici durante o dopo la missione. In quell’occasione l’Oms coordinò il dispiegamento di 39 squadre mediche d’emergenza provenienti da 22 Paesi, il più grande intervento di questo tipo mai realizzato nella storia della Regione europea dell’organizzazione.

La dichiarazione di Istanbul: ospedali più sicuri e piani di risposta

Al termine dei lavori è stata approvata una dichiarazione congiunta che individua le priorità per rendere i sistemi sanitari più resilienti ai terremoti. Tra gli impegni richiesti ai governi figurano la costruzione di nuovi ospedali e cliniche secondo standard antisismici, l’adeguamento delle strutture esistenti, la predisposizione di sistemi di riserva per energia elettrica, acqua e forniture essenziali, affinché i servizi possano continuare a funzionare anche in condizioni estreme. Secondo le stime delle Nazioni Unite richiamate dall’Oms, integrare criteri antisismici nella progettazione di un nuovo ospedale comporta un incremento inferiore al 4% del costo complessivo dell’opera. L’adeguamento delle componenti critiche di una struttura esistente può invece richiedere investimenti pari ad appena l’1% del valore dell’edificio, consentendo però di proteggerne fino al 90%. La dichiarazione invita inoltre i Paesi a mantenere squadre mediche di emergenza addestrate e immediatamente disponibili, organizzare esercitazioni periodiche, rafforzare il coordinamento tra sanità, protezione civile, pianificazione urbana e gestione delle risorse idriche, garantire una comunicazione tempestiva alla popolazione e contrastare la disinformazione durante le emergenze. Particolare attenzione viene infine riservata alla tutela degli operatori sanitari e delle persone più vulnerabili, tra cui anziani, persone con disabilità e popolazioni sfollate.

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