Salute 12 Gennaio 2026 16:48

Teplizumab approvato in UE: una nuova possibilità per rallentare l’evoluzione del diabete di tipo 1 allo stadio 2

Per la prima volta in Europa è disponibile una terapia in grado di intervenire sul meccanismo autoimmune alla base del diabete di tipo 1, modificandone il decorso naturale prima dell’esordio clinico

di Redazione
Teplizumab approvato in UE: una nuova possibilità per rallentare l’evoluzione del diabete di tipo 1 allo stadio 2

La Commissione Europea ha approvato teplizumab per il ritardo della progressione allo stadio 3 del diabete di tipo 1 (T1D) in adulti e bambini dagli otto anni in su con T1D allo stadio 2. L’approvazione segue il parere positivo del Committee for Medicinal Products for Human Use (CHMP) dell’EMA e si basa sui risultati dello studio registrativo di fase 2 TN-10.

Si tratta di un passaggio storico: teplizumab è la prima terapia modificante la malattia approvata nell’Unione Europea per il diabete di tipo 1 autoimmune.

Le evidenze cliniche: ritardare l’esordio clinico è possibile

Lo studio TN-10 (NCT01030861) ha dimostrato che un singolo ciclo di trattamento con teplizumab è in grado di ritardare l’insorgenza del T1D allo stadio 3 di una mediana di circa due anni rispetto al placebo, in soggetti con T1D allo stadio 2.

Al termine dello studio, la proporzione di pazienti che rimanevano nello stadio 2 era quasi doppia nel gruppo trattato rispetto al placebo (57% vs 28%). Un dato clinicamente rilevante, soprattutto se si considera il carico terapeutico e psicologico associato alla diagnosi di diabete clinico.

Il profilo di sicurezza è risultato coerente con quanto già osservato negli studi precedenti: gli eventi avversi più frequenti sono stati linfopenia transitoria (75% dei partecipanti) e rash cutaneo (36%), eventi attesi e generalmente reversibili.

Un cambio di paradigma nel trattamento del T1D

«Per la prima volta possiamo offrire ai pazienti e alle famiglie in Europa una terapia progettata per agire sul processo immunitario alla base del diabete di tipo 1», ha dichiarato Olivier Charmeil, Executive Vice President, General Medicines, Sanofi. «Teplizumab ha il potenziale di ritardare la progressione naturale della malattia e di preservare la funzione delle cellule beta».

L’obiettivo non è sostituire l’insulina, ma posticipare l’ingresso nello stadio clinico, guadagnando tempo prezioso in una fase della malattia in cui il paziente è ancora asintomatico.

Lo studio TN-10 in sintesi

TN-10 è uno studio randomizzato, controllato con placebo e in doppio cieco che ha arruolato 76 soggetti di età compresa tra 8 e 45 anni, tutti familiari di persone con T1D autoimmune e con criteri diagnostici di stadio 2 (almeno due autoanticorpi associati al T1D e disglicemia).

I partecipanti sono stati randomizzati a ricevere un singolo ciclo di 14 giorni di teplizumab (n=44) o placebo (n=32).

  • Endpoint primario: tempo alla diagnosi di T1D allo stadio 3
  • Endpoint secondari: sicurezza e tollerabilità

I risultati hanno mostrato un tempo mediano alla diagnosi di 48,4 mesi nel gruppo teplizumab contro 24,4 mesi nel gruppo placebo. L’hazard ratio per la progressione a T1D clinico è stato 0,41 (IC 95%: 0,22–0,78; p=0,006).

Teplizumab: dove è già disponibile

Teplizumab (commercializzato come Tzield al di fuori dell’UE) è già approvato negli Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Cina, Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Kuwait per la stessa indicazione.

A seguito della raccomandazione positiva del CHMP, Sanofi ha comunicato che non procederà con una seconda richiesta di indicazione per l’uso di teplizumab nel T1D allo stadio 3 di recente diagnosi. Ulteriori valutazioni regolatorie sono comunque in corso.

Un ripasso utile: gli stadi del diabete autoimmune di tipo 1

Il diabete di tipo 1 è una patologia autoimmune progressiva caratterizzata dalla distruzione delle cellule beta pancreatiche. La sua evoluzione è oggi descritta in quattro stadi:

  • Stadio 1: presenza di =2 autoanticorpi specifici, normoglicemia, assenza di sintomi
  • Stadio 2: autoanticorpi persistenti e disglicemia, ancora in assenza di sintomi clinici
  • Stadio 3: iperglicemia clinica con comparsa dei sintomi tipici e necessità di terapia insulinica
  • Stadio 4: malattia di lunga durata, con marcata perdita della massa beta-cellulare e possibili complicanze croniche

È proprio nello stadio 2, finestra ancora presintomatica ma già biologicamente attiva, che l’intervento immunomodulante di teplizumab trova il suo razionale clinico

GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Nutri e Previeni

Non solo il prosciutto cotto è cancerogeno: quattro cibi da consumare con moderazione

Carni lavorate sotto la lente dell’Oms e inserite nella stessa categoria del tabacco. L’immunologo Mauro Minelli spiega i rischi, le corrette abitudini e quali altri quattro alimenti merit...
di Viviana Franzellitti
Salute

Scrivere a mano non è un vezzo: salva memoria, concentrazione e fantasia

Rinunciare alla scrittura manuale significa perdere un prezioso allenamento per mente e linguaggio. Scopri perché gli esperti ritengono carta e penna insostituibili per il cervello
di Viviana Franzellitti
Salute

Giornata Mondiale dell’Abbraccio: quando il contatto cura più di quanto immaginiamo

Studi neuroscientifici e psicologici rivelano come l’abbraccio attivi ossitocina, riduca cortisolo e rafforzi le difese immunitarie, offrendo una risposta concreta all’isolamento emotivo d...
di Arnaldo Iodice