Salute 9 Ottobre 2026 11:55

Tabagismo, cure a pagamento in quasi 3 Centri su 10

In Italia il fumo provoca circa 90mila morti ogni anno, ma l'accesso ai percorsi per smettere di fumare presenta ancora forti disuguaglianze territoriali ed economiche. A evidenziarlo è l'indagine nazionale di FeDerSerD e CeRCo. 

di Redazione
Tabagismo, cure a pagamento in quasi 3 Centri su 10

In Italia oltre 11 milioni di persone sono interessate dal tabagismo, una dipendenza responsabile di circa 90mila decessi ogni anno e di costi sanitari e sociali superiori a 26 miliardi di euro. Eppure, per chi decide di smettere di fumare, l’accesso alle cure non è ancora garantito in maniera uniforme sul territorio nazionale. Quasi tre Centri antifumo su dieci prevedono infatti percorsi a pagamento, mentre le modalità di presa in carico e l’organizzazione dei servizi variano sensibilmente da una struttura all’altra. È quanto emerge dalla survey nazionale “Percorsi di cura per i Tabagisti in Italia”, realizzata da FeDerSerD (Federazione Italiana degli Operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze) in collaborazione con CeRCo.

L’indagine, condotta tra luglio 2025 e marzo 2026 attraverso un questionario di 40 domande, ha raccolto 162 risposte, di cui 156 considerate idonee all’analisi. Il 95% delle strutture partecipanti è pubblico e l’85% è riconducibile ai Servizi per le Dipendenze (SerD), che rappresentano dunque una componente centrale della rete assistenziale dedicata al trattamento del tabagismo. Nel 2024, i Centri coinvolti hanno preso in carico complessivamente 12.078 pazienti, una cifra che secondo FeDerSerD potrebbe salire a 15-18mila considerando l’intera rete dei servizi.

Tra i pazienti per i quali sono disponibili informazioni anagrafiche, il 51,96% è costituito da uomini e il 48,04% da donne. Oltre la metà (52,83%) ha almeno 55 anni, mentre il 10,45% appartiene alla fascia di età compresa tra 15 e 34 anni.

Accesso alle cure ancora disomogeneo

Uno degli aspetti più critici evidenziati dalla rilevazione riguarda le condizioni di accesso ai trattamenti. Se il 61,5% dei Centri dichiara di offrire percorsi gratuiti, il 28,8% segnala modalità a pagamento e il 14,1% altre formule, comprese quelle che prevedono ticket o contributi parziali. Le risposte potevano essere multiple, ma il quadro restituisce comunque una significativa disomogeneità nell’offerta assistenziale. Nell’83,3% delle strutture l’accesso avviene su appuntamento, mentre il 31,4% prevede anche la possibilità di presentarsi direttamente.

“Il tabagismo è una dipendenza patologica a tutti gli effetti e deve essere affrontato con la stessa attenzione riservata alle altre dipendenze”, dichiara Roberta Balestra, presidente di FeDerSerD, sottolineando come le differenze organizzative ed economiche rischino di trasformarsi in disuguaglianze per i cittadini.

“Non possiamo accettare che la possibilità di smettere di fumare dipenda dalla Regione di residenza o dalla necessità di sostenere un costo. Occorre garantire accesso gratuito, presa in carico multidisciplinare e continuità terapeutica, valorizzando le competenze dei SerD e rafforzando l’integrazione con gli altri servizi sanitari”.

Trattamenti farmacologici e supporto psicologico: come lavorano i Centri antifumo

La survey fotografa anche l’organizzazione clinica dei servizi e le professionalità coinvolte. Complessivamente, nelle strutture analizzate operano 213 medici, 192 psicologi, 173 infermieri, 89 educatori professionali e 55 assistenti sociali, oltre ad altre figure professionali. La consulenza medica è disponibile nel 92,9% dei Centri, mentre l’88,5% offre interventi di supporto psicologico-comportamentale. Meno diffusa è invece la presenza di gruppi di sostegno, attivi nel 47,4% delle strutture.

Per quanto riguarda i trattamenti farmacologici, l’85,3% dei Centri dichiara di utilizzare la citisina, il 37,8% il bupropione e il 46,2% altri farmaci, prevalentemente sostituti della nicotina. La rilevazione è precedente alla disponibilità della nuova formulazione di citisina rimborsata dal Servizio sanitario nazionale, un cambiamento che, secondo i dati riportati da FeDerSerD, avrebbe già favorito almeno 5mila nuovi accessi ai SerD nell’arco di circa sei mesi del 2026.

“La disponibilità della citisina rimborsata per un ciclo di cura rappresenta un passaggio importante perché dimostra quanto l’accessibilità delle terapie possa stimolare la domanda di cura”, osserva Alfio Lucchini, past president di FeDerSerD.

Un risultato che pone però anche la questione della capacità dei servizi di rispondere all’aumento delle richieste. “La sfida è trasformare questa nuova domanda in percorsi terapeutici stabili, accessibili e capaci di prevenire le ricadute”, aggiunge Lucchini.

Continuità assistenziale e integrazione con il territorio

La presa in carico delle persone con dipendenza da nicotina richiede anche un collegamento tra i diversi livelli dell’assistenza sanitaria. Su questo fronte, il 78,2% dei Centri dichiara di collaborare con i medici di medicina generale, il 59,6% con i servizi di salute mentale, il 57,7% con le strutture ospedaliere, in particolare pneumologia e cardiologia, e il 54,5% con i distretti sanitari.

La continuità delle cure rappresenta un altro elemento fondamentale per prevenire le ricadute. Il 35,3% dei Centri prevede controlli a un mese dalla dimissione, il 57,7% a tre mesi, il 60,3% a sei mesi e il 62,8% a dodici mesi. Tre strutture su quattro utilizzano inoltre questionari per valutare la qualità percepita dai pazienti.

I risultati dell’indagine saranno al centro del confronto in occasione del XV Congresso nazionale FeDerSerD, in programma a Napoli dal 14 al 16 ottobre. Tra le priorità individuate dalla Federazione figurano il superamento delle differenze territoriali, l’uniformità delle modalità di accesso, il potenziamento del personale e della formazione e una maggiore integrazione dei percorsi per il trattamento del tabagismo nelle reti territoriali, comprese le Case della Comunità.

L’obiettivo, ribadisce FeDerSerD, è riconoscere pienamente la dipendenza da nicotina come una condizione che richiede percorsi terapeutici strutturati, gratuiti e continuativi, nell’ambito delle garanzie assistenziali del Servizio sanitario nazionale.