Salute 3 Settembre 2026 15:31

Stress, il cortisolo manda in tilt il “GPS” del cervello: cosa succede alla memoria

Uno studio della Ruhr University Bochum su 39 uomini sani mostra che il cortisolo può compromettere la capacità di orientarsi e modificare l’attività della corteccia entorinale, una regione coinvolta nella navigazione e nella memoria

di Viviana Franzellitti
Stress, il cortisolo manda in tilt il “GPS” del cervello: cosa succede alla memoria

Lo stress potrebbe avere effetti sul cervello ancora più concreti di quanto immaginiamo. Non soltanto difficoltà di concentrazione, stanchezza o problemi nel ricordare qualcosa: anche la capacità di orientarci nello spazio può risentire dell’aumento del cortisolo, l’ormone prodotto dall’organismo in risposta allo stress. A mostrarlo è uno studio del 2026 condotto da ricercatori della Ruhr University Bochum, in Germania, su 39 uomini sani di età compresa tra 19 e 34 anni. I partecipanti hanno ricevuto in due diverse occasioni 20 mg di cortisolo oppure un placebo e, circa 40 minuti dopo, sono stati sottoposti a una risonanza magnetica funzionale mentre eseguivano un test di navigazione virtuale. I risultati, pubblicati su PLOS Biology, indicano che il cortisolo ha peggiorato la capacità di ritrovare la propria posizione e ha modificato l’attività di una regione cerebrale fondamentale per la rappresentazione dello spazio.

Il test per capire come lo stress modifica l’orientamento

Per studiare gli effetti del cortisolo, i ricercatori hanno utilizzato un ambiente virtuale nel quale i partecipanti dovevano raggiungere una determinata posizione e successivamente ritrovare la strada verso il punto di partenza. In alcune prove potevano contare anche su un punto di riferimento visivo, mentre in altre dovevano affidarsi soprattutto alle informazioni relative ai propri movimenti. Ogni partecipante ha svolto il test sia dopo l’assunzione di cortisolo sia dopo il placebo, a distanza di una settimana, permettendo così di confrontare le prestazioni della stessa persona nelle due condizioni.

Con il cortisolo aumentano gli errori nella navigazione

Il risultato principale riguarda la cosiddetta path integration, cioè la capacità di utilizzare le informazioni sui propri spostamenti per stimare dove ci si trova rispetto a un punto di riferimento. Dopo il cortisolo, i partecipanti hanno commesso errori significativamente maggiori nel determinare la posizione di arrivo. L’effetto non dipendeva né dalla distanza percorsa né dalla presenza di riferimenti spaziali: l’aumento del cortisolo sembrava quindi compromettere in modo generale la capacità di integrare le informazioni necessarie per orientarsi.

Nel mirino c’è la corteccia entorinale

La parte più interessante dello studio riguarda però ciò che è accaduto contemporaneamente nel cervello. La risonanza magnetica ha permesso di osservare l’attività della corteccia entorinale, una regione situata vicino all’ippocampo e coinvolta nei processi di memoria e orientamento. Qui i ricercatori hanno analizzato le cosiddette rappresentazioni grid-like, considerate un indicatore dell’attività delle grid cells, cellule che contribuiscono a costruire una rappresentazione interna dello spazio. Dopo il cortisolo, queste rappresentazioni risultavano ridotte rispetto alla condizione con placebo.

Il cervello costruisce una mappa interna dell’ambiente

Le grid cells sono particolarmente importanti perché aiutano il cervello a rappresentare distanze e posizione nello spazio. Il loro funzionamento contribuisce a permetterci di capire dove siamo anche quando non abbiamo continuamente davanti agli occhi un punto di riferimento. Lo studio suggerisce quindi che l’aumento del cortisolo possa interferire proprio con uno dei sistemi neurali che permettono al cervello di costruire e utilizzare questa sorta di mappa interna dell’ambiente. Le rappresentazioni grid-like osservate nella corteccia entorinale erano inoltre associate alle prestazioni nella navigazione, rafforzando il collegamento tra l’attività di questa regione e la capacità di orientarsi.

Perché questo risultato interessa anche la ricerca sull’Alzheimer

La corteccia entorinale non è importante soltanto per la navigazione. È una regione strettamente collegata alla memoria e rappresenta una delle aree cerebrali particolarmente interessanti nello studio della malattia di Alzheimer. Proprio per questo gli autori hanno sottolineato l’importanza di comprendere meglio il rapporto tra stress, cortisolo e funzionamento della corteccia entorinale. La ricerca, tuttavia, non dimostra che lo stress provochi l’Alzheimer e non consente di affermare che il cortisolo abbia un effetto sulla progressione della malattia. Si tratta di un possibile collegamento biologico che dovrà essere approfondito da studi successivi.

Cosa cambia per chi vive sotto stress

Il risultato offre una spiegazione in più a un’esperienza comune: quando siamo sotto pressione possiamo sentirci più confusi, distratti o meno efficienti anche nelle attività che normalmente svolgiamo senza difficoltà. In questo studio, però, è stato analizzato l’effetto di una somministrazione acuta di cortisolo in un gruppo molto specifico di giovani uomini sani. Non sappiamo quindi se gli stessi effetti siano presenti nello stesso modo nelle donne, nelle persone anziane o in chi vive una condizione di stress cronico. Il lavoro non suggerisce inoltre che un normale episodio di stress possa causare danni permanenti al cervello.

Dal laboratorio alla pratica clinica: cosa sappiamo davvero

La ricerca aggiunge un tassello alla comprensione di come gli ormoni dello stress possano modificare temporaneamente alcune funzioni cognitive. Prima di poter tradurre questi risultati in strumenti diagnostici o interventi clinici saranno necessari studi più ampi, con popolazioni diverse e soprattutto ricerche in grado di chiarire gli effetti dell’esposizione prolungata allo stress. Per i pazienti, il dato più importante è quindi ancora quello della ricerca di base: capire come lo stress interagisce con le aree cerebrali coinvolte nella memoria e nell’orientamento potrebbe contribuire, in futuro, a individuare meglio i meccanismi attraverso cui condizioni di stress prolungato influenzano la salute neurologica.

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