Al V Congresso nazionale della Federazione a Lecce, focus su prevenzione del rischio, continuità assistenziale e ruolo dell’ostetrica di comunità. Vaccari: "La sicurezza è una responsabilità condivisa".
La sicurezza delle cure ostetriche non si esaurisce nella prevenzione degli errori in sala parto, ma si costruisce attraverso un percorso assistenziale continuo, capace di accompagnare la donna e il neonato dall’ospedale al territorio, senza interruzioni nella presa in carico. È questo il messaggio al centro del V Congresso nazionale della Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica (FNOPO), in programma il 16 e 17 ottobre al Castello Carlo V di Lecce, che riunisce rappresentanti delle istituzioni, del Ministero della Salute, società scientifiche, università e professionisti sanitari per confrontarsi sulle sfide dell’assistenza materno-infantile. Due giornate di lavori dedicate al tema “La sicurezza nelle cure ostetriche. Sfide, opportunità e innovazioni”, con l’obiettivo di individuare strategie condivise per migliorare la qualità dei servizi, rafforzare la prevenzione del rischio clinico e valorizzare il contributo delle ostetriche nei diversi contesti assistenziali.
“La sicurezza delle cure non coincide semplicemente con la prevenzione dell’errore, ma rappresenta una vera e propria cultura organizzativa che mette al centro la donna, il neonato e la famiglia. Significa investire nelle competenze, nella formazione continua, nella qualità dei servizi, nell’innovazione e nella capacità di lavorare in rete”, sottolinea Silvia Vaccari, presidente della FNOPO, che ha aperto i lavori insieme a Valentina Pironti, presidente dell’Ordine della Professione di Ostetrica della provincia di Lecce. Per Vaccari si tratta di “una responsabilità condivisa che coinvolge professionisti, istituzioni e cittadini e che richiede un impegno costante per garantire percorsi assistenziali sempre più appropriati, sicuri e rispettosi”.
Il confronto affronta la sicurezza delle cure in una prospettiva ampia, che comprende la gestione delle emergenze ostetriche, l’evoluzione normativa, la responsabilità professionale, la formazione attraverso la simulazione clinica e la partecipazione attiva delle persone assistite. Un approccio che riconosce nella qualità della relazione di cura e nell’organizzazione dei servizi due elementi fondamentali per ridurre i rischi e migliorare gli esiti assistenziali. “Le ostetriche sono protagoniste di un’assistenza che accompagna la donna lungo tutto il percorso della vita riproduttiva e non solo”, osserva Vaccari. “Per questo la sicurezza deve essere interpretata in modo ampio: significa garantire appropriatezza clinica, ma anche relazione di cura, umanizzazione dell’assistenza, empowerment della donna e continuità dei percorsi tra ospedale e territorio”.
Proprio il rafforzamento dell’assistenza territoriale rappresenta uno dei temi centrali del Congresso. La sessione dedicata alla sicurezza delle cure in ambito territoriale e alle transizioni assistenziali richiama l’attenzione su un passaggio particolarmente delicato: quello che accompagna la donna e il neonato dalla struttura ospedaliera al domicilio. Una fase nella quale la continuità delle informazioni, il coordinamento tra professionisti e la disponibilità di servizi di prossimità possono fare la differenza nella prevenzione delle complicanze e nell’individuazione precoce di eventuali criticità.
“Il territorio è il luogo in cui si gioca la vera sostenibilità del nostro Sistema sanitario nazionale”, afferma Valentina Pironti. “Il passaggio della donna e del neonato dall’ospedale al domicilio è un momento estremamente delicato e non può essere caratterizzato da vuoti assistenziali. Garantire sicurezza significa non solo prevenire il rischio clinico, ma saperlo anticipare, intercettando precocemente eventuali criticità”. Secondo la presidente dell’Ordine delle Ostetriche di Lecce, occorre superare una visione della sicurezza limitata all’emergenza e alla gestione degli eventi avversi. “Per la professione ostetrica è una sfida culturale prima ancora che organizzativa: dimostrare che la sicurezza non riguarda esclusivamente ciò che accade in sala parto, ma accompagna la donna durante tutto il suo percorso di salute”.
In questa prospettiva assume particolare rilievo la figura dell’ostetrica di comunità, chiamata a svolgere un ruolo di raccordo tra servizi ospedalieri, assistenza domiciliare e bisogni di salute della popolazione femminile. Non soltanto una professionista impegnata nel percorso nascita, dunque, ma un riferimento per la prevenzione, l’educazione sanitaria e la promozione della salute nelle diverse fasi della vita. “L’ostetrica è, per storia e per natura, la professionista della prossimità”, spiega Pironti. “Il modello verso cui dobbiamo tendere è quello di una figura riconosciuta come punto di riferimento per la salute della donna in tutte le fasi della vita. La prevenzione, l’educazione sanitaria e l’assistenza domiciliare non devono essere interventi isolati, ma parti di un percorso continuativo che costruisce un rapporto di fiducia con la donna, la coppia e la famiglia”.
Per rendere effettivo questo modello, tuttavia, non basta potenziare la presenza dei professionisti sul territorio. È necessario costruire percorsi assistenziali condivisi, migliorare la comunicazione tra i diversi livelli del sistema sanitario e assicurare che le informazioni cliniche accompagnino sempre la persona assistita. “L’ostetrica rappresenta naturalmente il ponte tra ospedale e territorio”, evidenzia Pironti. “Attraverso strumenti di governance condivisi, reti di comunicazione integrate e percorsi assistenziali ben definiti possiamo assicurare che le informazioni cliniche e relazionali accompagnino sempre la persona assistita. Solo così il percorso diventa realmente sicuro, ma anche rispettoso e umanizzato”.
Un obiettivo che richiede anche una maggiore integrazione multidisciplinare. Il dialogo tra ostetriche ospedaliere e territoriali, medici, dirigenti sanitari, università e istituzioni è infatti considerato essenziale per superare la frammentazione dei servizi e sviluppare modelli organizzativi in grado di rispondere alla crescente complessità dei bisogni assistenziali. “Nessun professionista, da solo, è in grado di governare la complessità della sicurezza delle cure”, ribadisce Pironti, richiamando la necessità di costruire protocolli condivisi, linguaggi comuni e una cultura della sicurezza che coinvolga l’intera rete assistenziale.
Accanto all’integrazione tra ospedale e territorio, il Congresso pone l’accento anche sull’innovazione tecnologica, sugli indicatori di rischio in ostetricia, sulla formazione continua e sulla prevenzione della violenza nei confronti degli operatori sanitari. Temi differenti, ma legati da una stessa esigenza: promuovere un sistema di cure capace di coniugare appropriatezza clinica, tutela della persona e valorizzazione delle competenze professionali.
La prospettiva indicata dalla FNOPO guarda dunque a un modello di assistenza nel quale la sicurezza diventi parte integrante di ogni fase del percorso di salute, dalla prevenzione alla gestione delle emergenze, fino al sostegno domiciliare. Un cambiamento che, secondo Pironti, deve tradursi anche in un riconoscimento più strutturato del ruolo dell’ostetrica nei nuovi modelli di sanità territoriale. “L’auspicio è che l’ostetrica sia riconosciuta in modo omogeneo in tutte le Case della Comunità e nei servizi territoriali del Paese, con adeguate risorse e ruoli di governance chiaramente definiti”.
La sfida, in definitiva, è trasformare i principi condivisi durante il Congresso in percorsi assistenziali concreti e accessibili, capaci di garantire alle donne continuità, prossimità e qualità delle cure indipendentemente dal territorio di residenza. “Investire sull’ostetrica sul territorio significa compiere una scelta di lungimiranza politica per la salute delle donne, per la dignità della persona assistita e per la sicurezza dell’intero percorso di cura”, conclude Pironti.