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Ricerca 22 Agosto 2017

Epatite A, B e C: che differenze ci sono?

Di fronte a un’impennata dei casi di epatite A registrata nelle ultime settimane, sorge spontanea la domanda: ma che differenze ci sono tra i vari tipi di epatite? Il Ministero della Salute fa chiarezza con delle schede informative: Epatite A: è una malattia virale del fegato che si trasmette attraverso gli alimenti e le bevande contaminate […]

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Di fronte a un’impennata dei casi di epatite A registrata nelle ultime settimane, sorge spontanea la domanda: ma che differenze ci sono tra i vari tipi di epatite? Il Ministero della Salute fa chiarezza con delle schede informative:

Epatite A: è una malattia virale del fegato che si trasmette attraverso gli alimenti e le bevande contaminate (frutti di mare crudi, vegetali, frutta o acqua di pozzo, ad esempio) o il contatto diretto con persone infette. L’epatite A è diffusa in tutto il mondo sia in forma sporadica che epidemica. Possono verificarsi epidemie o casi sporadici su tutto il territorio nazionale, legati non solo al consumo di alimenti contaminati, ma anche a viaggi in aree endemiche, a scarse condizioni igieniche e a comportamenti a rischio. L’epatite A si distingue dalle epatiti virali B e C sia per le modalità di trasmissione che l’evoluzione, in quanto non cronicizza mai.

Epatite B: è una malattia seria del fegato che può cronicizzare e portare nel tempo a cirrosi e tumore; può essere prevenuta con la vaccinazione. Si trasmette attraverso l’esposizione a sangue infetto o a fluidi corporei come sperma e liquidi vaginali. Inoltre l’epatite B può essere trasmessa dalla madre infetta al neonato. La malattia provoca un’infezione acuta del fegato, che può evolvere in 4 modi diversi, a seconda delle condizioni immunitarie del paziente: completa guarigione con acquisizione dell’immunità dall’infezione (circa il 90% dei casi); epatite fulminante con mortalità del 90% (può richiedere il trapianto di fegato); infezione cronica (5-10% dei casi), ossia persistenza del virus nell’organismo con danno epatico (in questo caso la malattia ha un andamento cronico e può compromettere la funzionalità epatica nel giro di 10-30 anni con l’eventuale insorgenza di cirrosi epatica o di carcinoma epatocellulare primitivo; stato di portatore inattivo (il virus persiste nel fegato ma non provoca danno epatico).

Epatite C: è un’infezione del fegato spesso asintomatica o presenta sintomi vaghi e non specifici; in un’alta percentuale dei casi cronicizza e può portare a cirrosi o tumore. La guarigione avviene in circa il 20% dei casi, ma in un’elevata percentuale di casi (circa 80-85%), l’infezione acuta può cronicizzare e trasformarsi in una patologia di lunga durata e/o condurre alla cirrosi, una condizione grave del fegato che può portare a sviluppare insufficienza epatica e tumore del fegato.

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