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Psicologia e Salute Mentale 15 Settembre 2023

Paziente agitato e aggressivo, rimedi di de-escalation verbale e non verbale

Quali sono le possibili cause di agitazione psicomotoria e come comportarsi nel caso in cui un paziente si ritrovi in questa situazione? Le procedure da attuare

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La condizione di emergenza sanitaria nei disturbi del comportamento e nelle manifestazioni acute o riacutizzazioni delle patologie psichiatriche rappresenta una condizione di grave e acuta sofferenza somatopsichica che comporta la necessità di un’immediata valutazione clinica, con lo scopo di adottare un intervento terapeutico e assistenziale tempestivo.

Le condizioni riscontrate, che possono avere eziologia differente (disturbi psichici, intossicazioni da sostanze stupefacenti, stati confusionali di natura neurologica, internistica, infettiva), necessitano di un intervento immediato in quanto rappresentano un pericolo grave e attuale per la salute delle persone. L’obiettivo degli interventi sanitari è di risolvere nei tempi più veloci possibile la situazione di pericolo e fornirne un’adeguata valutazione e il corretto trattamento. È di competenza, oltre che dei DSM, anche del personale sanitario dell’emergenza territoriale e dei DEA/PS, e si realizza anche attraverso gli articoli 51 (Esercizio di un diritto o adempimento di un dovere), 54 (Stato di necessità) e 593 (Omissione di soccorso) del Codice penale.

Qualora siano presenti manifestazioni cliniche o comportamenti che evidenziano un pericolo immediato per l’incolumità del soggetto o di terzi, si può ricorrere all’uso dello stato di necessità ed è possibile anche l’intervento ispettivo/coattivo delle forze dell’ordine, in base agli stessi articoli del Codice penale e del Testo unico delle leggi di Pubblica sicurezza.

Cos’è l’agitazione psicomotoria

Come spiegato nel corso di formazione FAD “Paziente agitato e aggressivo: percorsi di gestione nell’emergenza-urgenza” (responsabile scientifico Andrea Andreucci, presidente della Società Italiana degli Infermieri di Emergenza Territoriale), presente sulla piattaforma Consulcesi Club (7,5 crediti ECM), l’agitazione psicomotoria è uno stato di irrequietezza motoria e di tensione psichica, che può manifestarsi nel contesto di molte condizioni mediche e psichiatriche. Questa rappresenta un’emergenza medica che, se non correttamente gestita e controllata fin dall’esordio, può esporre a rischi chi ne è interessato e le persone circostanti. Lo stato di agitazione va dunque rapidamente attenuato per permettere ai medici di risalire alle cause sottostanti e compensarle in modo opportuno, senza interferire con il quadro clinico di base e promuovendo il recupero del benessere del paziente.

Le possibili cause (organiche, mediche o psichiatriche)

Questo tipo di comportamento può dipendere da cause organiche, mediche o psichiatriche. Nella prima area rientrano demenze, encefalopatie di varia natura, ictus, alterazioni della vascolarizzazione cerebrale, infezioni, epilessia, tumori cerebrali, patologie epatiche, tumore del pancreas, malattia di Cushing, malattia di Parkinson, malattie autoimmuni e alterazioni dell’attività della tiroide e malattie endocrine. Le cause mediche, invece, possono derivare dall’età avanzata del paziente, anamnesi psichiatrica negativa, decorso fluttuante (livelli di coscienza alterati, disorientamento spazio-temporale), alterazione dei parametri fisici (sweating, tachicardia, tachipnea, febbre, ecc.), intossicazione. Infine, le cause psichiatriche dell’agitazione psicomotoria rientrano nel contesto di una ricaduta acuta del disturbo mentale, nonostante l’assenza di alterazioni del livello di coscienza e parametri fisici sostanzialmente nella norma.

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Il ciclo dell’aggressività

L’agitazione psicomotoria può essere divisa in cinque fasi. Si passa dal trigger, ovvero la causa scatenante, all’escalation che culmina nella fase critica. C’è poi il recupero e la successiva depressione. Le prime due fasi (ovvero trigger ed escalation) sono quelle in cui si ha ancora la possibilità di evitare l’attacco aggressivo all’interno del conflitto, creando le basi per uno spazio negoziabile. Se non si risolve nulla in questi momenti, l’escalation è inevitabile.

Per de-escalation s’intende l’Insieme di tecniche verbali e non verbali atte a diminuire l’intensità dell’agitazione e dell’aggressività nella relazione interpersonale. Queste richiedono basi teoriche ed esercitazione.

Le tecniche di de-escalation (verbale e non verbale)

Tra le tecniche di de-escalation non verbale troviamo: mostrarsi calmi, autorevoli e controllati; adoperare una mimica neutra e rilassata, non sorridere e neppure esprimere rabbia o paura; mai mettersi alle spalle, offrire la massima visibilità dei propri movimenti e mantenere il contatto/controllo visivo diretto dei movimenti del paziente; liberarsi degli oggetti potenzialmente lesivi della sensibilità altrui o pericolosi (per esempio: sciarpa, cravatta, simboli religiosi o politici, ecc.); non assumere posizioni spavalde (mani in tasca, braccia incrociate, ecc.); evitare di gesticolare; non lasciare sola la persona e cercare di non rimanere soli; mantenere una distanza di sicurezza di 1,5/2 metri; avvicinamento latero-frontale, privilegiando il proprio emicorpo; evitare il contatto fisico.

Passando poi alle tecniche di de-escalation verbale, ci sono concetti del tipo “non condivido quello che fai, ma lo capisco”, “siamo d’accordo nel non essere d’accordo”; tono di voce basso; utilizzare un linguaggio in accordo con il livello socioculturale della persona; essere concisi e chiari; non sovrapporsi alla voce della persona (aspettare, per esempio, che riprenda fiato); offrire cibo o bevande, coperte, sigarette; ascoltare con vero interesse e attenzione; verificare di aver compreso e di essere stato compreso (per esempio, parafrasando ciò che la persona dice); non rimproverare, non essere giudicanti o paternalistici, non minimizzare; verbalizzare chiaramente i limiti attesi di comportamento e le conseguenze legali, ma senza minacciare; evitare espressioni radicali (“no”, “non puoi”, “non devi”); suggerire sempre alternative ai comportamenti disfunzionali; evitare l’ironia, l’argomentazione, il contrasto; offrire solo una mediazione possibile e veritiera.

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