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Gravidanza e Maternità 29 Luglio 2022

Infertilità: gli integratori per lui e lei

Montanino (ginecologo): «Sia gli uomini che le donne devono cominciare ad assumere gli integratori diversi mesi prima di tentare un concepimento. Essendo privi di effetti collaterali, i trattamenti possono essere a lungo termine. Al pari di quelle farmacologiche, anche le terapie a base di integratori devono essere personalizzate e prescritte dallo specialista»

«La terapia farmacologica è il caposaldo della terapia per l’infertilità, ma anche gli integratori alimentari sono un valido supporto», parola di Mario Montanino, ginecologo esperto di infertilità di coppia e Procreazione medicalmente assistita. Dall’inositolo, molto utilizzato per la cura dell’ovaio policistico, una delle causa di infertilità più comuni tra le giovani donne, fino alla melatonina, indicata soprattutto per migliorare la qualità ovocitaria, grazie alle sue potenzialità antiossidanti.

L’infertilità maschile

Gli integratori giocano un ruolo cruciale anche per l’infertilità maschile che rappresenta circa il 50% delle infertilità di coppia. Le cause possono essere tante ed oggi per riconoscerle abbiamo a disposizione numerose tecniche diagnostiche. «L’esame del liquido seminale è un po’ come misurare la temperatura: può essere più o meno alterato ma non ci dice la causa dell’infertilità e non ci fornisce elementi per la terapia – spiega Montanino -. Pertanto, sebbene rappresenti il punto di partenza per la diagnosi, è fondamentale eseguire gli accertamenti necessari a comprendere le cause dell’alterazione. Innanzitutto, occorre porre attenzione su quali parametri sono alterati: il numero degli spermatozoi, la mobilità, la morfologia, il volume e il ph del liquido seminale o la presenza di cellule infiammatorie».

«Alla luce di questa valutazione – continua l’esperto – può essere di aiuto avvalersi di esami microbiologici che, cercando la presenza di agenti patogeni (come batteri, parassiti o virus) e infezioni pregresse, possono scovare i responsabili dell’alterazione seminale. Inoltre, mediante indagini ecografiche, possono essere messi in luce esiti di pregressi processi infettivi o infiammatori. Anche una visita approfondita e un’ anamnesi accurata rivestono un ruolo fondamentale».

Quando assumere gli integratori

«Escludendo le situazioni in cui l’infertilità può essere trattata attraverso un intervento chirurgico, nella stragrande maggioranza dei casi, soprattutto quelli di oligospermia, è consigliabile ricorrere a degli integratori», aggiunge il ginecologo. L’assunzione deve precedere di qualche mese il tentativo di concepimento. «La spermatogenesi, ovvero la formazione degli spermatozoi impiega circa 70-90 giorni. Di conseguenza, la terapia a base di integratori per poter offrire un reale beneficio deve essere protratta per almeno tre mesi prima di tentare il concepimento. Non avendo alcuna controindicazione o effetto collaterale può essere assunta anche a lungo termine», assicura Montanino. L’assenza di controindicazioni è tale anche per le donne, anche se a differenza dell’uomo, hanno un pool di ovaie predefinito, la cosiddetta riserva ovarica. Questo significa che se nell’uomo l’integratore potrà incidere anche sul numero dei spermatozoi prodotti, nella donna la terapia potrà solo migliorare l’ambiente dove si trova l’ovocita e non incrementarne il numero», conclude l’esperto.

 

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