Salute, benessere e prevenzione i consigli quotidiani per vivere meglio.

Benessere 6 Aprile 2018

Obesità, quando ricorrere al bisturi?

«La chirurgia è solo l’ultima spiaggia, non una bacchetta magica». Marco Raffaelli, Direttore UOS Chirurgia dell’Obesità del Policlinico Gemelli di Roma, parla dei rischi e dei benefici della terapia chirurgica per il trattamento dell’obesità

di Isabella Faggiano
Immagine articolo

Una  patologia cronica caratterizzata da un accumulo eccessivo di tessuto adiposo che può influire negativamente sullo stato di salute, causando un incremento di morbilità e mortalità. È così che la World Health Organization – l’Organizzazione Mondiale della Sanità – definisce l’Obesità. Una malattia che colpisce un italiano su dieci, con una maggiore incidenza al sud, tra gli uomini e le donne di età compresa tra i 65 e i 74 anni. Ma quando ricorrere al bisturi? Si può ricorrere alla chirurgia per il trattamento dell’obesità? Lo abbiamo chiesto a Marco Raffaelli, Direttore UOS Chirurgia dell’Obesità del Policlinico Gemelli di Roma. 

Professore, quando si può ricorrere alla chirurgia per il trattamento dell’obesità?

«La chirurgia è l’ultima spiaggia. Si interviene in sala operatoria solo quando sono già falliti tutti gli altri tentativi a disposizione. In particolare, la terapia cognitivo-comportamentale e quella dietetico-comportamentale, compreso il trattamento farmacologico».

 L’intervento chirurgico è risolutivo?

«Il bisturi non è una bacchetta magica. La chirurgia è solo l’inizio di un percorso di cura, molto più lungo della semplice degenza post-operatoria. Il paziente deve sapere che ricorrere all’intervento è come ricevere una forte spinta alla partenza. Per il resto della strada è il suo personale impegno a contare più di ogni altra cosa. Sarà importante seguire delle precise regole dietetico-comportamentali, fare dei controlli periodici, e prendere degli integratori vitaminici. Dopo una chirurgia di questo tipo molte vitamine vengono assorbite in maniera ridotta dall’organismo o non assimilate per nulla».

Qual è l’identikit del paziente idoneo al trattamento chirurgico?

«Deve essere gravemente obeso, con un indice di massa corporea (l’IMC o BMI, dall’inglese body mass index, è un dato biometrico, espresso come rapporto tra peso e quadrato dell’altezza di un individuo, ndr ) superiore a 40. È sufficiente che questo indice superi 35 nel caso in cui il paziente soffra anche di altre patologie, come il diabete, l’ipertensione o le apnee notturne. Addirittura, l’intervento chirurgico si è rivelato una terapia efficace non solo per l’obesità, ma anche per il trattamento di queste altre patologie. Oggi, diversi casi dimostrano che, dopo un’operazione per obesità, la remissione del diabete è possibile».

Ci sono rischi?

«Gli interventi chirurgici sono tutti a rischio. Per questo, i benefici che si possono ottenere, in termini di miglioramento della qualità di vita, devono essere nettamente superiori ai pericoli che si corrono. È il team di specialisti ad avere il compito di valutare in modo accurato la situazione, informando dettagliatamente il paziente dei benefici che otterrà, ma anche degli eventuali rischi».

GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Salute

Il medico di famiglia che paga di tasca propria lo psicologo per i suoi pazienti: la storia di Antonio Antonaci

A Galatina i “precursori” del decreto Calabria. La psicologa: «La compresenza di queste due figure professionali all’interno dello studio di medicina generale limita l’assunzione di farmaci e...
di Isabella Faggiano
Lavoro

Riposo dopo la reperibilità, Spedicato (Fems): «In altri Paesi europei sempre garantito recupero di 24-48 ore»

La delegata della Federazione europea dei medici salariati illustra il funzionamento dell’istituto della reperibilità nel resto d’Europa: in Slovenia c’è una soglia limite oltre la quale diven...
di Giovanni Cedrone e Giulia Cavalcanti
Lavoro

Pronta reperibilità, ecco perché il nuovo contratto dei medici potrebbe violare la direttiva europea sulle 11 ore di riposo

L’ipotesi di CCNL dei medici, all’articolo 27, sembra derogare dalla direttiva Ue 88 del 2003 che sancisce le 11 ore di riposo consecutive. Sindacati sul piede di guerra. I casi di Francia, Spagna...
di Cesare Buquicchio e Giovanni Cedrone