Advocacy e Associazioni 25 Maggio 2026 15:44

Leone XIV e la “Magnifica Humanitas”: quando la tecnologia deve restare al servizio della persona

Dall’AI alla tutela dei dati sanitari, dal bene comune alla partecipazione dei pazienti. La prima enciclica di Leone XIV offre una chiave di lettura anche per il futuro della cura

di Corrado De Rossi Re
Leone XIV e la “Magnifica Humanitas”: quando la tecnologia deve restare al servizio della persona

La prima enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas, è dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale. Non è un documento specificamente sanitario, ma contiene numerosi passaggi che parlano da vicino anche al mondo della salute: l’accesso equo all’innovazione, la tutela dei più fragili, la trasparenza degli algoritmi, il governo dei dati, la responsabilità delle istituzioni e il ruolo della società civile.

Il testo parte da una constatazione: digitalizzazione, intelligenza artificiale e robotica stanno trasformando rapidamente la società. L’enciclica riconosce che lo sviluppo tecnologico ha contribuito al miglioramento delle condizioni di vita, ma sottolinea anche l’ambivalenza di strumenti che possono produrre danni se non sono orientati al bene. Leone XIV scrive che le tecnologie emergenti «plasmano i processi decisionali e incidono in profondità sull’immaginario collettivo» e rendono più complesso valutarne l’impatto sulla dignità delle persone e sul bene comune.

La salute come bene comune

Uno dei passaggi più rilevanti, in chiave sanitaria, riguarda il principio del bene comune. L’enciclica lo descrive come «la forma sociale della dignità riconosciuta a ciascuno». È una definizione che può essere letta anche come criterio per le politiche sanitarie: la salute non può essere considerata solo una prestazione, né un costo da contenere, ma una condizione essenziale perché ogni persona possa vivere pienamente la propria dignità.

Da questa prospettiva, il Servizio sanitario nazionale, la prevenzione, la medicina territoriale, l’accesso alle cure e l’innovazione terapeutica non sono ambiti separati, ma parti di una stessa responsabilità collettiva. La lettura che ne deriva è chiara: una sanità orientata al bene comune non si misura soltanto sull’efficienza organizzativa, ma anche sulla capacità di raggiungere chi è più fragile, solo, malato, povero o lontano dai servizi.

L’enciclica afferma che la tecnologia «può curare, connettere, educare, custodire la Casa comune; ma può anche dividere, scartare, generare nuove ingiustizie». Applicata alla sanità, questa affermazione richiama la necessità di distinguere tra innovazione che amplia i diritti e innovazione che, se mal governata o resa inaccessibile in alcuni contesti, rischia di produrre nuove disuguaglianze.

Intelligenza artificiale e sanità: non basta innovare, bisogna governare

Come chiarito in premessa, la Magnifica Humanitas non affronta in modo tecnico l’intelligenza artificiale in medicina ma offre criteri etici che possono essere applicati direttamente anche alla sanità digitale. Leone XIV ricorda che la tecnologia non è neutrale, perché «assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa».

Questa osservazione è particolarmente significativa per il mondo sanitario. Gli algoritmi utilizzati per supportare diagnosi, prognosi, triage, programmazione dei servizi o medicina predittiva non sono strumenti astratti: dipendono dai dati con cui vengono addestrati, dagli obiettivi per cui vengono sviluppati, dagli interessi economici che li sostengono e dalle regole pubbliche che ne definiscono i limiti.

La “lettura sanitaria” del documento porta quindi a una domanda decisiva: l’intelligenza artificiale sarà usata per rendere le cure più accessibili, tempestive e personalizzate, oppure finirà per rafforzare differenze già esistenti tra territori, fasce sociali e condizioni cliniche?

L’enciclica invita quindi a evitare sia l’entusiasmo ingenuo sia il rifiuto pregiudiziale. La questione, scrive Leone XIV, non è scegliere semplicemente tra un “sì” o un “no” alla tecnologia, ma decidere se edificare un modello fondato sul dominio o uno fondato sulla responsabilità condivisa. Nel linguaggio del documento, la scelta è «tra edificare Babele o ricostruire Gerusalemme».

Dati sanitari: una risorsa da custodire, non da sfruttare

Tra i passaggi più interessanti per il mondo della salute vi è quello dedicato ai dati. L’enciclica cita esplicitamente «flussi sanitari, profili epidemiologici, mappe genetiche e dati demografici» come elementi che rientrano nella nuova logica di potere legata alla raccolta e all’elaborazione delle informazioni.

È un punto cruciale. In sanità, i dati possono salvare vite: permettono di monitorare malattie, programmare servizi, individuare fattori di rischio, personalizzare terapie, sostenere la ricerca e migliorare la prevenzione. Ma gli stessi dati, se concentrati nelle mani di pochi soggetti o gestiti senza adeguate garanzie, possono diventare strumenti di controllo, discriminazione o selezione.

La prospettiva dell’enciclica può dunque essere interpretata come un richiamo a una governance pubblica e trasparente dei dati sanitari. Fascicolo sanitario elettronico, registri di patologia, banche dati genetiche, sistemi predittivi e piattaforme digitali devono essere sviluppati con regole chiare: tutela della privacy, sicurezza, consenso consapevole, tracciabilità degli usi, possibilità di controllo e coinvolgimento dei cittadini.

Advocacy dei pazienti e sussidiarietà

Un altro asse dell’enciclica che può ispirare il dibattito sanitario riguarda la sussidiarietà. Leone XIV scrive che «le scelte si prendono al livello più vicino possibile alle persone coinvolte». Questo principio, applicato alla salute, rafforza con estrema evidenza il ruolo delle associazioni di pazienti e dei caregiver nei processi decisionali.

Le associazioni non sono soltanto interlocutori da ascoltare in momenti celebrativi o consultivi. Sono soggetti che raccolgono bisogni reali, intercettano criticità nei percorsi di cura, segnalano ritardi diagnostici, difficoltà di accesso, disuguaglianze territoriali e problemi di continuità assistenziale. E in questa veste titolari a pieno diritto di piena cittadinanza anche nei processi di governance del sistema.

La lettura dell’enciclica suggerisce che una sanità più giusta non può essere costruita solo dall’alto. Deve coinvolgere professionisti, istituzioni, ricercatori, comunità locali, associazioni, pazienti e famiglie. Leone XIV richiama infatti la necessità di una corresponsabilità ampia: «A ciascuno il suo tratto di muro: scienziati e ricercatori, imprenditori e lavoratori, educatori e legislatori, società civile, movimenti popolari e comunità di fede».

In termini sanitari, questo significa riconoscere che le politiche di prevenzione, i percorsi diagnostico-terapeutici, la valutazione delle tecnologie, l’organizzazione dell’assistenza territoriale e la presa in carico della cronicità possono essere più efficaci se costruiti anche con chi vive quotidianamente la malattia.

Fragilità, disuguaglianze e accesso all’innovazione

La Magnifica Humanitas richiama più volte il tema della fragilità. Il testo invita ad accettare «il limite e la fragilità dell’umanità senza considerarli un errore da correggere» e avverte che alcune forme di progresso possono «esacerbare le disuguaglianze».

Anche questo passaggio ha una forte risonanza sanitaria. L’innovazione non è realmente tale se raggiunge solo chi ha maggiori competenze digitali, maggiori risorse economiche o vive nei territori più serviti. Telemedicina, piattaforme online, prenotazioni digitali, dispositivi connessi e strumenti di monitoraggio da remoto possono migliorare l’assistenza, ma rischiano di escludere anziani soli, persone con disabilità, cittadini con bassa alfabetizzazione digitale, famiglie fragili e pazienti che vivono in aree interne. Un rischio che avevamo già in qualche modo approfondito in una recente riflessione sul digital divide.

La sanità digitale, in questa prospettiva, deve essere accompagnata da percorsi di alfabetizzazione, supporto umano, prossimità e alternative accessibili. E anche in quest’ottica l’advocacy dei pazienti può contribuire a rendere visibili le barriere che i sistemi amministrativi non sempre intercettano.

La cura non può diventare una funzione

Uno dei passaggi più forti dell’enciclica riguarda il significato della cura. Leone XIV scrive: «La qualità di una civiltà si misura non dalla potenza dei suoi mezzi, ma dalla cura che sa offrire». Il testo aggiunge che la vera cura nasce dal riconoscimento dell’altro «come volto e non come funzione».

Anche questa affermazione può diventare una chiave interpretativa per la sanità contemporanea. La tecnologia può aiutare a diagnosticare prima, organizzare meglio, ridurre errori, monitorare pazienti cronici e sostenere la ricerca. Ma non può sostituire la relazione di cura, l’ascolto, la comunicazione, il tempo clinico, la fiducia tra medico e paziente.

La sfida non è contrapporre umanità e innovazione, ma impedire che l’innovazione svuoti la cura della sua dimensione relazionale. Una sanità moderna non è quella che automatizza ogni passaggio, ma quella che utilizza gli strumenti digitali per liberare tempo, migliorare decisioni e rendere più accessibile il rapporto tra persona e sistema sanitario.

Una sanità “Gerusalemme”, non una sanità “Babele”

L’enciclica utilizza due immagini bibliche: Babele e Gerusalemme. Babele rappresenta il rischio di un potere che uniforma, domina e sacrifica la dignità all’efficienza. Gerusalemme, nella lettura proposta dal testo, è invece il luogo della ricostruzione comune, della responsabilità condivisa, della pluralità che diventa comunione.

In chiave sanitaria, questa immagine può essere tradotta così: una sanità “Babele” è quella che parla un linguaggio incomprensibile ai cittadini, decide senza ascoltare, introduce tecnologie senza verificarne l’impatto sociale e misura tutto in dati senza vedere le persone. Una sanità “Gerusalemme” è quella che ricostruisce fiducia, coinvolge pazienti e comunità, rende accessibile l’innovazione, protegge i dati, sostiene i professionisti e orienta la tecnologia alla cura.

La Magnifica Humanitas non è, come detto, un’enciclica sulla sanità, ma offre al mondo della salute (laico o credente che sia) una griglia di lettura preziosa. Dignità, bene comune, sussidiarietà, solidarietà, giustizia sociale, trasparenza e responsabilità sono principi che possono orientare le scelte su intelligenza artificiale, dati sanitari, medicina digitale, accesso all’innovazione e partecipazione dei pazienti.

Il messaggio che emerge, nella lettura che ne abbiamo fatto applicata alla sanità, è che il progresso non può essere valutato solo dalla potenza degli strumenti disponibili, ma dalla loro capacità di custodire l’umano. Come scrive Leone XIV, «il progresso si misura sulla dignità di ciascuno e sul bene dei popoli»