Salute, benessere e prevenzione i consigli quotidiani per vivere meglio.

Benessere 15 Dicembre 2017

Incontinenza: tutto quello che c’è da sapere

L’incontinenza è una qualsiasi perdita di urina, di minore o maggiore entità, che inficia sulla qualità della vita della persona, non solo anziana e allettata, ma anche adulta. Per la rubrica “Una mela al giorno”, la dottoressa Antonella Biroli, Vicepresidente dell’Associazione Italiana Incontinenza, illustra di cosa si tratta. Dottoressa, partiamo da un taboo da sfatare: […]

Immagine articolo

L’incontinenza è una qualsiasi perdita di urina, di minore o maggiore entità, che inficia sulla qualità della vita della persona, non solo anziana e allettata, ma anche adulta. Per la rubrica “Una mela al giorno”, la dottoressa Antonella Biroli, Vicepresidente dell’Associazione Italiana Incontinenza, illustra di cosa si tratta.

Dottoressa, partiamo da un taboo da sfatare: l’incontinenza è un problema che non ha età.
«Assolutamente vero. Erroneamente quando pensiamo all’incontinenza pensiamo al paziente anziano allettato. Invece non dobbiamo immaginare solo all’invecchiamento o alla menopausa, dobbiamo immaginare che anche in donne giovani adulte, specialmente dopo gravidanze e parti, ma anche nell’età infantile e adolescenziale, ci possono essere dei fenomeni di incontinenza, l’enuresi notturna e diurna. Quindi dobbiamo orientare il nostro intervento su tutte le fasce di età e aiutare queste persone a risolvere questo problema che in termini di qualità di vita è sicuramente importante».

Come ci si accorge che non è un episodio sporadico ma un problema più serio?
«È la persona stessa che se ne rende conto e il suo vissuto è particolarmente importante, perché ci sono persone che hanno delle perdite ma patiscono molto meno il problema e ci sono persone che hanno perdite minori ma che ritengono devastanti. Quindi al di là della diagnosi iniziale, che deve escludere patologie organiche importanti, è importantissimo valutare come il problema è vissuto dal paziente».

Ci sono soggetti o categorie più a rischio?
«Assolutamente sì, abbiamo detto prima che gravidanza e parto sono dei fattori di rischio, abbiamo detto che la deplezione ormonale dopo la menopausa è un fattore di rischio, l’invecchiamento dei tessuti compreso il sistema nervoso che controlla la nostra funzionalità sono fattori di rischio e poi naturalmente degli interventi chirurgici possono essere un fattore di rischio, specialmente se a livello oncologico nella regione pelvica».

Per quanto riguarda la terapia?
«Ci sono tante terapie, ma innanzitutto è necessaria l’identificazione del problema, uno studio tutto sommato poco impegnativo in termini di risorse che ci indirizza verso delle terapie che all’inizio sono di tipo conservativo che, a seconda delle situazioni, possono essere di tipo riabilitativo, di tipo comportamentale o di tipo farmacologico. E in caso di insuccesso di queste terapie, tramite degli approfondimenti diagnostici si può arrivare a una risoluzione del problema con delle terapie chirurgiche».

GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Advocacy e Associazioni

Disabilità, l’appello di Anffas e AIPD: “Attuare la riforma senza arretrare sui diritti”

Anffas e AIPD chiedono una piena e uniforme attuazione della riforma della disabilità, salvaguardando le tutele già riconosciute, in particolare alle persone con sindrome di Down
di Isabella Faggiano
Advocacy e Associazioni

Giornata mondiale del cuore, una settimana per la prevenzione: visite ed esami gratuiti in oltre 150 ospedali

Dal 28 settembre al 4 ottobre torna la (H) Open Week sulle malattie cardiovascolari promossa da Fondazione Onda ETS. Quest’anno l’attenzione è sulle cardiomiopatie, patologie del mu...
di Redazione
Advocacy e Associazioni

Rette Rsa e Alzheimer, chi deve pagare? Tra sentenze e vuoti normativi

Le recenti ordinanze della Cassazione riaccendono il dibattito sulle rette delle Rsa. AIMA e Uneba chiedono chiarezza, ma con prospettive diverse
di Isabella Faggiano
Tutto Diabete

Diabete tipo 2, più fitochimici nella dieta associati a una glicemia più bassa

La ricerca pubblicata su Nutrients ha analizzato 340 pazienti: per ogni punto percentuale in più del DPI la glicemia a digiuno risultava mediamente inferiore di 0,652 mg/dL.
di Arnaldo Iodice