Sanità internazionale 24 settembre 2018

Crisi in Venezuela, arriva la nave ospedale cinese mentre mancano medicine e dottori

Dotata di 300 posti letto, otto sale operatorie e di un elisoccorso, la Peace Ark dal 2008 ha fornito assistenza a più di 180mila persone in 40 Paesi diversi, ma è la prima volta che approda nel paese sudamericano

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Il Sistema Sanitario venezuelano sta cadendo a pezzi. Mancano medici, medicine e strumenti e i pazienti negli ospedali annaspano. È quindi intervenuta la Cina, inviando una nave ospedale che, ormeggiata per una settimana vicino alla capitale venezuelana, offre assistenza sanitaria a chi ne ha bisogno. Dotata di 300 posti letto, otto sale operatorie e di un elisoccorso, la Peace Ark dal 2008 ha fornito assistenza a più di 180mila persone in 40 Paesi diversi, ma è la prima volta che approda in Venezuela.L’arrivo della nave, secondo quanto riportato dal Washington Post, è la conseguenza delle trattative che il presidente Nicolas Maduro ha svolto in Cina la scorsa settimana, in cerca di sostegno per ricostruire l’economia del Paese. Ha firmato 28 accordi commerciali e di investimento e ha dichiarato che le esportazioni di petrolio aumenteranno fino ad arrivare ad un milione di barili al giorno. La mossa segue inoltre l’annuncio del Pentagono dello scorso agosto dell’invio di una nave ospedale statunitense in Colombia per offrire assistenza medica gratuita alle migliaia di migranti venezuelani che hanno lasciato le loro case e il loro Paese a causa della mancanza di cibo e di medicine. Una mossa interpretata dal Governo venezuelano come una minaccia che rientra nel progetto statunitense di preparare un intervento militare nel Paese per ragioni umanitarie.

L’ONU ha calcolato che sono 2,3 milioni i venezuelani che sono emigrati negli ultimi quattro anni. Il collasso dei servizi pubblici e, in particolare, di quello sanitario, è stato documentato il mese scorso da Sky News, che ha ottenuto l’autorizzazione per visitare un ospedale del Paese e raccontarne le condizioni: i pazienti erano ricoverati in barella in ogni angolo dei corridoi; ognuno di loro doveva pagare per i propri bendaggi, medicine o guanti. Chi non poteva permetterselo doveva aspettare o perdeva l’occasione. La maggior parte dei medici era in sciopero. Un medico ha raccontato di guadagnare 5 milioni di bolivar, ma una confezione di uova ne costava 4 milioni. «Non possiamo permetterci il cibo, ma siamo qui perché dobbiamo aiutare queste persone», ha detto la dottoressa Emily Montilla.

 

 

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