Salute 10 Settembre 2019

Professioni sanitarie, continua lavoro su Codice etico comune. La coordinatrice Perciballi: «Saremo un laboratorio permanente di idee»

Continuano i lavori del tavolo voluto dal Presidente Alessandro Beux. Per ora accantonata l’idea di un “Codice deontologico unico”. Perciballi lancia la proposta di creare un nickname che non sostituisca il nome della Federazione TSRM PSTRP: «Serve una diversa sigla per comunicare con la cittadinanza in maniera diretta, creando una riconoscibilità della quale possiamo già immaginare una serie di effetti positivi»

Un Codice etico unico per le tutte le 19 professioni sanitarie appartenenti al maxi Ordine delle professioni sanitarie. È questo il primo obiettivo del gruppo di lavoro guidato dall’avvocato Laila Perciballi denominato “Etica, deontologia e responsabilità professionale quali comune codice denominatore”. I lavori del tavolo, cominciati ad agosto, procedono spediti (anche se davanti c’è un orizzonte di 24 mesi per raggiungere la meta) e il 5 settembre si è svolta la seconda riunione. Una sfida complessa, perché si tratta di mettere insieme norme e raccomandazioni di tante professioni, dal Tecnico di laboratorio al Fisioterapista, ognuna con le sue peculiarità. Per ora resta sullo sfondo l’idea di un Codice deontologico comune, ma mai dire mai. «ll Codice etico verrà ideato secondo un approccio modulare ed incrementale. La commissione si è data il compito di individuare 8-10 punti nodali, comuni alle 19 professioni sanitarie, così da poter ottenere risultati singolarmente utilizzabili in tempi più brevi, garantendo comunque logicità e coerenza complessiva del Codice» sottolinea a Sanità Informazione l’avvocato Perciballi, referente dell’Ordine TSRM PSTRP per i rapporti con la cittadinanza. Mentre l’Ordine si prepara al primo Congresso nazionale di Rimini che si svolgerà dall’11 al 13 ottobre, Perciballi lancia l’idea di un nuovo nome per identificare l’Ordine: «Dopo aver ascoltato la voce dei cittadini e delle stesse professioni sanitarie, ho avvertito l’esigenza di individuare una diversa “sigla” della Federazione nazionale Ordini dei Tecnici sanitari di radiologia medica, delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione o, in breve, FNO TSRM PSTRP, per comunicare con la cittadinanza in maniera diretta, creando una riconoscibilità della quale possiamo già immaginare una serie di effetti positivi. Una Federazione così giovane ha bisogno di “spiegare” al pubblico la propria missione, di creare fidelizzazione, di promuoversi». Intanto Perciballi, insieme a Riccardo Orsini, rappresenterà il maxi Ordine al tavolo “Codice di condotta della privacy in sanità”.

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Avvocato, come ci aveva anticipato il 5 settembre si è svolto il secondo incontro del progetto “Codice etico unico”. Com’è andato l’incontro?

«Come annunciato ad agosto, lo scorso 5 settembre 19 Professioni Sanitarie si sono collegate in video conferenza per dare seguito ai lavori dell’ambizioso progetto “Etica, deontologia e responsabilità professionale quali comune codice denominatore”. L’incontro ha avuto l’adesione di quasi tutti i componenti del tavolo: per buona parte del collegamento, sono rimaste connesse 25 persone. È una squadra affiatata, motivata e preparata. Sono certa che giungeremo a meta!»

Qual è stato il tema dell’incontro?

«Il primo nodo è stato sciolto. Quasi tutti i componenti del gruppo hanno condiviso la strada indicata dal Presidente Beux che, in questi 24 mesi, deve condurre alla realizzazione di un Codice etico. Difatti, mentre è ragionevole pensare che si riesca a raggiungere l’obiettivo del “Codice etico comune” (l’insieme dei valori generali nei quali si riconoscono le 19 professioni), non si può dire altrettanto per un “Codice deontologico comune”. Per essere qualificato in questo modo, dovrebbe scendere a un livello di dettaglio tale, per ognuna delle 19 professioni, che sarebbe molto complicato realizzarlo in 24 mesi e, nel caso in cui ci si riuscisse, diventerebbe un’opera corposissima. ll codice etico dunque verrà ideato secondo un approccio modulare ed incrementale. La commissione si è data il compito di individuare 8-10 punti nodali, comuni alle 19 professioni sanitarie, così da poter ottenere risultati singolarmente utilizzabili in tempi più brevi, garantendo comunque logicità e coerenza complessiva del Codice».

L’idea del Codice deontologico comune è dunque archiviata?

«Per come la vedo io, i sogni sono tali per essere realizzati. Intorno al progetto si è aperto un dibattito costruttivo che ha reso ancora più stimolante questo cammino. Durante le video-conferenza, molti hanno espresso compiacimento per essere entrati a far parte di questo gruppo ed apprezzamento per poter contribuire, siamo certi fattivamente, alla elaborazione del Codice etico delle professioni sanitarie. Certo, una minoranza ha manifestato perplessità sulla limitazione del progetto al solo “Codice etico” temendo che lo stesso, poi, possa ridursi ad una mera enunciazione di principi, che non ha la forza e l’autorevolezza di un Codice deontologico il cui mancato rispetto comporta invece conseguenze disciplinari. Invero, durante la conferenza, ho voluto ricordare che il progetto si chiama “Etica, deontologia e responsabilità professionale quali comune codice denominatore”. E, dunque, una volta costruito il Codice etico, nulla vieta di elaborare il Codice deontologico usando come cornice generale lo stesso Codice etico frutto di questo cammino. Insomma, non si vuole solo adempiere ad un dettato normativo, ma si vuole realizzare un percorso di valore attraverso questo gruppo di lavoro attivato sui temi etici e deontologici. La forza che avrà il Codice unico sarà determinata da coloro che hanno aderito a questo gruppo di lavoro, sarà l’osservanza di principi che andremo a condividere a tutela delle professioni, dei cittadini, della salute individuale e collettiva, principi che, si ribadisce, potranno divenire il nucleo centrale attorno al quale ciascuna professione sarà in grado di adottare il proprio Codice deontologico nel rispetto della legge 3/2018».

Come referente dei valori per la cittadinanza della Federazione, e a tutela dei cittadini, cosa pensa della “proliferazione” dei Codici deontologici?

«Per legge, ogni professione avrà il suo albo di appartenenza (in fase di attuazione) e potrebbe avere il suo Codice deontologico che, si auspica, tenga come cornice o “parte generale” il Codice etico su cui stiamo lavorando tutti insieme. Poi, a maggior tutela della cittadinanza ma anche dei professionisti della salute, immagino questa commissione come un “laboratorio permanente” a servizio delle 19 professioni sanitarie che un giorno, non troppo lontano, possa approdare alla progettazione e alla realizzazione di un Testo Unico dei Codici etici e deontologici di tutte le professioni sanitarie così che i cittadini abbiano un solo punto di riferimento “normativo”.

Come pensate di far conoscere questo progetto ed il Codice etico?

«Proprio perché i “valori del Codice etico” per essere efficaci devono essere condivisi, diffusi ed applicati, si è parlato anche di comunicazione, di informazione dei contenuti e dei risultati del progetto. E sotto questo profilo, si è pensato, di creare o una sezione del sito dedicata al progetto, o un sito nuovo come è stato fatto per il Codice di condotta della privacy in sanità. E poi, una volta ultimato, sarà indispensabile portare tutto questo a conoscenza dei cittadini. Proprio in questa veste, sin dalle prime interviste e dai primi interventi nei convegni, ma anche ascoltando la voce dei cittadini e delle stesse professioni sanitarie, ho avvertito l’esigenza di individuare una diversa “sigla” della Federazione nazionale Ordini dei Tecnici sanitari di radiologia medica, delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione o, in breve FNO TSRM PSTRP, per comunicare con la cittadinanza in maniera diretta, creando una riconoscibilità della quale possiamo già immaginare una serie di effetti positivi. Una Federazione così giovane ha bisogno di “spiegare” al pubblico la propria missione, di creare fidelizzazione, di promuoversi. E per riuscirci deve aderire alle regole basilari della comunicazione, che sono semplicità, immediatezza e chiarezza del messaggio, tanto sui media tradizionali che sui new media. E, dunque, la stessa denominazione, che sui mezzi di informazione viene spesso modificata (Super-condominio, maxi-albo, super albo, etc), ha bisogno di essere uniformata. Per la costruzione di un modello di relazione tra i professionisti ed i cittadini è necessario che questi ultimi e le 19 professioni sanitarie vengano identificati con una denominazione orecchiabile, facilmente memorizzabile e di agevole pronuncia, insomma un nickname che verrà usato da tutti, anche nell’ambito di campagne di informazione promosse dalla Federazione, dalle costituende Commissioni di albo, dal Ministero della Salute, dalle strutture sanitarie e pubbliche, dalle associazioni dei consumatori. Penso anche a guide multimediali e a punti informativi presso gli Ordini. Insomma, nessun canale deve essere tralasciato. La Federazione non sta perdendo tempo ed in occasione di convegni e meeting, sin dallo scorso giugno, è sempre previsto uno spazio per una mia relazione, o di un componente della Commissione, dedicato all’argomento “Codice unico” per la sua diffusione e condivisione».

Lei avrà un ruolo anche nel tavolo “Codice di condotta della privacy in sanità”. Di cosa si tratta?

«Dal 25 maggio 2018 è in vigore il Regolamento UE 2016/679 sulla protezione dei dati personali (“GDPR”). Per facilitare l’individuazione di criteri uniformi con cui declinare i principi generali stabiliti dal regolamento secondo le peculiarità organizzative, cliniche e sociali del contesto sanitario, associazioni ed aziende collaborano ad una iniziativa finalizzata alla definizione di un “Codice di condotta”. Dal Luglio 2019, grazie all’invito giunto dal Prof. Fabrizio Massimo Ferrara, la Federazione nazionale degli Ordini TSRM PSRTP, ha nominato me e  Riccardo Orsini -responsabile per la transizione al digitale e responsabile della conservazione legale della Federazione-, quali componenti del tavolo “Codice di condotta della privacy in sanità”, che vede tra i partecipanti all’iniziativa, oltre ai promotori ovvero l’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari (ALTEMS) della Università Cattolica del Sacro Cuore e la “Italian Community” dell’Healthcare Information and Management Systems Society (HIMSS) anche l’ Istituto Superiore di Sanità, la “Direzione generale della vigilanza sugli enti e sulla sicurezza delle cure” del Ministero della Salute, l’“Assessorato politiche per la salute” della Regione Emilia Romagna, le principali associazioni sanitarie di rilevanza nazionale (quali AIOP, ARIS, FederANISAP, FederSanità, FIASO) nonché l’Ordine dei Medici della Provincia di Roma, allo scopo di identificare le essenziali motivazioni cliniche necessarie per garantire la liceità e le finalità dei trattamenti dei dati personali. Per facilitare la reale fruizione del codice validando l’aderenza di quanto previsto rispetto alle esigenze operative, collaborano attivamente anche alcune aziende sanitarie di diverse Regioni, particolarmente rilevanti sotto il profilo delle attività e delle dimensioni, quali la ASL di Foggia, la ASL Roma-1, la ATS Val Padana, la ATS Sardegna, la Azienda USL della Romagna, la Azienda ULSS 6 Euganea  e la Azienda USL Toscana Sud Est  nonché il tavolo permanente dei DPO delle Aziende sanitarie della Regione Lazio».

Insomma, che bilancio si può trarre dei lavori della Commissione “Codice unico” dalla sua costituzione ad oggi? È già fissata la prossima tappa della commissione?

«Riesaminando le varie tappe del progetto, che ha un percorso lungo almeno 24 mesi, attraverso gli elaborati inviati da tutti i partecipanti al tavolo da luglio ad oggi, stiamo già fattivamente lavorando alle seguenti fasi:

  1. costituzione di un gruppo di lavoro di 19 referenti delle rispettive professioni sanitarie e 19 supplenti;
  2. realizzazione di un costruttivo confronto tra le 19 professioni sanitarie;
  3. raccolta dei Codici deontologici, delle raccomandazioni etiche e di condotta di tutte le 19 professioni, compresi quelli europei, almeno quelli degli Stati più rappresentativi;
  4. raccolta dei Codici deontologici, delle raccomandazioni etiche e di condotta delle altre professioni socio-sanitarie (es: medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, ecc).

In vista del 1° Congresso nazionale di Rimini, fissato nelle date 11-13 Ottobre, aderendo all’invito fatto sin dal primo incontro, e sollecitato anche dal Tesoriere, Teresa Calandra, tutti i componenti della commissione saranno presenti e ciò costituisce un importante momento aggregativo della Federazione. In detta occasione si è concordato che si procederà con le ulteriori tappe del progetto: la costituzione di un sottogruppo di 10 referenti (dei 19 del gruppo di lavoro) che si occupi di analizzare i documenti di cui al punto 3; la costituzione di un sottogruppo di 9 referenti (dei 19 del gruppo di lavoro) che si occupi di confrontare ed individuare i punti in comune tra i documenti di cui al punto 4, così da creare un tessuto di norme condivise. Si tratterrà di un momento davvero importante dato che verranno costituite le sotto-commissioni e il progetto entrerà nella fase operativa.

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