Salute 24 Ottobre 2022 15:30

Nuova sanità territoriale, Frittelli (Federsanità): «Con PNRR e DM77 assistenza sanitaria e sociale ai cittadini»

«Nell’ambito del distretto territoriale – saranno assicurati i LEA ma anche i LEPS: livelli essenziali di prestazioni sociali. Secondo il piano di cronicità andiamo verso una medicina di iniziativa. Ed ecco che il ruolo del medico cambia»

Una popolazione che invecchia rapidamente e negli ultimi due anni si è molto impoverita richiede interventi rapidi ed efficienti. E, a partire dal PNRR, gli strumenti per attuare riforme sul piano della sanità territoriale-sociale esistono e si dirigeranno verso una medicina di iniziativa con il ruolo del medico che subirà una trasformazione. «Per una presa in carico reale e a tutto campo del cittadino» spiega il Direttore Generale del San Giovanni Addolorata di Roma e presidente Federsanità nell’intervista a tutto campo a Sanità Informazione.

Presidente, dopo la pandemia, come stabilire le priorità in sanità?

«Siamo in un momento molto particolare e critico. I dati Istat ci consegnano una popolazione che sta invecchiando rapidamente – evidenzia al nostro  giornale -. E anche una popolazione che si è molto impoverita. Siamo di fronte a prospettive molto difficili dal punto di vista economico».

Quali sono le potenzialità e gli strumenti per poter intervenire e in modo rapido?

«Sicuramente il PNRR ha liberato la necessità di validare riforme sul piano della sanità territoriale. Il DM 77 è stato validato devo dire in maniera molto efficiente ed anche nei tempi previsti. In relazione all’assistenza sociale e rispetto ad una popolazione sempre più povera, anziana e vulnerabile sia dal punto di vista sanitario che sociale, ha sviluppato in seno a Missione 5, una serie di riforme già anticipate dalla Legge 234/2021. Sto parlando della Finanziaria per il bilancio per il 2022 in cui abbiamo il piano nazionale della non autosufficienza, il piano della povertà e il piano sociale. Questi strumenti si aggiungono alle linee guida della conferenza delle Regioni validate il 6 luglio di quest’anno sul budget di salute. Infine, prima che si insediasse il nuovo Governo, dopo la legge delega sulla disabilità anche essa in seno alla Missione 5 è stato presentato lo schema di legge delega per la tutela delle persone anziane».

Dunque: assistenza, cure primarie e poi le case di comunità

«Abbiamo una serie di strumenti che hanno il loro punto di contatto negli ambiti territoriali-sociali e nelle case di comunità attraverso il punto unico di accesso. Questo vuol dire che non solo nell’ambito del distretto – il punto centrale della nuova sanità – noi troveremo la tematica dei LEA ad assicurare i livelli essenziali di assistenza ma anche quella dei LEPS: livelli essenziali di prestazioni sociali. Da questo punto di vista, quindi, come ultimamente è stato detto nel corso del congresso Card Italia noi avremo un distretto delle comunità dove esisteranno più stakeholder. Secondo il piano di cronicità, validato da Agenas nell’ambito del progetto PON GOV, andiamo verso una medicina di iniziativa. Ed ecco che il ruolo del medico cambia».

Ecco, presidente, in che modo il ruolo del medico subirà una trasformazione?

«Innanzitutto, in una funzione di regia che sarà coordinata, ad alti livelli, dal direttore di distretto ma anche da un clinical manager. In un’integrazione di tematiche sociali per una presa in carico reale e a tutto campo del cittadino».

Secondo lei, i medici sono formati e competenti da questo punto di vista?

«Dobbiamo insistere molto su progetti di formazione che riescano ad omogeneizzare la filiera che è sul territorio. Mmg, pediatri di libera scelta, medici specialisti sia del territorio che ospedalieri. E, assolutamente non dimenticare la salute mentale con i dipartimenti di salute mentale e di prevenzione. Dovranno promuovere attività e campagne verso sani stili di vita. Non possiamo accontentarci solo di screening sul territorio come vengono effettuati ora».

 

 

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