Salute 23 Gennaio 2019

Numero chiuso e imbuto formativo, sempre più difficile diventare medico. In 10 anni 10mila medici via dall’Italia

Mestiere “a rischio estinzione” per il network legale Consulcesi. Il Presidente Massimo Tortorella: «Ancora troppa incertezza sul destino degli studenti. Ci saranno più posti a disposizione? Si passerà a un sistema alla francese? Servono risposte certe subito». Atenei in crisi: dal 2008 a oggi i docenti sono scesi da 63.228 a 53.801

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Medici sempre più sotto attacco. Dalle aggressioni all’imbuto formativo, dallo spot sulle richieste di risarcimento alla carenza di specialisti che rischia di diventare l’emergenza del futuro. Mentre la politica si interroga sui provvedimenti da prendere, torna in primo piano il problema del numero chiuso, tema di cui si è occupata anche la giornalista del Corriere della Sera Milena Gabanelli. «A Medicina ogni anno un esercito di aspiranti camici bianchi (quest’anno erano 67 mila per 10 mila posti) va a sbattere contro il test – scrive la Gabanelli – 100 minuti per rispondere a 60 domande che con le cose studiate a scuola c’entrano poco. I più si preparano spaccandosi la testa sui quiz degli anni precedenti pagando migliaia di euro “allenatori” privati. Chi passa, una volta portata a casa la laurea, deve affrontare un altro collo di bottiglia, quello delle scuole di specializzazione. Qui i posti sono legati al numero di borse di studio disponibili: sistematicamente meno di quelli che servirebbero. Una strozzatura che rischia nei prossimi dieci anni di lasciare milioni di famiglie senza medico di base, mentre ne mancano all’appello ogni anno 700 fra chirurghi, pediatri, anestesisti, ginecologi e medici di pronto soccorso».

Secondo la Gabanelli la scelta di ricorrere al numero chiuso (non solo nella facoltà di Medicina) è una scelta obbligata per gli atenei costretti a ridurre il numero di studenti perché non hanno abbastanza docenti: dal 2008 a oggi sono scesi da 63.228 a 53.801. Il continuo taglio dei finanziamenti all’università non consente di rimpiazzare i professori che vanno in pensione. A questo si aggiunge la nuova normativa sull’accreditamento dei corsi di studio che vincola le università a garantire un determinato rapporto docenti-studenti.

Sul tema interviene anche il network legale leader in ambito sanitario Consulcesi che traccia una fotografia impietosa di un mestiere “a rischio di estinzione”. «Abbiamo raccolto le grida d’aiuto di migliaia di camici bianchi, prima attraverso il “Telefono Rosso”, un vero e proprio pronto soccorso per la violenza in corsia – spiega Massimo Tortorella, Presidente Consulcesi – poi con la nostra petizione per creare il Tribunale della Salute, un luogo di confronto e non di contrapposizione per dire finalmente basta all’odio tra medici e pazienti».

Il mancato ricambio generazionale rappresenta sicuramente una delle maggiori criticità perché, tra carenze di organico e turni massacranti, i camici bianchi sono costretti a lavorare in condizioni estreme. Eppure, a pochi mesi di distanza dal caos sul tema del numero chiuso per l’accesso alle Facoltà di Medicina, tra annunci del Governo, dietrofront e distinguo, migliaia di aspiranti medici sono ancora in attesa di sapere cosa ne sarà del temuto test. «Bene le audizioni in Parlamento per trovare una sintesi tra le diverse proposte di legge presentate per il superamento del numero chiuso – commenta Massimo Tortorella – ma c’è ancora troppa incertezza sul destino degli studenti. Ci saranno più posti a disposizione? Si passerà a un sistema alla francese? Servono risposte certe subito, lo scorso anno più di 67 mila studenti hanno tentato la ‘lotteria’ dei quiz». «I numeri parlano chiaro – continua Tortorella – andando avanti così resteremo senza medici: nell’arco di 10 anni oltre 10mila medici hanno lasciato il nostro Paese, nel 2025 rischiano di mancare in Italia circa 16.500 medici specialisti e nei prossimi 5 anni andranno in pensione più di 14mila medici di famiglia. Considerando che, secondo dati Eurostat, i nostri medici sono i più anziani d’Europa (il 54% ha dai 55 anni in su), è necessario procedere con una decisa inversione di rotta nell’accesso alla professione, dal numero chiuso fino alla formazione specialistica», conclude Tortorella.

 

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