Salute 23 Maggio 2023 07:43

Morbo di Crohn: al San Raffaele fistole e ascessi “riparati” dalle cellule staminali

SANITA’ ECCELLENTE | Pierpaolo Sileri (San Raffaele): «Le cellule staminali hanno proprietà rigeneranti e antinfiammatorie. Utilizzate in pazienti adulti con fistole anali da Morbo di Crohn permettono di ripristinare il tessuto senza tagli e con un recupero post-operatorio veloce»

Morbo di Crohn: al San Raffaele fistole e ascessi “riparati” dalle cellule staminali

Sono oltre cinque milioni le persone, adulti e bambini, affette da Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino, le cosiddette MICI. Si tratta di rettocolite Ulcerosa e Malattia di Crohn, due patologie in netto aumento soprattutto tra i più giovani. Se la rettocolite ulcerosa interessa la mucosa più superficiale del colon e del retto, la malattia di Crohn è una malattia cronica e recidivante dell’intestino. Può portare alla formazione di fistole e ascessi, con danni e conseguenze invalidanti per i pazienti. Oggi grazie alle cellule staminali la qualità della vita di pazienti con morbo di Crohn può migliorare.

Cellule staminali per riparare le fistole anali in pazienti con morbo di Crohn

Una novità terapeutica offre nuove speranze per i pazienti affetti da malattia di Crohn. Si tratta dell’impiego di cellule staminali per riparare le fistole anali. Il primo intervento mininvasivo è stato realizzato all’Ospedale  San Raffaele di Milano dal Professor Pierpaolo Sileri, primario dell’Unità di Chirurgia Colonproctologica e Malattie Infiammatorie croniche intestinali.  «Si tratta di una tecnica molto promettente – ha spiegato a Sanità Informazione Sileri – che si basa sulle proprietà rigeneranti e anti infiammatorie delle cellule staminali. Si iniettano nella sede della fistola anale in persone che non rispondono più a terapie standard».

Le modalità di intervento con le cellule staminali

Il vantaggio terapeutico, dunque, delle cellule staminali è doppio. «Esistono due tipi di cellule staminali – prosegue Sileri – ; ci sono le autologhe, ovvero prelevate dal tessuto adiposo del paziente e  le eterologhe, prese da altri individui, poi opportunamente lavorate e iniettate nella sede della fistola.  Lo scopo dell’impiego delle cellule staminali è di spegnere il processo infiammatorio cronico recidivante resistente ad altri tipi di procedure sia mediche che chirurgiche e di ripristinare il tessuto danneggiato riportandolo alla normalità. In questo particolare caso sono state usate cellule eterologhe, ma in passato abbiamo utilizzato anche quelle autologhe».

I vantaggi delle cellule staminali per la cura delle fistole anali da Morbo di Crohn

Oltre a garantire un ripristino del tessuto danneggiato e una riduzione dell’infiammazione, questo intervento, grazie ad un approccio chirurgico mininvasivo, azzera il rischio di un danneggiamento degli sfinteri, preservando la funzionalità e la continenza fecale. «Con una tecnica mininvasiva si identifica la fistola, si pulisce l’infezione e si chiude l’orifizio interno, quindi si inietta il composto a base di cellule staminali nella fistola anale – racconta il primario dell’Unità di Chirurgia Colonproctologica e Malattie infiammatorie croniche intestinali del San Raffaele -. Non ci sono tagli e il recupero post-operatorio è molto veloce con scarso dolore».

Solo per pazienti adulti

Questa tecnica è riservata per il momento a pazienti adulti che presentano caratteristiche anatomiche ideali per ricevere le cellule staminali. «Perché la tecnica abbia successo è necessario che ci siano condizioni pre-operatorie adeguate -sottolinea Sileri -: ovvero l’infezione deve essere spenta, il tessuto asciutto e non devono essere presenti patologie secondarie gravi».

Sempre più giovani colpiti dalle malattie infiammatorie intestinali

Se le cellule staminali possono migliorare la qualità della vita dei pazienti adulti con fistole anali da malattia di Crohn, altre sono le novità terapeutiche per i tanti pazienti colpiti dalle malattie croniche intestinali che sempre più spesso sono giovani. «Una diagnosi su quattro oggi riguarda la pediatria – fa notare Sileri – e anche da un punto di vista geografico le MICI, mentre prima interessavano principalmente Europa e Nord America, oggi si stanno diffondendo anche nei paesi in via di sviluppo. Le ragioni? Una maggiore attenzione alla diagnosi grazie ad una migliore strumentazione. Inoltre, familiarità e disturbi vengono indagati meglio. Grazie a terapie innovative la qualità della vita dei pazienti è in netto miglioramento sempre che la diagnosi sia tempestiva e il paziente venga preso in carico in un centro specializzato da un team multidisciplinare».

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