Salute 18 Febbraio 2025 13:26

Insufficienza renale cronica, dai ‘suoni’ del sangue la diagnosi precoce delle complicanze

A sviluppare la tecnica è stato un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Bioingegneria dell'Istituto Mario Negri Bergamo, il cui studio è  stato pubblicato sulla rivista scientifica Annals of Biomedical Engineering
Insufficienza renale cronica, dai ‘suoni’ del sangue la diagnosi precoce delle complicanze

Un innovativo metodo, che si basa sull’analisi dei suoni generati dal flusso sanguigno, in particolare nelle fistole, potrebbe facilitare la diagnosi precoce delle complicazioni in pazienti con insufficienza renale cronica, riducendo la necessità di interventi urgenti. A sviluppare la tecnica è stato un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Bioingegneria dell’Istituto Mario Negri Bergamo, il cui studio è  stato pubblicato sulla rivista scientifica Annals of Biomedical Engineering. Le fistole arterovenose, create chirurgicamente per garantire un accesso vascolare duraturo e affidabile durante la emodialisi, sono un’opzione indispensabile per i pazienti con insufficienza renale cronica grave. Tuttavia, circa il 40% delle fistole diventa inutilizzabile entro un anno dall’intervento, a causa della formazione di stenosi, ossia restringimenti dei vasi che ostacolano il corretto passaggio del sangue e che spesso portano alla chiusura della fistola stessa.

L’auscultazione dei suoni generati dal flusso

Lo studio dimostra che l’auscultazione dei suoni generati dal flusso sanguigno nelle fistole possa essere utilizzata per individuare precocemente le stenosi, migliorando la qualità di vita del paziente. L’occlusione della fistola, spesso rilevata nel giorno stesso della emodialisi, costringe infatti i medici a intervenire d’urgenza con l’inserimento di un catetere temporaneo e a pianificare un nuovo intervento chirurgico per la creazione di un accesso vascolare alternativo per il trattamento. Nonostante le linee guida raccomandino un monitoraggio regolare delle fistole, mancano ad oggi metodi veloci, oggettivi ed economici per effettuare questo controllo in modo continuativo, e individuare in tempo utile le fistole a rischio di fallimento, intervenendo per salvarle prima della loro  completa chiusura. Con l’obiettivo di colmare questa lacuna, lo studio ha utilizzato un fonendoscopio elettronico per l’analisi quantitativa dei suoni emessi dalle fistole, una tecnica che  sfrutta le variazioni di frequenza e intensità del suono per individuare segni di disfunzione.

Lo studio

I ricercatori hanno monitorato per un anno sei pazienti con fistole nell’avambraccio sottoposti a emodialisi all’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo, registrando i suoni prodotti dalle loro fistole e correlando questi dati con misurazioni ecografiche del flusso sanguigno e simulazioni di  fluidodinamica computazionale. “Abbiamo dimostrato – spiegano Sofia Poloni e Michela Bozzetto, responsabili della ricerca presso il laboratorio di Medical Imaging del Mario Negri Bergamo – che il suono fornisce  un’indicazione indiretta del flusso di sangue che scorre nella  fistola, ed è quindi indicativo della sua funzionalità. Infatti, i suoni provenienti dalle fistole con flusso disturbato, contraddistinte da vortici e ricircoli sanguigni, mostravano frequenze elevate (500-700 Hz), mentre in quelle con flusso regolare e minori segni di stress sulla parete vascolare, i suoni erano caratterizzati principalmente da frequenze basse (100-250  Hz). L’obiettivo a lungo tendere è che questo dispositivo diventi uno strumento di controllo utilizzabile dal paziente stesso”.   “Se adottato su larga scala – commenta Carmela Condemi,  Responsabile dell’Unità di Dialisi dell’Asst Papa Giovanni XXIII. – questo approccio potrebbe prevenire complicazioni anche gravi  nei pazienti sottoposti a emodialisi, migliorare la qualità di  vita dei pazienti e ottimizzare la gestione delle risorse nei  centri dialisi, oltre a ridurre i costi legati a interventi chirurgici urgenti”.

 

 

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