Salute 20 febbraio 2018

Elezioni, Regimenti (Lega): «Formazione professionale continua e lotta al precariato le mie priorità»

La presidente dell’associazione Medicina Legale Contemporanea è in corsa nel collegio senatoriale Fiumicino – Ostia – Ciampino. «La presenza di medici in Parlamento può migliorare la sanità italiana», afferma a Sanità Informazione

«La figura del medico deve rimanere centrale, anche per l’unicità del rapporto con il paziente». Ha le idee chiare Luisa Regimenti, medico legale, candidata per il centrodestra nel collegio senatoriale di Fiumicino – Ostia – Ciampino. Da sempre attiva nel sindacalismo medico, è stata segretario del SIMSLA Sindacato Italiano Specialisti di Medicina Legale e delle Assicurazioni, prima di fondare l’associazione “Medicina Legale Contemporanea – Società Italiana Medico Giuridica”, che nasce come uno strumento di raccordo tra il mondo medico e quello giuridico, fornendo allo specialista in medicina legale gli strumenti utili a ricoprire la delicata posizione che riveste nel SSN, a servizio del cittadino, della magistratura e del legislatore. Da 30 anni in politica, già candidata nel 2016 al Consiglio comunale di Roma, è stata tra i fondatori de La Destra, il movimento politico guidato da Francesco Storace.

Dottoressa, lei è stata a lungo impegnata nel sindacalismo medico. Quale contributo pensa di poter portare in Parlamento a favore della categoria? Quanto è importante la presenza di esponenti della categoria medica in Parlamento?

«Faccio il medico da trent’anni e ho sempre pensato che fossero necessarie maggiori tutele per chi svolge una professione così delicata, che più che un lavoro è una vocazione, ma che espone tutti noi a molti rischi. Quando si ha a che fare con la vita delle persone e la salute dei pazienti non sempre le cose vanno come ci aspettiamo, per cui dobbiamo essere preparati a gestire qualsiasi emergenza e avere la garanzia di maggiori tutele. L’associazione punta ad assistere i colleghi in qualsiasi situazione a rischio. Il nostro impegno, però, non basta a garantire i diritti della categoria, negli ultimi anni indebolita da scelte di governo sbagliate. Anche per questo ho deciso di candidarmi al Senato, nel collegio uninominale Lazio 08 Fiumicino-Ostia-Pomezia-Ciampino. In Parlamento porterò la mia esperienza di medico legale e mi impegnerò per attuare cambiamenti nel campo della sanità. La figura del medico deve rimanere centrale, anche per l’unicità del rapporto con il paziente. Punterò sulle competenze e sul merito, sulle borse di studio e sulla formazione professionale continua. La lotta al precariato deve diventare sinonimo non solo di difesa del posto di lavoro, ma anche del livello di qualità del lavoratore. E infine bisogna eliminare il blocco del turnover, che ha causato negli anni una minore presenza di medici negli ospedali e un maggior carico di lavoro per i dottori. Solo gli esponenti della categoria sanno quanto questi temi siano importanti e quanto la presenza di medici in Parlamento possa migliorare la sanità italiana e, al contempo, i diritti dei dottori».

Il mondo della sanità vive un momento delicato, come saprà il 23 febbraio sciopereranno medici e infermieri. Quali sono secondo lei le misure in ambito sanitario che non possono più essere rimandate?

«Sicuramente lo sblocco del rinnovo del contratto di lavoro 2016-2018. Nonostante la sentenza della Cassazione del luglio 2015, che ha stabilito lo sblocco di questi contratti per il comparto medico e sanitario, ancora nulla è stato fatto. Finora solo il senso di responsabilità che ci lega ai nostri pazienti ci ha spinto ad andare avanti. Ma negare a professionisti che lavorano anche 15 ore al giorno, e che hanno in mano la vita delle persone, poter contrattare le loro condizioni di lavoro è ormai inaccettabile, oltre che una violazione delle norme costituzionali».

La legge Gelli sulla responsabilità dei professionisti è stata accolta positivamente dagli operatori del settore, tuttavia restano delle criticità. Lei come la valuta?

«La legge Gelli porta con sé delle contraddizioni di fondo e certamente dovrebbe essere migliorata. L’unica nota positiva della legge è l’articolo 15, per il quale la mia associazione si è battuta e ha ottenuto la presenza del medico legale nel collegio dei consulenti tecnici, ponendolo al centro della controversia giudiziaria per valutare la responsabilità civile dei sanitari. Sicuramente la legge Gelli è un passo avanti rispetto alla legge Balduzzi, che è scritta male e non chiarisce i punti fondamentali della responsabilità medica, però restano dei nodi che neppure questa norma è riuscita a sciogliere. Sarà certamente uno dei miei obiettivi farlo quando sarò in Parlamento».

Negli ultimi anni hanno preso piede nel nostro Paese atteggiamenti se non ostili, sicuramente molto diffidenti verso la scienza, a cominciare dai No Vax. Rispetto a questo qual è la sua valutazione?

«Principalmente è necessaria una migliore informazione, per evitare fenomeni di allarmismo rispetto ai vaccini che in realtà non ci sono, però da medico credo non sia necessaria l’obbligatorietà di dodici vaccini. Bisognerebbe invece effettuare valutazioni caso per caso, selezionare i bambini a rischio ed effettuare le vaccinazioni necessarie per evitare complicazioni, magari in un lasso di tempo maggiore. Bisogna comunque far riferimento all’esperienza del pediatra, il medico che conosce il suo piccolo paziente e prescrive la vaccinazione sulla base di una conoscenza clinica privilegiata».

Lei è candidata per il centrodestra nel collegio senatoriale di Fiumicino, ufficialmente in quota Lega, ma la sua militanza in politica nasce indietro nel tempo. Com’è cambiata la politica in questi anni?

«Mi occupo di politica da trent’anni. È una passione che coltivo ed ho messo al servizio della mia categoria per la tutela dei medici legali, e l’associazione è il risultato di questo impegno. Noi non abbiamo paura di dire basta a questa invasione incontrollata di immigrati senza diritto. Desidero mettere al servizio della politica e del mio Paese la mia esperienza e la mia competenza. Fare politica quando si ha una professione significa sottrarre tempo ai propri cari, alla famiglia e a sé stessi, ma significa anche lavorare concretamente affinché il cambiamento non rimanga una parola o una speranza, ma sia viceversa il frutto di passi concreti e ponderati per il bene di tutti. E mai come in questo periodo si avverte la necessità di competenza, studio e capacità nelle istituzioni».

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