Salute 11 febbraio 2019

Agoaspirato, decolla il progetto “CytoMatrix” per analisi più rapide e precise. Trombetta (Campus Bio-Medico): «Così diagnosticheremo meglio le patologie»

Il lavoro, svolto dall’Università Campus Bio-Medico di Roma grazie al finanziamento della Regione Lazio, è stato coordinato dalla professoressa Marcella Trombetta, Coordinatore della Ricerca della Facoltà Dipartimentale di Ingegneria. La Simedet, Società italiana di Medicina diagnostica e terapeutica, ha patrocinato l’evento di presentazione: «Questo lavoro è un’espressione significativa e vincente di multiprofessionalità tra saperi e competenze diverse, tra Ingegneria e Medicina di laboratorio» ha affermato il Presidente Capuano

Quando Università, Regione e ricercatori si mettono insieme per raggiungere un obiettivo, la sinergia che ne nasce non può che essere virtuosa. Così è stato al Campus Bio-Medico di Roma dove il gioco di squadra ha portato alla creazione di una nuova matrice sintetica, Cytomatrix, capace di catturare, trattenere e conservare il materiale biologico proveniente da prelievi citologici, una innovazione che potrebbe rivoluzionare il mondo delle analisi e dell’agoaspirato con importanti conseguenze in ambito medico.

Deus ex machina di questo progetto è stata la professoressa Marcella Trombetta, già componente del Consiglio Superiore di Sanità e Coordinatore della Ricerca della Facoltà Dipartimentale di Ingegneria dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, che con tenacia ed entusiasmo ha creduto in questo progetto al “cento per cento italiano”.

Trombetta, che è anche membro della Commissione Grandi Rischi della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Comitato Tecnico Sanitario del Ministero della Salute, ha coordinato il progetto di trasferimento tecnologico “Cyto+ – Incremento del TRL della tecnologia CytoMatrix”, dell’Università Campus Bio-Medico di Roma svolto nell’ambito del progetto “INTESE: Innovazione e Trasferimento Tecnologico per Sostenere la fruizione dei risultati della ricerca sul territorio”, cofinanziato dalla Regione Lazio (prot. FILAS-RU-2014-1193).

«Il progetto Cytomatrix nasce per la necessità di ottenere il massimo delle informazioni di rilevanza diagnostica dal materiale citologico prelevato dalle lesioni dei pazienti – spiega la Dottoressa Anna Crescenzi, Responsabile UOC Anatomia Patologica Policlinico Campus Biomedico, a Sanità InformazioneLa medicina moderna offre importanti opportunità di trattamento anche in casi di malattia avanzata ma perché la terapia sia efficace occorre ottenere molte informazioni dal materiale biologico prelevato. Queste servono a mirare la terapia alla specifica lesione (targeted therapy) e vanno dalla diagnosi morfologica alla analisi di alterazioni molecolari ed espressione di proteine. Perché queste analisi siano possibili è importante preservare al meglio tutto il materiale prelevato. Con questo intento nasce la matrice CytoMatrix che cattura e trattiene le cellule senza dispersione e permette multiple indagini sullo stesso campione».

La progettazione del supporto a matrice ha visto coinvolti medici, ingegneri e azienda, la UCS Diagnostic di Roma. Il 4 febbraio si è svolto un workshop che ha riunito i centri italiani che hanno partecipato alla sperimentazione per condividere vantaggi, criticità e risultati.

Fondamentale è stato il finanziamento della Regione Lazio: Cyto+ è un progetto di incremento di TRL (Technology Readiness Level: livello di maturità tecnologica) delle aziende del territorio che permette a un prodotto frutto della ricerca di arrivare da un livello di pre-industrializzazione al livello di produzione e di immissione sul mercato. La Regione Lazio, attraverso un bando pubblico, ha invitato tutte le università a presentare un progetto di finanziamento al salto di TRL di quelle che erano le piccole imprese presenti in regione.

Anche la Simedet, Società italiana di Medicina diagnostica e terapeutica ha sposato il progetto e ha patrocinato il workshop del 4 febbraio. «È molto positivo rilanciare e sviluppare i brevetti diagnostici con un incontro virtuoso tra aziende e ricerca biomedica e biotecnologica delle Università – ha commentato il Presidente della Simedet Fernando Capuano – Cytomatrix è un’espressione significativa e vincente di multiprofessionalità tra saperi e competenze diverse, tra Ingegneria e Medicina di laboratorio. Per questo siamo grati alla professoressa Marcella Trombetta e alla dottoressa Anna Crescenzi».

La nuova tecnologia permetterà una maggiore precisione, velocità e una sensibile diminuzione dei costi per analizzare un campione di agoaspirato: «Con Cytomatrix si riuscirà a diagnosticare meglio una patologia – spiega la Coordinatrice del progetto Marcella Trombetta – È la cosa più importante perché l’esito anatomo-patologico è quello che cambia il destino delle persone: in questo modo diamo al paziente la possibilità di effettuare una sola procedura agoaspirativa anche nei distretti più complessi e più difficili. Il nostro sistema funziona su tutti i distretti, dal polmone alla tiroide e persino alle urine. Riuscire ad avere un sistema che semplicemente dalle urine, senza neanche dover fare una invasione, riesce a catturare le eventuali cellule neoplastiche presenti e riuscire a dare una risposta valida e sicura ai colleghi che poi si occuperanno della terapia del paziente ci permette senza un grosso costo di arrivare a risultati importanti».

La procedura agoaspirativa è una procedura complessa e delicata che molto spesso, a seconda del distretto e a seconda del tipo di massa liquida del sistema, può dare degli artefatti, dei falsi positivi, può non essere significativa e, soprattutto, il suo trattamento porta a un grosso spreco del materiale citologico. Quindi molto spesso ci si ritrova a dover ripetere l’operazione soprattutto nel caso in cui si ha una positività.

«Siamo partiti dal chitosano – racconta Trombetta -: un polimero naturale usato ampiamente in medicina in particolare come coadiuvante nelle diete. È quello che viene fatto bere, si gonfia e riempie lo stomaco per mangiare meno. Viene usato come additivo, deriva dalla chitina che è l’esoscheletro di tutti i più famosi crostacei e abbiamo abbinato le capacità di questo polimero completamente naturale e quindi più affine con quelli che sono i tessuti naturali con le nostre capacità come centro di ricerca in ingegneria di produrre delle schiume polimeriche abbiamo prodotto questa spugnetta. Questo strumento aiuterà i nostri colleghi anatomo-patologi a riuscire a fare anche l’analisi della FISH e del DNA con una quantità di campione piccolissima senza dover ripetere la procedura agoaspirativa».

«Per i tecnici di laboratorio ci sarà una maggiore facilità di allestimento e una standardizzazione della metodica – sottolinea Roberto Virgili, coordinatore tecnici sanitari di Anatomia patologica del Campus Bio-medico – È di stimolo per una ulteriore formazione del personale tecnico sanitario e questa joint venture con il mondo industriale consente al tecnico di aprirsi nuove prospettive lavorative. È chiaro che devono nascere nuovi skills professionali. Qui al Campus Bio-medico stiamo cercando di mettere in piedi un corso di perfezionamento perché questo profilo tecnico sanitario possa diventare un profilo tecnico a disposizione del know-how aziendale».

 

 

 

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