Circa il 49% della popolazione accusa disagi psicologici. Il fenomeno coinvolge il 16% degli adolescenti e quasi un giovane su cinque tra i 18 e i 34 anni. I dati al 59° Congresso nazionale SItI
Quasi un italiano su due riferisce disagi psicologici. Un dato che richiama la necessità di rafforzare gli interventi per la salute mentale, soprattutto tra i più giovani, e di investire nella prevenzione per evitare ripercussioni sul benessere complessivo della popolazione. Il disagio riguarda circa il 16% degli adolescenti e quasi un giovane su cinque nella fascia d’età compresa tra i 18 e i 34 anni. Il quadro emerge dai dati presentati in anteprima al 59° Congresso nazionale della Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI), nell’ambito della sessione dedicata all’Obiettivo di sviluppo sostenibile numero 3 dell’Agenda ONU 2030, dedicato alla salute e al benessere per tutte le età. I risultati anticipano alcuni dei contenuti del Rapporto dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), atteso per il 28 ottobre.
A preoccupare è soprattutto la diffusione del disagio psicologico, che si inserisce in un quadro più ampio di progressi ancora insufficienti sul fronte della salute. Secondo i dati anticipati da ASviS, gli indici compositi relativi all’Obiettivo 3 dell’Agenda 2030, sia in Italia sia in Europa, hanno registrato una crescita limitata dal 2010 e sono rimasti sostanzialmente stabili nell’ultimo anno. “Particolarmente preoccupante appare la dimensione della salute mentale: circa il 49% della popolazione accusa disagi psicologici, il disagio giovanile riguarda circa il 16% degli adolescenti e delle adolescenti, e quasi un giovane su cinque nella fascia 18-34 anni, oltre 850mila persone, sono attualmente seguite dai Dipartimenti di Salute Mentale. E’ quindi necessario un investimento significativo in questo campo per evitare un futuro peggioramento dello stato di salute generale della popolazione”. A evidenziare la portata del fenomeno è Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile e professore ordinario all’Università di Roma Tor Vergata. Il dato relativo alle persone seguite dai Dipartimenti di Salute Mentale, in particolare, richiama l’attenzione sulla necessità di garantire risposte adeguate ai bisogni di assistenza e di rafforzare i servizi dedicati.
Accanto alla salute mentale, resta aperta la questione delle differenze territoriali nell’accesso alla salute e nella qualità dei risultati raggiunti. Nel 2025, secondo i dati anticipati da ASviS, cinque regioni hanno registrato un peggioramento dell’indice relativo all’Obiettivo 3 rispetto all’anno precedente, mentre sette hanno mostrato un miglioramento. Le disuguaglianze territoriali risultano in lieve diminuzione nel lungo periodo, ma l’andamento più recente conferma un quadro non uniforme. Un elemento che rende necessario consolidare le politiche di prevenzione e promuovere interventi capaci di rispondere ai bisogni delle diverse comunità. L’Obiettivo 3 dell’Agenda ONU 2030 punta a garantire salute e benessere a tutte le persone, indipendentemente dall’età. Comprende la tutela della salute globale, l’accessibilità delle cure e la promozione di stili di vita salutari: ambiti strettamente collegati, che richiedono un approccio integrato e investimenti continuativi.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato