Salute 2 Ottobre 2026 13:15

Salute materna, INOSS-ItOSS: “In dieci anni quasi dimezzate le isterectomie dopo il parto”

Lo studio ItOSS fotografa le principali complicanze materne gravi: l'isterectomia peripartum scende da 10,9 a 5,7 casi ogni 10mila parti, ma l'emorragia resta la principale causa dell'intervento. Sorveglianza, prevenzione e continuità delle cure al centro del confronto tra esperti di 25 Paesi.

di Redazione
Salute materna, INOSS-ItOSS: “In dieci anni quasi dimezzate le isterectomie dopo il parto”

In dieci anni il ricorso all’isterectomia peripartum si è quasi dimezzato in Italia, ma l’intervento continua a rappresentare una delle conseguenze più gravi delle emorragie ostetriche. Nei due anni di osservazione più recenti sono stati registrati 384 casi, mentre oltre la metà delle donne sottoposte all’intervento è stata ricoverata in terapia intensiva. È una delle evidenze emerse dal nuovo studio dell’Italian Obstetric Surveillance System (ItOSS), presentato il 2 ottobre a Roma in occasione dell’INOSS-ItOSS International Meeting “Maternal health between evidence, health systems and care practices”. L’incontro ha riunito ricercatori, clinici, professionisti della sanità pubblica ed esperti provenienti da 25 Paesi, con l’obiettivo di confrontare dati e strategie per rendere l’assistenza materna più sicura, appropriata ed equa.

Isterectomie peripartum quasi dimezzate

Lo studio ItOSS ha coinvolto tra il 2024 e il 2026 376 punti nascita, pari al 98% dei nati a livello nazionale. Nel periodo di osservazione sono state segnalate 384 isterectomie peripartum, corrispondenti a circa 5,7 interventi ogni 10.000 parti. Il dato varia sul territorio nazionale: 4,8 casi ogni 10.000 parti al Nord, 5 al Centro e 7,3 al Sud. Il confronto con il precedente studio ItOSS, condotto dieci anni fa, evidenzia però un cambiamento importante: il tasso è passato da 10,9 a 5,7 interventi ogni 10.000 parti, con una riduzione di quasi la metà. L’isterectomia peripartum è un intervento salvavita che comporta l’asportazione dell’utero e può rendersi necessario quando un’emorragia ostetrica grave non può essere controllata con altri trattamenti. E proprio l’emorragia rappresenta ancora di gran lunga la principale indicazione all’intervento: è responsabile del 90,7% dei casi.

Terapia intensiva per oltre una donna su due

La gravità delle condizioni che possono portare all’isterectomia emerge dagli esiti clinici. Tra le donne sottoposte all’intervento, il 14% ha sviluppato una grave morbosità materna, mentre il 55% è stato ricoverato in terapia intensiva. Nel periodo di studio sono stati inoltre registrati 3 decessi materni. “La riduzione osservata si inserisce nel quadro del significativo lavoro per la prevenzione, il riconoscimento tempestivo e la gestione appropriata dell’emorragia ostetrica”, sottolinea Serena Donati, direttrice del reparto Salute della Donna e dell’Età Evolutiva dell’Istituto superiore di sanità, presidente di INOSS e responsabile scientifica di ItOSS. L’emorragia ostetrica, ricorda Donati, resta in Italia la principale causa di morte materna per cause ostetriche entro 42 giorni dall’esito della gravidanza.

dopo il cesareo, 578 donne tornano in sala operatoria

Tra le condizioni analizzate dallo studio c’è anche la re-laparotomia dopo taglio cesareo, cioè la necessità di un nuovo intervento chirurgico sull’addome dopo il cesareo. In due anni sono stati identificati 578 casi, equivalenti a un ritorno in sala operatoria ogni 363 tagli cesarei. L’analisi ha confermato alcuni fattori associati a un rischio maggiore, già documentati dalla letteratura scientifica: preeclampsia, gravidanza multipla, ricorso alla procreazione medicalmente assistita, anestesia generale durante il cesareo ed emorragia post partum. Anche questo dato mostra quanto la sorveglianza delle complicanze materne possa essere utile non soltanto per quantificare gli eventi, ma per individuare le condizioni nelle quali è necessario rafforzare la prevenzione e la capacità di riconoscere tempestivamente le complicanze.

Cardiomiopatia, rara ma clinicamente rilevante

La terza condizione studiata da ItOSS è stata la cardiomiopatia in gravidanza. Nei due anni di raccolta dati sono stati segnalati 90 casi, pari a una prevalenza di 1,3 casi ogni 10.000 parti. Particolarmente rilevante è la gravità dei quadri nelle donne nelle quali la cardiomiopatia è stata diagnosticata per la prima volta durante la gravidanza. In questo gruppo, il 42% dei casi è stato complicato da insufficienza cardiaca e il 52% delle donne è stato ricoverato in terapia intensiva. Le malattie cardiovascolari rappresentano infatti una delle principali cause di morte materna indiretta nei Paesi ad alto reddito. Individuare precocemente i segnali di una possibile compromissione cardiovascolare diventa quindi una componente importante della sicurezza dell’assistenza durante la gravidanza e dopo il parto.

Il suicidio principale causa di morte materna fino a un anno dalla gravidanza

La salute materna non riguarda però soltanto le complicanze fisiche. Durante il meeting sono stati presentati anche gli ultimi dati ItOSS sulla mortalità materna per suicidio, considerando il periodo che va dal concepimento fino a un anno dall’esito della gravidanza. Tra il 2011 e il 2021 sono stati identificati 125 suicidi materni, pari a 2,42 decessi ogni 100.000 nati vivi. Il dato assume particolare rilievo perché, considerando l’intero anno successivo all’esito della gravidanza, il suicidio rappresenta la principale causa di morte materna in Italia e in gran parte dei Paesi ad alto reddito. Il rischio è risultato maggiore nelle donne di 40 anni e oltre e sono state osservate differenze territoriali. Ma è soprattutto la distribuzione temporale dei decessi a richiamare l’attenzione: circa l’80% dei suicidi si verifica tardivamente, tra 43 e 365 giorni dopo l’esito della gravidanza. Un dato che amplia la prospettiva sulla salute materna: la presa in carico non può concentrarsi esclusivamente sulla gravidanza e sulle prime settimane dopo il parto, ma deve considerare anche il periodo successivo, nel quale possono emergere o persistere condizioni di fragilità psicologica.

Dalla sorveglianza alla prevenzione

“La salute materna continua a rappresentare una priorità di salute pubblica anche nei sistemi sanitari più avanzati”, afferma Donati. Lo studio delle complicanze materne gravi e dei decessi potenzialmente prevenibili, spiega, consente di comprendere dove e come intervenire per migliorare la qualità dell’assistenza e gli esiti di salute. È questo il principio alla base di ItOSS: raccogliere dati sugli eventi rari e gravi per trasformarli in conoscenza utile alla pratica clinica. La disponibilità di dati affidabili e confrontabili permette infatti di individuare le criticità, studiare i fattori di rischio e verificare se gli interventi adottati siano realmente in grado di modificare gli esiti. Il quasi dimezzamento delle isterectomie peripartum nell’arco di dieci anni rappresenta, in questo senso, un dato significativo. Ma la persistenza di centinaia di casi, la gravità delle condizioni cliniche associate e la presenza di differenze territoriali mostrano che il percorso non è concluso.

Venticinque Paesi a confronto

Il tema della sicurezza materna è stato affrontato durante il meeting anche attraverso il confronto internazionale. L’International Network of Obstetric Survey Systems (INOSS) riunisce sistemi di sorveglianza ostetrica di 25 Paesi e consente di utilizzare definizioni e metodologie condivise per studiare complicanze gravi e rare della gravidanza e del parto. ItOSS ne fa parte dal 2012 e dal 2023 ne presiede il network. Il confronto internazionale permette di mettere in relazione esperienze maturate in sistemi sanitari differenti e di studiare eventi che, proprio perché poco frequenti, sarebbero difficili da analizzare con adeguata solidità attraverso i soli dati di un singolo Paese. Al centro del meeting non ci sono quindi soltanto i numeri, ma la domanda su come trasformarli in cambiamenti concreti nell’organizzazione e nella qualità delle cure. Dalla prevenzione dell’emorragia ostetrica alla diagnosi delle cardiomiopatie, dalla gestione delle complicanze dopo il cesareo fino alla salute mentale nel primo anno dopo la gravidanza, la sorveglianza diventa così uno strumento per individuare dove intervenire prima che una complicanza si trasformi in un esito grave o, nei casi più drammatici, in una morte materna.

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