One Health 16 Settembre 2026 14:07

Quartieri svantaggiati, il cervello appare 2,7 anni più vecchio alla risonanza

Una ricerca dell’University of Wisconsin su 2.826 persone collega il livello di svantaggio socioeconomico del quartiere a diversi indicatori di salute cerebrale

di Viviana Franzellitti
Quartieri svantaggiati, il cervello appare 2,7 anni più vecchio alla risonanza

Dove viviamo potrebbe essere associato anche alla salute del nostro cervello. È quanto emerge da uno studio dell’University of Wisconsin School of Medicine and Public Health, pubblicato il 15 settembre 2026 sulla rivista Radiology, che ha analizzato 2.826 persone di età compresa tra 18 e 96 anni sottoposte a risonanza magnetica cerebrale. L’obiettivo era valutare se il livello di svantaggio socioeconomico del quartiere di residenza fosse associato a caratteristiche misurabili del cervello. I ricercatori hanno utilizzato l’Area Deprivation Index (ADI), un indice costruito sulla base di 17 indicatori relativi a reddito, istruzione, occupazione e condizioni abitative. Nei partecipanti residenti nelle aree più svantaggiate è stato osservato un brain age gap maggiore, cioè una maggiore differenza tra l’età cerebrale stimata dalla risonanza e quella anagrafica. Il dato è stato accompagnato da un volume cerebrale complessivo inferiore e da una maggiore quantità di iperintensità della sostanza bianca. Lo studio è osservazionale e trasversale e quindi mostra un’associazione, non dimostra che il quartiere sia direttamente responsabile delle differenze osservate.

Come è stato misurato lo svantaggio del quartiere

Per ogni partecipante i ricercatori hanno collegato l’indirizzo di residenza all’Area Deprivation Index, un indicatore che permette di confrontare il livello di svantaggio socioeconomico delle diverse aree. L’indice comprende 17 variabili relative a condizioni economiche, istruzione, occupazione e caratteristiche delle abitazioni e dell’ambiente residenziale. I ricercatori hanno poi confrontato questi dati con diverse misure ottenute dalle immagini di risonanza magnetica. Le immagini provenivano da esami effettuati presso gli University of Wisconsin Hospitals and Clinics e strutture partner tra gennaio e giugno 2024. Sono stati esclusi i pazienti nei cui esami erano presenti evidenze radiologiche di malattia, così da analizzare una popolazione senza una patologia cerebrale evidenziata alla diagnostica per immagini.

Un cervello che alla risonanza appare più “vecchio”

Uno degli indicatori principali analizzati è stato il brain age gap (BAG), cioè la differenza tra l’età anagrafica della persona e l’età cerebrale stimata attraverso un modello basato sulle immagini di risonanza magnetica. Un valore più elevato indica quindi che il cervello appare più vecchio rispetto a quanto ci si aspetterebbe in base all’età della persona. Tra le persone residenti nei quartieri classificati come più svantaggiati a livello nazionale, il brain age gap era maggiore di 2,72 anni rispetto agli altri partecipanti, dopo gli aggiustamenti statistici. Utilizzando invece la classificazione dello svantaggio riferita allo Stato del Wisconsin, la differenza arrivava a 3,02 anni. Il risultato non significa che quelle persone abbiano necessariamente un cervello biologicamente “invecchiato” di quasi tre anni in senso clinico. Si tratta di una stima ottenuta dall’analisi delle immagini cerebrali, utilizzata dai ricercatori come indicatore quantitativo della salute del cervello.

Volume cerebrale più basso e più alterazioni della sostanza bianca

Il brain age gap non è stato l’unico parametro associato allo svantaggio del quartiere. Nelle persone provenienti dalle aree più svantaggiate è stato rilevato anche un volume cerebrale totale inferiore. L’associazione è stata osservata sia utilizzando la graduatoria nazionale sia quella riferita al Wisconsin. Un’altra differenza ha riguardato il volume delle iperintensità della sostanza bianca (WMHV), alterazioni che alla risonanza magnetica appaiono come aree più luminose e che possono essere associate a patologie dei piccoli vasi cerebrali, ipertensione e altri fattori di rischio vascolare. Anche in questo caso il volume delle iperintensità era maggiore nei partecipanti provenienti dai quartieri più svantaggiati.

Il possibile legame con le aree coinvolte nelle funzioni cognitive

I ricercatori hanno analizzato anche alcune specifiche strutture cerebrali. L’analisi ha evidenziato che, nei quartieri maggiormente svantaggiati, la relazione tra il volume delle iperintensità della sostanza bianca e il volume di alcune regioni cerebrali risultava più negativa. Tra le aree interessate figurano lo striato e la corteccia prefrontale dorsolaterale, regioni coinvolte in diversi processi tra cui motivazione, decisione e funzioni esecutive. Si tratta però di associazioni anatomiche osservate attraverso la risonanza, che non permettono di stabilire che lo svantaggio socioeconomico provochi direttamente una riduzione di queste strutture.

Cosa dimostra davvero lo studio

Il risultato più interessante della ricerca è l’associazione osservata tra svantaggio socioeconomico del quartiere e diversi indicatori di salute cerebrale all’imaging: un maggiore brain age gap, un volume cerebrale totale più basso e una maggiore presenza di iperintensità della sostanza bianca. Gli stessi autori sottolineano tuttavia la natura retrospettiva e trasversale dello studio. Questo significa che i ricercatori hanno osservato contemporaneamente le caratteristiche del quartiere e quelle del cervello, senza seguire le persone nel tempo per verificare se il cambiamento dell’ambiente determini successivamente modificazioni cerebrali. Non è quindi possibile concludere che vivere in un quartiere svantaggiato “faccia invecchiare” il cervello. Lo studio individua piuttosto un’associazione che dovrà essere approfondita con ricerche longitudinali e con analisi capaci di distinguere i diversi fattori ambientali, sociali, economici e comportamentali che possono contribuire alla salute cerebrale.

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