Professioni Sanitarie 25 Marzo 2020 17:35

Coronavirus, maxi Ordine Professioni sanitarie: «Chiediamo tavolo di conciliazione per risarcimento a professionisti contagiati»

Il presidente della FNO TSRM e PSTRP Beux: «Le carenze del SSN e la mancanza dei giusti dispositivi di sicurezza ha provocato il contagio di migliaia di professionisti sanitari». L’avvocato Perciballi: «Il Ssn e le competenti istituzioni avrebbero dovuto mettere in campo tutti gli interventi più efficaci per prevenire l’infezione del personale sanitario e, dato che non è accaduto, devono assumersene la responsabilità»

La Federazione delle Professioni sanitarie FNO TSRM e PSTRP chiede alle Istituzioni che si proceda con l’apertura di un tavolo di conciliazione per indennizzare i professionisti sanitari vittime di Covid-19 contagiate per l’assenza dei dispositivi e le loro famiglie.

«Le carenze del SSN e la mancanza dei giusti dispositivi di sicurezza – afferma il Presidente Alessandro Beux della Federazione nazionale degli Ordini dei Tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie e delle professioni- ha provocato il contagio di migliaia di professionisti sanitari. Come si apprende dai dati diffusi dall’Istituto superiore di sanità (ISS), in Italia dall’inizio dell’epidemia sono 4.824 i professionisti sanitari che hanno contratto un’infezione da Covid-19, pari al 9% del totale delle persone contagiate. Peraltro, come si legge nel rapporto Gimbe, i numeri forniti dall’ISS sono ampiamente sottostimati data la mancata esecuzione dei tamponi a tutti i professionisti e agli operatori sanitari. Le Istituzioni non possono disporre di non utilizzare i DPI in quanto prive di adeguate scorte perché si ritiene che questo comportamento sia in violazione di legge; al contrario, bisogna raccomandare l’utilizzo appropriato dei DPI per garantire la salute e la sicurezza di tutti i professionisti sanitari e adeguare le misure economiche alle esigenze della sanità».

LEGGI LA LETTERA ALLE ISTITUZIONI DELLA FNO TSRM E PSTRP

«L’art. 32 della Costituzione – afferma l’avvocato Laila Perciballi, Referente per le relazioni con la cittadinanza e la promozione dei valori dell’Ordine – prevede il diritto alla salute individuale e collettiva e su queste fondamenta è stato costruito il Sistema sanitario nazionale che pone come sua base i principi di universalismo, uguaglianza e solidarietà. Ebbene, le migliaia di vittime della pandemia fanno emergere la chiara violazione di questi principi sia nei confronti della cittadinanza, che viene accolta in strutture sanitarie ormai al collasso per le politiche di tagli avvenute negli ultimi 20 anni, sia nei confronti dei professionisti sanitari costretti a combattere contro il virus quasi a mani nude e senza dispositivi di sicurezza.

«Ma la sicurezza delle cure e la sicurezza dei lavoratori, e tali sono i professionisti sanitari, sono elementi indispensabili per esercitare la professione con scienza, coscienza e responsabilità – continua Perciballi -. Il Ssn e le competenti istituzioni avrebbero dovuto mettere in campo tutti gli interventi più efficaci per prevenire l’infezione del personale sanitario e, dato che non è accaduto, devono assumersene la responsabilità.

È in violazione di legge, oltre che irresponsabile ed eticamente inaccettabile, modificare i contenuti delle raccomandazioni prevedendo possibili riduzioni delle garanzie di sicurezza dei professionisti sanitari in mancanza di risorse economiche. In accordo con le proposte della Fondazione Gimbe sulla modifica del documento dell’Istituto superiore di sanità su Covid-19, il comportamento dovrebbe essere esattamente l’opposto. Anche in caso di emergenza e di pandemia, lo Stato deve garantire la protezione dei professionisti sanitari dato che gli stessi hanno il dovere di prendersi cura delle persone ed il contagio dei professionisti sanitari riduce oltremodo la presenza del personale rispetto al numero delle persone che richiedono assistenza, oltre che incidere sulla tenuta del servizio sanitario».

«Per evitare ulteriori contagi tra il personale del Ssn e le conseguenti tragiche perdite – ribadisce il Presidente Alessandro Beux -, le Regioni e le competenti Istituzioni devono disporre che siano effettuati, con immediatezza, i tamponi a tutti i professionisti sanitari e a tutti gli operatori attivi contro l’emergenza e che agli stessi siano assicurate le mascherine e tutti i DPI necessari per una adeguata protezione in osservanza delle migliori evidenze scientifiche a garanzia della sicurezza, in linea con quanto indicato nella proposta Gimbe».

Per far fronte a queste situazioni, l’Avvocato Perciballi chiede l’apertura di un tavolo di conciliazione con l’ISS, il Ministero della salute e tutte le autorità che hanno responsabilità per l’assenza di dispositivi di sicurezza e per la mancata effettuazione dei tamponi al personale sanitario, per indennizzare e/o risarcire i soggetti contagiati e i famigliari delle vittime tra i professionisti sanitari della Federazione.

In caso di mancata apertura di un tavolo di conciliazione, che è alla base del Codice Etico, che si chiede venga condiviso da tutto il Ssn, la Federazione si riserva un’azione giudiziale per far valere i diritti violati dei professionisti sanitari che non disponendo di protezioni adeguate nell’esercizio del loro lavoro, sono rimasti contagiati, o peggio ancora, sono venuti a mancare.

«Non lasceremo sole le loro famiglie e la Federazione – conclude il Presidente Beux – si riserva di agire a loro tutela e a tutela delle loro famiglie».

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