A Lisbona rappresentanti di 37 Paesi. In 32 dei 50 Stati della Regione europea dell’OMS coinvolti nella rilevazione l’IA è già utilizzata nella diagnostica, ma soltanto l’8% dispone di una strategia sanitaria dedicata
L’intelligenza artificiale è già entrata nei sistemi sanitari, ma le regole, le competenze professionali e i meccanismi di responsabilità non stanno avanzando con la stessa velocità.
È il messaggio di fondo emerso dalla conferenza mondiale sull’intelligenza artificiale applicata alla salute, organizzata il 15 e 16 luglio 2026 a Lisbona dall’Ufficio regionale per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità e dal Governo portoghese.
All’incontro hanno partecipato ministri e rappresentanti governativi di 37 Paesi appartenenti alle sei Regioni dell’OMS, insieme a regolatori, professionisti sanitari, organizzazioni della società civile, istituzioni internazionali, università e rappresentanti dell’industria.
IA già utilizzata nella diagnostica
I dati presentati dall’OMS mostrano una distanza significativa tra la diffusione delle tecnologie e la capacità dei sistemi sanitari di governarne l’impiego.
Secondo una rilevazione condotta dall’OMS Europa, alla quale hanno risposto 50 dei 53 Stati membri della Regione, 32 Paesi, pari al 64%, utilizzano già applicazioni di intelligenza artificiale nella diagnostica. La metà ha introdotto chatbot destinati al coinvolgimento o al supporto dei pazienti.
Soltanto l’8%, tuttavia, dispone di una strategia nazionale specifica per l’intelligenza artificiale in sanità. Una percentuale analoga ha definito criteri di responsabilità in caso di errori, malfunzionamenti o danni riconducibili all’utilizzo dei sistemi.
Il 98% degli Stati indica nel miglioramento dell’assistenza ai pazienti una delle principali ragioni per adottare queste tecnologie. Meno della metà, però, ha verificato se il proprio quadro giuridico sia adeguato e quasi il 40% non dispone ancora di indicazioni etiche specifiche.
Formazione ancora insufficiente
Un altro elemento critico riguarda la preparazione dei professionisti sanitari. Secondo l’OMS, soltanto un Paese su cinque prevede una formazione sull’intelligenza artificiale prima dell’ingresso dei professionisti nel mondo del lavoro. Circa uno su quattro offre programmi formativi al personale già in servizio.
La questione non è soltanto tecnica. Medici, infermieri e altri operatori devono essere messi nelle condizioni di comprendere i risultati prodotti dai sistemi di IA, valutarne limiti e affidabilità e mantenere un’effettiva supervisione clinica.
Un professionista non adeguatamente formato rischia infatti di affidarsi a un sistema del quale non è in grado di valutare criticamente il funzionamento e i risultati. Le conseguenze possono riguardare l’appropriatezza, la sicurezza delle cure e l’attribuzione delle responsabilità.
Tre pilastri: regole, strumenti e persone
La conferenza è stata costruita attorno a tre aree principali:
Per l’OMS non esiste una soluzione identica per tutti i Paesi. L’obiettivo dell’incontro è stato contribuire alla definizione di un’agenda di lavoro condivisa, adattabile ai differenti livelli di maturità digitale dei sistemi sanitari.
Il rischio di ampliare le disuguaglianze
L’equità è stata uno dei temi centrali della conferenza. In alcune applicazioni, l’intelligenza artificiale può contribuire a velocizzare la diagnosi, ridurre i tempi di attesa e sostenere i professionisti nelle decisioni cliniche. Può però anche ampliare le disuguaglianze, soprattutto quando viene sviluppata utilizzando dati non rappresentativi o quando è accessibile soltanto ai sistemi sanitari e alle fasce di popolazione dotati di maggiori risorse.
I sistemi di IA possono restituire risultati meno accurati per gruppi scarsamente rappresentati nei dati utilizzati per il loro addestramento e la loro validazione. Anche la diffusione di chatbot sanitari pone problemi di comprensibilità, affidabilità delle risposte e accessibilità per le persone con minori competenze digitali.
Il direttore regionale dell’OMS per l’Europa, Hans Henri P. Kluge, ha richiamato l’urgenza di intervenire prima che il divario tra utilizzo e regolamentazione diventi più difficile da colmare.
“La governance deve tenere il passo con l’adozione”, ha affermato, sottolineando che regole insufficienti possono tradursi in danni per i pazienti, perdita di fiducia e aumento delle disuguaglianze.
Il ruolo dei pazienti
In una prospettiva di tutela dei diritti dei pazienti, il richiamo dell’OMS a una governance centrata sulle persone implica anche la necessità di coinvolgere gli assistiti nella valutazione dell’utilità dei sistemi e nell’individuazione dei possibili rischi.
La governance dell’intelligenza artificiale non può quindi limitarsi al confronto tra istituzioni, sviluppatori e professionisti sanitari. È necessario assicurare forme di partecipazione pubblica trasparenti e comprensibili, prestando particolare attenzione alle persone più esposte al rischio di esclusione digitale.
I pazienti dovrebbero inoltre ricevere informazioni chiare quando l’intelligenza artificiale svolge un ruolo rilevante nel percorso di cura o nel supporto a una decisione clinica. Devono essere definiti anche meccanismi comprensibili per ottenere spiegazioni e chiedere tutela in caso di errore o danno.
Trasparenza, supervisione umana, responsabilità e possibilità di ricorso saranno quindi elementi decisivi.
La trasformazione digitale potrà essere considerata un progresso soltanto quando contribuirà a migliorare la qualità delle cure senza ridurre l’autonomia del paziente e senza lasciare indietro chi dispone di minori risorse economiche, culturali o tecnologiche.