Prevenzione 25 Novembre 2024 11:51

HIV, Iss: “Diagnosi in aumento, troppe sono tardive”

Il sospetto di HIV per sintomi correlati alla patologia è il motivo principale di accesso al test, seguito da comportamenti sessuali a rischio. Dal 2015 è in continuo aumento la quota di persone a cui l’infezione viene diagnosticata tardivamente
HIV, Iss: “Diagnosi in aumento, troppe sono tardive”

Le nuove diagnosi di Hiv in Italia, dopo il calo del 2020, sono tornate ad aumentare, attestandosi ai livelli pre-Covid. Secondo i dati pubblicati di recente dal Centro Operativo Aids dell’Istituto Superiore di Sanità, lo scorso anno sono state effettuate 2.349 nuove diagnosi. La maggiore incidenza è stata riscontrata tra gli uomini tra i 30 e i 39 anni, mentre a detenere il primato di Regione con il maggior numero di diagnosi è il Lazio, dove se ne contano più di cinque ogni 100mila abitanti. Seconde in classifica, a pari merito, l’Umbria e Emilia-Romagna con cinque casi per 100mila residenti.

Le diagnosi tardive sono in aumento

“Questo  trend è indicativo, e va di pari passo con l’andamento delle altre infezioni a trasmissione sessuale, che sono in aumento soprattutto tra i giovani – spiega Barbara Suligoi, direttore del Centro Operativo Aids dell’Istituto Superiore di Sanità -. È necessaria una maggiore sensibilizzazione sia sulle norme di prevenzione, che sull’accesso al test: dal 2015 è in continuo aumento la quota di persone a cui viene diagnosticata tardivamente l’infezione da HIV (con bassi linfociti CD4 o con  AIDS)”.  Oltre il 40% delle diagnosi, in aumento rispetto alle 2.140 del 2022 e vicine alle 2.510 del 2019, è avvenuto con una conta dei linfociti CD4 inferiore a 350. “Nel 2023, due terzi degli eterosessuali, sia maschi che femmine, e più della metà degli MsM (men who have sex with men) scoprono di essere HIV positivi quando il loro sistema immunitario è già compromesso (valori di linfociti CD4 bassi), un segno che il contagio è  avvenuto da diverso tempo e che la malattia è in fase avanzata”, aggiunge il direttore del Centro Operativo Aids dell’Iss.

Chi fa il test e perché

Il motivo principale di accesso al test è risultato la ‘Sospetta patologia HIV correlata o sintomi HIV’, nel 35% dei casi, seguita dai comportamenti sessuali a rischio (19,6%). Mentre hanno scoperto la propria sieropositività per controlli di routine o in seguito a screening o campagne informative il 12,3% di coloro che hanno avuto una nuova diagnosi nel 2023. Per quanto riguarda le nuove diagnosi di Aids sono state lo scorso anno 532, in aumento rispetto alle 444 dell’anno precedente (nel 2019 erano state  647). “Anche se, soprattutto grazie alle nuove terapie, l’Aids non rappresenta più l’emergenza sanitaria di qualche tempo fa, non dobbiamo spegnere i fari su questo problema  – conclude Anna Teresa Palamara, direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell’Iss -. Occorre lavorare sulla prevenzione, soprattutto tra i giovani”.

 

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato

 

GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Advocacy e Associazioni

Sclerosi multipla e disabilità: AISM e ANGLAT uniscono le forze per mobilità, autonomia e diritti

Firmato un Protocollo d’Intesa nazionale. Al centro dell’accordo mobilità, accesso ai servizi, Progetto di Vita e diritti legati alla guida, in linea con la riforma della disabilit&...
di I.F.
Salute

Fibromialgia: allo studio montagna, mindfulness e nordic walking come terapie

E' appena partito all'Ospedale Niguarda di Milano un progetto sperimentale per offire ai pazienti con fibromialgia terapie complementari come immersioni nella natura, sessioni alle terme, mindfulness ...
di Valentina Arcovio
Prevenzione

Vaccini mRNA: benefici anche oltre il COVID, mortalità generale ridotta del 25%. Studio su 29 milioni di Francesi

Pubblicato su JAMA Network Open. Nessun aumento del rischio di mortalità, anzi una riduzione del 25% anche per cause non legate al COVID
di Corrado De Rossi Re
Sanità

Certificati di malattia a distanza: cosa cambia dal 18 dicembre con il nuovo Decreto Semplificazioni

Le nuove disposizioni non saranno però immediatamente applicabili. Serve un accordo specifico tra lo Stato e le Regioni, su proposta del Ministero della Salute
di Redazione