Politica 16 Aprile 2020

«Vi spiego perché la sanità deve tornare allo Stato». Intervista alla senatrice Maria Domenica Castellone (M5S)

La proposta dei Cinque Stelle è di modificare l’articolo 117 della Costituzione. «La gestione dell’emergenza Covid19 ha risentito del differente assetto delle cure territoriali nelle varie regioni», spiega la senatrice M5S che attacca: «Diritto alla salute non garantito in modo uniforme su tutto il territorio nazionale»

«Quello che è accaduto con l’emergenza coronavirus testimonia ancora di più la necessità di far tornare la regia della sanità in capo allo Stato. Questo scaricabarile sulle responsabilità lo sta dimostrando». Maria Domenica Castellone, senatrice del Movimento Cinque Stelle con un passato da ricercatrice in ambito oncologico, non ha dubbi: l’emergenza Covid19 ha messo a nudo i limiti della sanità regionalizzata. Una convinzione che ha portato i Cinque Stelle a presentare un Disegno di legge di modifica costituzionale (a prima firma Paola Taverna) per modificare l’articolo 117 della Costituzione e portare la tutela della salute dalla competenza legislativa concorrente tra Stato e regioni a quella esclusiva dello Stato. Una proposta che, rilanciata dal Capo politico dei Cinque Stelle Vito Crimi, ha trovato sponda anche in diversi esponenti Dem come il Vicesegretario Pd Andrea Orlando.

«Riteniamo che quando si parla di diritto alla salute la regia debba essere necessariamente centrale – sottolinea Castellone -. Il Ddl che abbiamo depositato è quello che era stato depositato già nella scorsa legislatura dalla senatrice Taverna e che va a modificare l’articolo 117 della Costituzione, uno degli articoli modificati nel 2001 dalla riforma del titolo V che mira a riportare la tutela della Salute sotto la guida dello Stato centrale».

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Ma siamo sicuri che una gestione centralizzata sia più efficiente? «L’efficienza sta nel poter programmare la spesa in maniera più oculata – spiega Castellone -. Noi sappiamo che la sfida principale che si trova ad affrontare il nostro SSN al momento è la sostenibilità. Di fatto la riforma del 2001 aveva l’obiettivo di dare al paese una fisionomia più federalista però a quello non si è accompagnata una autonomia fiscale. Per cui oggi le regioni impegnano i fondi, decidono la spesa però poi tutti i buchi di bilancio, le inefficienze non sono responsabilità della regione ma dello Stato centrale che si deve occupare di risolvere i problemi creati dalle diverse gestioni. Sappiamo quanti contenziosi si sono creati tra Stato e regioni proprio perché non c’è una definizione netta di competenze. Sono circa duemila gli interventi della Corte costituzionale su questo tema. È necessario fare ordine».

La proposta pentastellata è tornata in primo piano con la difforme gestione dell’emergenza coronavirus da parte delle regioni: accanto a modelli virtuosi ce ne sono stati altri che hanno dimostrato notevoli limiti. «Dobbiamo evitare di ritrovarci in situazioni come quella che stiamo vivendo in questo momento in cui c’è uno scaricabarile tra governatori e Stato centrale – sottolinea Castellone -. I governatori lamentano che il Piano pandemico non fosse aggiornato ma poi non hanno ottemperato a quelle che era le previsioni del Piano pandemico in vigore che già prevedeva di dotarsi di stock, di riserve di dispositivi di protezioni individuali, di individuazione di percorsi differenziali in caso di pandemia e di avere personale sanitario a sufficienza. Tutto questo non è stato fatto perché sappiamo bene quanto la sanità in questi anni sia stata depotenziata senza poi in effetti fare una vera e propria programmazione in base al fabbisogno di salute della popolazione».

«La gestione di questa emergenza – rincara la dose la senatrice campana – ha subìto moltissimo il differente assetto delle cure territoriali nelle varie regioni: regioni come il Veneto, dove la struttura territoriale era forte, funzionava bene, ha gestito questa emergenza molto meglio rispetto ad altre regioni che avevano una visione più ospedalocentrica. Avere una gestione centrale significa evitare queste differenze. Prevedere delle riforme che siano poi riforme messe in atto in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale. Il potenziamento del territorio è fondamentale, ed è una delle grosse sfide che ci aspetta. I tagli ai posti letto negli ospedali si dovevano accompagnare a un potenziamento del territorio con la messa in atto della rete di cure primarie e cure intermedie e sappiamo che in alcune regioni questa rete è totalmente inesistente».

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Ma a far pendere la bilancia verso una gestione centralizzata della sanità ci sono anche le enormi differenze tra regioni nell’erogazione delle prestazioni sanitarie, con quelle inaccettabili forbici nei Livelli essenziali di assistenza testimoniate da report e analisi autorevoli. «Il diritto alla salute non è garantito in modo uguale sul territorio nazionale – sottolinea Castellone -. Lei parla con una cittadina campana che sa quanto la migrazione sanitaria influisca anche sulla spesa sanitaria della regione Campania dove i cittadini non solo si trovano ad avere una qualità di prestazioni più scadente se pensiamo a quanto siano lunghe le liste d’attesa, a quanto anche il cittadino debba compartecipare in maniera maggiore alla spesa sanitaria rispetto a regioni più virtuose. Questo vale anche per molte altre regioni sottoposte a piani di rientro. Chiaramente non c’è stata una garanzia di accesso alle cure e di tutela del diritto uniforme su tutto il territorio nazionale».

Naturalmente, non si cancellano in un attimo venti anni di sanità regionalizzata. Infatti, secondo Castellone, «le regioni continueranno ad avere un ruolo nella gestione della sanità, ma la regia sarà centrale».

«Non sarà una battaglia facile ammette Castellone – ma con il Pd c’è sintonia sul tema. Sicuramente ci sarà una lunga discussione parlamentare».

 

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