Politica 31 Gennaio 2019

Bilancio 2019, Ufficio Parlamentare di Bilancio: «Rischio tagli sanità per sostituire clausole salvaguardia»

L’organo che ha il compito di valutare il rispetto delle regole di bilancio nazionali ed europee sottolinea: «Pensionamenti anticipati potrebbero far emergere ancora più drammaticamente l’insufficienza di risorse umane per il SSN». Spesa SSN in calo su PIL

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È un quadro complesso quello che l’Upb, l’Ufficio parlamentare di Bilancio, traccia nel Rapporto sulla Politica di Bilancio 2019. Un quadro che risente delle stime al ribasso sulla crescita del Pil che potrebbe portare anche a importanti tagli nella sanità qualora le clausole di salvaguardia non siano disinnescate.  E addirittura la spesa sanitaria corrente potrebbe diminuire dal 6,6 per cento del prodotto del 2018 al 6,3 nel 2021.

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CLAUSOLE DI SALVAGUARDIA

Secondo il rapporto, infatti, sarà difficile l’anno prossimo sterilizzare le clausole di salvaguardia. «Nel biennio 2020-21 – si legge nel Rapporto – il raggiungimento del rapporto deficit/PIL programmatico è interamente affidato alle clausole di salvaguardia su IVA e accise, già significative nel testo iniziale del DDL di bilancio e ulteriormente aumentate nella conversione in legge (all’1,2 per cento del PIL nel 2020 e all’1,5 per cento nel 2021). Tali clausole, peraltro, rappresentano determinanti cruciali della riduzione programmata del rapporto tra il debito e il PIL nel biennio 2020-21».

Il rapporto, poi, va ad analizzare gli ambiti su cui potrebbero concentrarsi i tagli per evitare le clausole di salvaguardia. E la sanità è in pole position. «La prospettiva di sostituzione delle clausole appare, perlomeno, di realizzazione complessa – continua il testo -. Gli interventi di riduzione della spesa non dovrebbero verosimilmente interessare, se non in maniera limitata, le voci concernenti gli investimenti, che si vogliono potenziare; quelle riguardanti le prestazioni sociali, che si aumentano tramite la manovra attuale; i redditi da lavoro che verranno incrementati dai rinnovi contrattuali». E dunque la conclusione: «Tenuto conto di tali esclusioni, la spesa residua aggredibile, rappresentata in buona parte dalla spesa sanitaria, sarebbe oggetto di riduzioni consistenti. Un ambito di intervento potrebbe riguardare – come sostenuto da anni – le cosiddette tax expenditure, anche se la legge di bilancio ne proroga alcune».

FONDO SSN RESTA STABILE NEL 2019

Nel Rapporto è presente una sezione apposita dedicata a “Gli interventi sulla sanità”. «La legge di bilancio per il 2019 – si legge – sostanzialmente conferma il livello di finanziamento del Servizio sanitario nazionale (SSN) per il 2019, indicandolo in 114,439 miliardi (contro i 113,405 nel 2018), comprensivi della riduzione di 604 milioni attuata per compensare il mancato contributo al risanamento della finanza pubblica da parte delle Regioni a Statuto speciale (richiesto dalla legge di stabilità per il 2016). Inoltre, viene per la prima volta stabilito il finanziamento per il 2020 e il 2021, posto pari a quello del 2019 incrementato, rispettivamente, di 2 e di 3,5 miliardi. La relazione tecnica non si sofferma sull’impatto di queste disposizioni sulla finanza pubblica, tuttavia dal prospetto di riepilogo degli effetti finanziari emerge che da ciò deriveranno riduzioni della spesa sanitaria rispetto al tendenziale di circa 170 milioni nel 2020 e di 1 miliardo nel 2021. La legge di bilancio e il DL 119/2018 prevedono inoltre alcuni altri interventi di segno opposto, sulla spesa corrente e in conto capitale allocata alla sanità, per circa 100 milioni nel 2019 e nel 2020 e 300 nel 2021».

Dunque, secondo il Rapporto dell’Upb, «complessivamente, partendo dalla stima tendenziale della spesa sanitaria contenuta nella NADEF, tenendo conto degli effetti della legge di bilancio e utilizzando il PIL programmatico aggiornato, la spesa sanitaria corrente diminuirebbe dal 6,6 per cento del prodotto del 2018 al 6,3 nel 2021. Si confermano quindi politiche allocative che implicano una perdita di terreno del comparto sanitario rispetto alla crescita del prodotto nominale».

LEA, FARMACI INNOVATIVI E CONTRATTO TRA LE PRIORITÀ

Quanto alla scansione temporale nella concessione di risorse aggiuntive nel triennio 2019-2021 rispetto a quelle del 2018, nel rapporto si spiega che questa «rende comunque difficile affrontare simultaneamente le questioni aperte più urgenti del SSN, che in gran parte rientrano tra i contenuti del nuovo Patto per la salute 2019-2021; sarà quindi una necessità per le Regioni identificare le priorità di intervento. Tra queste vi sono: il finanziamento dei nuovi livelli essenziali di assistenza (Lea), che seppure introdotti nel gennaio 2017 non sono ancora pienamente garantiti per motivi sostanzialmente legati alla necessità di maggiori risorse; la fornitura dei farmaci innovativi; il finanziamento del contratto 2016-18 (quello dei medici non è stato ancora firmato) e di quello del triennio 2019-2021, nonché delle convenzioni, i cui oneri restano a carico delle Regioni; le carenze di personale, che richiedono si affronti, oltre all’aspetto delle risorse, quello della formazione, il problema dei vincoli alle assunzioni e quello della corretta valutazione dei fabbisogni. Con riguardo al personale, si devono considerare anche le conseguenze dell’introduzione di meccanismi più favorevoli per il pensionamento, preannunciati con l’introduzione nella legge di bilancio del Fondo per la revisione del sistema pensionistico».

PENSIONAMENTI SSN

Nel testo anche un monito sull’accelerazione dei pensionamenti che «potrebbe far emergere ancora più drammaticamente l’insufficienza delle risorse umane per il SSN. La contestuale riduzione dei costi del personale potrebbe lasciare però spazio per nuovi reclutamenti, anche in numero superiore alle cessazioni, dal momento che i neo-assunti ricevono mediamente una retribuzione più leggera rispetto ai dipendenti che sostituiscono, anche a parità di qualifica (questo effetto potrebbe essere solo in parte ridimensionato dal progredire delle carriere consentito dal pensionamento). Potrebbe rimanere peraltro disallineata la tempistica dell’uscita anticipata (che dipenderebbe però dal disegno delle nuove misure di anticipazione del pensionamento) rispetto ai tempi di realizzazione delle assunzioni e alla capacità del sistema di formazione di facilitare l’assorbimento delle nuove unità nel funzionamento ordinario delle strutture. Se da un lato un ringiovanimento del personale appare auspicabile, dall’altro sostituzioni troppo rapide potrebbero implicare la perdita di un patrimonio di conoscenza ed esperienza importante».

CONTRATTO MEDICI

Sul contratto, il Rapporto sottolinea che «è stato stabilito che l’indennità di esclusività dei dirigenti medici, veterinari e sanitari verrà inclusa nel monte salari, anche se a partire dal triennio di contrattazione 2019-2021. Si tratta di una richiesta avanzata da tempo dalla categoria e di uno dei punti più controversi che hanno ostacolato la chiusura del contratto 2016-18 (cui comunque non si applica), per i costi che avrebbe comportato. Tuttavia gli oneri resteranno a carico del SSN».

COMMISSARIAMENTO REGIONI

Infine, non sono mancate segnalazioni sulla norma relativa al commissariamento delle Regioni in piano di rientro. «In sede di conversione in legge del DL 119/2018 è stata poi modificata la normativa sul commissariamento ad acta delle Regioni in piano di rientro. Obiettivo del provvedimento è l’attribuzione dei poteri sostitutivi sempre a un soggetto diverso da quello che ha la responsabilità ultima dei problemi e delle carenze che hanno portato al commissariamento; l’aspetto controverso è invece riscontrabile nel rischio di esasperare la contraddizione insita in un potere normativo, che in alcuni casi finisce per essere anche di tipo sostanzialmente legislativo, in capo a un soggetto non eletto».

LEGGI ANCHE: LEGGE DI BILANCIO IN GAZZETTA UFFICIALE. ECCO LE PRINCIPALI NORME CHE RIGUARDANO LA SANITÀ

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