Sanità 1 Luglio 2026 08:53

PLACE 2026: la cardiologia del futuro tra genetica, AI e prevenzione

A Roma il congresso ha riunito specialisti da tutta Italia per fare il punto su cardiomiopatie, imaging, terapia genica, intelligenza artificiale e nuovi approcci alla prevenzione cardiovascolare.

di Arnaldo Iodice
PLACE 2026: la cardiologia del futuro tra genetica, AI e prevenzione

Si è tenuto a Roma, dal 25 al 27 marzo, PLACE 2026, il congresso cardiologico che ha riunito specialisti, ricercatori e giovani medici da tutta Italia con l’obiettivo di raccontare una cardiologia sempre più integrata con le altre branche della medicina. L’appuntamento, presieduto dal professor Leonardo Calò, Direttore UOC Cardiologia del Policlinico Casilino e Professore di Cardiologia dello Sport all’Università degli Studi Foro Italico di Roma, e dal professor Fiorenzo Gaita, dell’Università degli Studi di Torino, ha proposto un confronto ampio su cardiologia clinica, diagnostica, medicina dello sport, medicina interna, prevenzione, longevità e innovazione.

L’evento si è caratterizzato anche per la partecipazione gratuita e per la forte attenzione alla formazione, con l’obiettivo di favorire l’accesso non solo ai professionisti già affermati, ma anche ai giovani medici e ricercatori. Al centro del programma sono entrati temi di grande attualità, dalle cardiomiopatie alla medicina di precisione, dall’imaging avanzato alla genetica, fino alla prevenzione cardiovascolare, alla cardiologia dello sport, alla morte improvvisa, alla nutraceutica, al diabete, all’obesità, all’intelligenza artificiale e alle nuove tecnologie applicate alla diagnosi e alla cura.

PLACE ha dedicato particolare attenzione anche ai minicorsi ECM, all’elettrocardiografia nella pratica clinica, al fenotipo ipertrofico e all’ecodoppler vascolare arterioso. Ampio spazio è stato riservato inoltre alle nuove terapie per le cardiomiopatie, alle malattie rare, all’amiloidosi, alla malattia di Fabry, alla risonanza magnetica cardiaca e alla possibilità di costruire percorsi diagnostici e terapeutici sempre più personalizzati. Il congresso ha confermato così la propria vocazione: essere un luogo di confronto tra discipline diverse, capace di mettere insieme ricerca, clinica, prevenzione e formazione.

Gaita: “Un confronto nazionale sui progressi della cardiologia”

Il professor Fiorenzo Gaita, docente presso la Scuola di specialità di Cardiologia dell’Università di Torino, ha ricordato il valore scientifico e divulgativo dell’appuntamento. PLACE, ha spiegato, è arrivato alla sua sesta edizione e ha portato a Roma circa duemila cardiologi provenienti da tutta Italia. “È un congresso che affronta tutte le principali tematiche della cardiologia: dalle nuove patologie genetiche allo scompenso cardiaco, fino alla morte improvvisa. I massimi esperti di questi settori si sono confrontati per valutare i progressi di una disciplina che ha trasformato la sopravvivenza dei pazienti”.

Gaita ha sottolineato anche l’impatto concreto della cardiologia sulla salute pubblica: “Uno studio ha dimostrato che negli ultimi trent’anni la diagnostica e le cure cardiologiche hanno contribuito ad allungare la vita media degli uomini di circa sei anni. Siamo arrivati fin qui, ma possiamo andare ancora più avanti. Congressi come PLACE nascono proprio per discutere tra esperti e, soprattutto, per divulgare a tutti i cardiologi italiani le nuove acquisizioni in campo cardiologico”.

Schwartz: “La terapia genica apre importanti problemi etici”

Il professor Peter J. Schwartz, Direttore del Centro per lo Studio e la Cura delle Aritmie Cardiache di Origine Genetica e del Laboratorio di Genetica Cardiovascolare dell’Istituto Auxologico Italiano IRCCS di Milano, si è soffermato sul tema della terapia genica, evidenziandone potenzialità e limiti. “La terapia genica è la medicina del futuro e ne siamo tutti affascinati, ma non è priva di problemi. Ci sono stati diversi decessi in pazienti trattati con terapia genica, quindi il punto decisivo è capire per quali pazienti debba essere utilizzata”. Secondo Schwartz, il ricorso a questi approcci può essere giustificato nelle malattie prive di terapie efficaci, ma diventa molto più problematico quando esistono già trattamenti sicuri. “Per malattie non curabili si può accettare un certo margine di rischio. Il problema nasce quando si vuole utilizzare la terapia genica in patologie come la sindrome del QT lungo, per la quale esistono terapie estremamente efficaci. Noi abbiamo dimostrato più volte che, nei pazienti trattati con betabloccanti e denervazione cardiaca simpatica sinistra, il rischio di morte è bassissimo”. E ha concluso: “Per queste malattie, che sono curabili in modo sicuro e senza rischi rilevanti, oggi la terapia genica non è assolutamente appropriata e apre importanti problemi etici”.

Sinagra: “Genetica e risonanza magnetica cambiano la valutazione del rischio”

Il professor Gianfranco Sinagra, Presidente della Società Italiana di Cardiologia, ha richiamato il ruolo crescente della genetica e della risonanza magnetica cardiaca nella comprensione delle malattie del miocardio. “I progressi della genetica e della risonanza magnetica cardiaca ci hanno consentito di caratterizzare meglio le malattie del miocardio e di andare oltre le grandi rappresentazioni fenotipiche, come dilatazione, ipertrofia o forme aritmogene”.

Oggi, ha spiegato, è possibile riconoscere un’eterogeneità molto più ampia di condizioni sottostanti, alcune delle quali trovano nella caratterizzazione genetica un elemento decisivo. “La risonanza magnetica ci permette di identificare le tracce biologiche del danno miocardico”, spesso mediate da geni con importante impatto prognostico aritmico. Sinagra ha poi evidenziato un cambio di prospettiva nella valutazione del rischio: “La funzione ventricolare sinistra è un parametro troppo grossolano per categorizzare il rischio. Oggi sappiamo che, in alcuni difetti genetici, anche funzioni ventricolari non particolarmente depresse possono associarsi a danni miocardici evidenziabili dalla risonanza magnetica”. La stratificazione del rischio, ha concluso, richiede quindi una lettura integrata: “Bisogna mettere insieme familiarità, sintomi, morfologia del ventricolo destro e sinistro, interessamento fibrotico e alcuni genotipi particolari”.

Cecchi: “Oggi i pazienti con cardiomiopatia ipertrofica possono vivere meglio”

Il professor Franco Cecchi, Presidente dell’Associazione Aicarm Onlus, ha posto l’accento sui progressi compiuti nella cardiomiopatia ipertrofica. “Il vero valore delle ricerche condotte negli ultimi sessant’anni è che oggi abbiamo molti strumenti non solo per capire quali malattie provocano la cardiomiopatia ipertrofica, ma anche per scegliere terapie specifiche”. Cecchi ha ricordato che oggi sono disponibili sia farmaci già consolidati, ancora molto efficaci, sia nuove opzioni terapeutiche, come gli inibitori della miosina. “Soprattutto, abbiamo la capacità di capire meglio quali pazienti siano a rischio di evoluzione verso lo scompenso cardiaco e quali abbiano un maggior rischio aritmico”.

Questo cambiamento, ha spiegato, ha ricadute concrete sulla qualità di vita. “Nel 2026 i pazienti hanno davvero la possibilità di essere curati molto bene, di vivere meglio rispetto a chi riceveva una diagnosi dieci o vent’anni fa e di affrontare i propri desideri, inclusa l’attività fisica”.

Pontone: “L’intelligenza artificiale supporta il medico, non lo sostituisce”

Il professor Gianluca Pontone, Direttore del Dipartimento di Cardiologia peri-operatoria e Imaging cardiovascolare del Centro Cardiologico Monzino, ha affrontato il tema dell’intelligenza artificiale nella diagnostica cardiologica. “L’intelligenza artificiale ormai pervade la nostra quotidianità e sta assumendo un ruolo centrale anche nell’imaging, perché la diagnostica si presta in modo particolare all’utilizzo di questi strumenti”. Pontone ha spiegato che l’AI può intervenire in diverse fasi del processo diagnostico. “Prima di tutto può aiutare a selezionare il paziente per l’esame diagnostico corretto. Poi può supportare l’esecuzione dell’esame in tempi molto rapidi, la ricostruzione delle immagini, la refertazione e, infine, la definizione delle strategie terapeutiche migliori”. Resta però aperta la questione del rapporto tra tecnologia e medico. “È naturale chiedersi se questi applicativi abbiano la potenzialità di sostituire il medico nel suo percorso e nella sua funzione. Ma quello che sta emergendo è un modello diverso: la medicina moderna vuole l’uomo al centro, supportato dall’intelligenza artificiale per affrontare le sfide della cardiologia contemporanea”.

Trancuccio: “Terapie geniche e molecolari contro le aritmie cardiache”

Il dottor Alessandro Trancuccio, dell’IRCCS Maugeri di Pavia, ha raccontato il lavoro svolto nell’ambito della cardiologia molecolare e delle terapie geniche per le aritmie cardiache. “Lavoro nella cardiologia molecolare degli Istituti Clinici Maugeri di Pavia, diretta dalla professoressa Silvia Priori. Il nostro laboratorio da oltre vent’anni si occupa di sviluppare terapie geniche e molecolari per le aritmie cardiache, in particolare per le malattie dei canali ionici”. Si tratta, ha spiegato, di patologie elettriche del cuore che possono causare morte cardiaca improvvisa in soggetti giovani e apparentemente sani. “Le terapie farmacologiche convenzionali che abbiamo oggi sono purtroppo imperfette, quindi rimane un rischio aritmico non trascurabile”. Trancuccio ha ricordato i risultati della ricerca preclinica sulla tachicardia ventricolare polimorfa catecolaminergica, una malattia rara che può provocare arresto cardiaco durante lo sport o in condizioni di intensa emozione. “In laboratorio abbiamo sviluppato una terapia in grado di correggere il difetto genetico presente nei pazienti e la Food and Drug Administration ha approvato per la prima volta uno studio clinico per testare questo approccio terapeutico”.

Il confronto a PLACE, ha concluso, è stato prezioso: “È un’opportunità unica per discutere con colleghi di altre realtà lo sviluppo e l’applicazione di queste terapie geniche, soprattutto nel mondo dell’elettrofisiologia. Un confronto che stimola la discussione scientifica e può generare nuove idee per la cura dei pazienti”.

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