Nutri e Previeni 1 Luglio 2026 12:52

Più vitamina C nel sangue, cervello più sano in età avanzata?

Lo studio pubblicato su PLOS One suggerisce che una dieta ricca di vitamina C possa sostenere la salute del cervello, pur restando necessarie ulteriori conferme.

di Arnaldo Iodice
Più vitamina C nel sangue, cervello più sano in età avanzata?

Livelli più elevati di vitamina C nel sangue potrebbero essere associati a una struttura cerebrale più sana e a connessioni neurali più solide negli anziani. È quanto suggerisce un ampio studio condotto in Giappone su 2.044 adulti di età superiore ai 64 anni, pubblicato il 10 giugno 2026 sulla rivista open access PLOS One. La ricerca, guidata da Haruka Nagaya dell’Università di Hirosaki, ha analizzato campioni di plasma sanguigno e scansioni di risonanza magnetica cerebrale, con l’obiettivo di verificare se i livelli circolanti di vitamina C fossero associati a differenze nella struttura del cervello. I ricercatori hanno osservato che i partecipanti con livelli più bassi di vitamina C tendevano ad avere un volume ridotto di materia grigia e una connettività più debole in una rete cerebrale chiave, coinvolta in memoria, attenzione e altre funzioni cognitive. Lo studio, tuttavia, non dimostra un rapporto di causa-effetto.

Materia grigia e rete di default: cosa hanno osservato i ricercatori

Per valutare il possibile legame tra vitamina C e salute cerebrale, il gruppo di ricerca ha utilizzato le immagini di risonanza magnetica per misurare il volume della materia grigia e della materia bianca, tenendo conto delle differenze nelle dimensioni complessive del cervello tra i partecipanti.

L’attenzione si è concentrata anche sulla rete di modalità predefinita, o default mode network, un insieme di aree cerebrali interconnesse che entra in gioco in processi cognitivi complessi, tra cui memoria autobiografica, attenzione e funzionamento mentale a riposo. Dopo aver considerato fattori potenzialmente influenti, come età, livello di istruzione e attività fisica, è emerso un modello coerente: chi presentava concentrazioni plasmatiche più basse di vitamina C mostrava anche una minore quantità di materia grigia e una connettività più debole all’interno di questa rete. Il dato è rilevante perché studi precedenti avevano già suggerito un’associazione tra maggiore assunzione di vitamina C e minore rischio di declino cognitivo, ma poche ricerche avevano finora collegato direttamente i livelli misurati nel sangue con caratteristiche fisiche del cervello.

Un’associazione, non una prova di protezione

Gli autori invitano alla cautela nell’interpretazione dei risultati. Lo studio è infatti osservazionale: può individuare associazioni statistiche, ma non stabilire se la vitamina C sia la causa diretta delle differenze osservate nella struttura o nella connettività cerebrale. È possibile che livelli più elevati di vitamina C riflettano, più in generale, una dieta migliore, stili di vita più sani o altri fattori non completamente misurati. Per rafforzare le conclusioni, saranno necessari studi longitudinali, capaci di seguire i partecipanti nel tempo e di misurare ripetutamente i livelli di vitamina C. Ulteriori ricerche dovranno inoltre includere popolazioni più diverse per etnia, condizioni socioeconomiche e abitudini alimentari.

Alimentazione quotidiana e invecchiamento cerebrale

Secondo i ricercatori, i risultati rafforzano l’ipotesi che la nutrizione possa avere un ruolo nel modo in cui il cervello invecchia. Tomohiro Shintaku ha sottolineato che livelli plasmatici più elevati di vitamina C sono risultati associati a una migliore conservazione della connettività strutturale della rete di modalità predefinita, una rete cerebrale importante per la funzione cognitiva. Questa osservazione, ha spiegato, genera l’ipotesi che una dieta ricca di vitamina C possa contribuire a sostenere la salute del cervello e a mitigare il declino cognitivo legato all’età negli anziani. Lo stesso ricercatore ha evidenziato anche un altro aspetto: la possibilità di rilevare associazioni sottili ma significative tra un singolo fattore nutrizionale e reti cerebrali su larga scala, grazie a una coorte robusta di oltre 2.000 anziani residenti nella comunità. Il messaggio, per ora, non è che la vitamina C rappresenti una terapia contro il declino cognitivo, ma che le abitudini alimentari quotidiane potrebbero contribuire, insieme ad altri fattori, al mantenimento della salute cerebrale. Frutta e verdura ricche di vitamina C restano quindi parte di uno stile di vita favorevole all’invecchiamento sano, pur in attesa di studi capaci di chiarire meglio i meccanismi biologici alla base di questa associazione.

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