Nutri e Previeni 21 Settembre 2026 15:46

Più caldo, piatti diversi: come la temperatura modifica ciò che mangiamo

Dall’acqua alla frutta, fino alle bevande zuccherate e alcoliche: cosa succede ai consumi quando la temperatura sale. Lo studio francese su oltre 100mila persone

di Viviana Franzellitti
Più caldo, piatti diversi: come la temperatura modifica ciò che mangiamo

Il caldo potrebbe modificare le nostre scelte a tavola più di quanto immaginiamo. A indagare il rapporto tra temperatura esterna e consumo alimentare è stato un gruppo di ricercatori francesi dell’Università Sorbonne Paris Nord, dell’Università Paris Cité, dell’Inserm e di altri enti di ricerca. Lo studio ha utilizzato i dati di 100.851 partecipanti alla coorte NutriNet-Santé, raccolti tra il 2009 e il 2023, per un totale di 1.716.046 registrazioni alimentari delle 24 ore. I dati sui consumi sono stati collegati alla temperatura massima giornaliera rilevata nella località di residenza attraverso le stazioni Météo-France. L’analisi è stata pubblicata nel settembre 2026 sull’American Journal of Clinical Nutrition e ha esaminato se l’aumento della temperatura fosse associato a modifiche nei consumi, anche in relazione al sesso e a differenti profili socioeconomici.

Come è stato condotto lo studio

I ricercatori hanno utilizzato la grande coorte francese NutriNet-Santé, combinando le informazioni alimentari raccolte dai partecipanti con i dati meteorologici relativi alla temperatura esterna. Per ogni registrazione alimentare è stata considerata la temperatura massima giornaliera della località di residenza, ricavata dalla stazione Météo-France più vicina o, in alcuni casi, dalla media dipartimentale. L’obiettivo non era valutare direttamente la sensazione di fame o di sazietà, ma verificare il rapporto tra temperatura e consumo di specifici alimenti e bevande, considerando l’apporto energetico. L’analisi statistica ha inoltre tenuto conto delle differenze tra uomini e donne e tra sei profili socioeconomici identificati dai ricercatori.

Più caldo, più frutta e verdura ma anche più bevande zuccherate

Il risultato più evidente è che l’aumento della temperatura è risultato associato a cambiamenti in diverse categorie alimentari. In particolare, con temperature più elevate è aumentato il consumo di frutta, verdura, carni lavorate, prodotti dolci, acqua, bevande alcoliche e bevande zuccherate. Parallelamente, è diminuito il consumo di carne rossa, legumi e prodotti lattiero-caseari. Le associazioni sono state osservate nei diversi sottogruppi analizzati, anche se l’entità delle variazioni non è stata identica per tutti.

Cosa succede quando la temperatura supera i 25°C

I ricercatori hanno approfondito in particolare l’intervallo compreso tra 25°C e 35°C, una fascia considerata rilevante per le possibili implicazioni di salute pubblica. In questo intervallo, il consumo di bevande alcoliche è passato negli uomini da circa 150 a 166 grammi al giorno, corrispondenti a un aumento dell’11%; nelle donne da circa 101 a 107 grammi al giorno, pari al 6%. Non si tratta quindi di un generico effetto del caldo sull’alimentazione, ma di variazioni specifiche osservate in relazione all’aumento della temperatura.

Bevande zuccherate e alcol: le variazioni più marcate in alcuni gruppi

Le differenze diventano ancora più interessanti quando i dati vengono analizzati considerando i profili socioeconomici. Tra gli “employees”, uno dei sei gruppi individuati, l’aumento del consumo di bevande alcoliche tra 25°C e 35°C è stato del 14%. Tra i partecipanti classificati come “young”, invece, il consumo di bevande zuccherate è aumentato del 29%. Anche il consumo di frutta è cresciuto nei diversi gruppi, ma con variazioni differenti: tra i giovani l’incremento è stato del 9%, contro il 17% osservato negli “employees”.

Non è vero, però, che con il caldo mangiamo semplicemente meno

Un elemento importante dello studio è proprio questo: le modificazioni dei singoli alimenti non si sono tradotte in una sostanziale variazione dell’apporto energetico complessivo. I ricercatori non hanno infatti osservato cambiamenti importanti nell’assunzione totale di energia associati all’aumento della temperatura. Anche i punteggi utilizzati per valutare la qualità complessiva della dieta non hanno mostrato modificazioni sostanziali. Il quadro che emerge, quindi, è quello di una variazione nella composizione dei consumi, più che di una semplice riduzione della quantità di cibo introdotta.

Il ruolo della stagionalità

Uno degli aspetti rilevanti della ricerca è che il rapporto tra temperatura e alimentazione è stato studiato in un arco temporale molto ampio, dal 2009 al 2023, cercando di distinguere l’effetto della temperatura da quello legato alla normale stagionalità. Gli autori interpretano i risultati come indicativi di possibili modificazioni dei consumi che vanno oltre la semplice differenza tra alimentazione estiva e invernale. Questo aspetto è particolarmente rilevante nel contesto del riscaldamento globale, nel quale periodi di temperature elevate potrebbero diventare più frequenti.

Cosa può significare per la salute pubblica

Secondo gli autori, i risultati possono avere implicazioni soprattutto per la prevenzione nei periodi di temperature superiori a 25°C. L’attenzione viene posta in particolare sul maggiore consumo di bevande alcoliche e zuccherate, mentre l’aumento di acqua, frutta e verdura rappresenta un cambiamento di altro tipo. La ricerca suggerisce quindi che le temperature elevate possano essere considerate anche nell’elaborazione di messaggi di prevenzione alimentare, soprattutto se gli episodi di caldo intenso diventano più frequenti e prolungati.

Che cosa lo studio non può dimostrare

È fondamentale però non leggere questi risultati come una prova che il caldo provochi direttamente determinati comportamenti alimentari. Si tratta di uno studio longitudinale osservazionale che analizza associazioni tra temperatura e consumi. Inoltre, la temperatura utilizzata è quella associata alla località di residenza e non necessariamente quella a cui ogni partecipante è stato effettivamente esposto durante l’intera giornata. I risultati mostrano quindi una relazione statistica tra le variabili studiate, ma non dimostrano un rapporto diretto di causa-effetto.

Dal caldo una possibile modifica delle abitudini alimentari

Nel complesso, la ricerca mostra che l’aumento della temperatura si accompagna a una modifica del profilo dei consumi alimentari. Più frutta, verdura, acqua, prodotti dolci, bevande zuccherate e alcoliche; meno carne rossa, legumi e latticini. Le variazioni sono risultate differenti per sesso e profilo socioeconomico, mentre l’apporto energetico complessivo e la qualità generale della dieta non hanno subito cambiamenti sostanziali. È questo, più che una generica riduzione dell’appetito, il dato centrale dello studio: in un clima più caldo, le condizioni ambientali possono essere associate a cambiamenti concreti nelle scelte alimentari quotidiane.

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